Cinque anni di attesa, promesse ripetute e scadenze mancate. È questa, in sintesi, la storia della Biblioteca comunale “Adriano Olivetti”, chiusa dal 5 maggio 2021 e ancora oggi irraggiungibile per i cittadini, nonostante il cantiere risulti ormai concluso.
La struttura, realizzata nel 1958 su finanziamento di Adriano Olivetti come Centro Sociale della Comunità di Terracina, custodisce un patrimonio librario stimato in 45.774 beni librari secondo i dati del Sistema Bibliotecario Sud Pontino. Dopo la chiusura, nel 2022 sono stati stanziati 375mila euro per la ristrutturazione, di cui 300mila dalla Regione Lazio e 75mila a carico del Comune.
Già nell’autunno 2023, però, le prime crepe nella tabella di marcia erano evidenti. Un’interrogazione di Europa Verde Terracina, presentata dopo un accesso agli atti su delibere e determine degli anni precedenti, aveva acceso i riflettori su una serie di criticità: dalla scelta, poi rivelatasi irrazionale, di trasferire i servizi bibliotecari nel Palazzo della Bonificazione Pontina — già inagibile per i danni del disastro climatico del 2018 — fino al sospetto che l’intero patrimonio librario fosse rimasto per anni stipato in locali chiusi, umidi e con infiltrazioni. In quella sede, la stessa amministrazione era stata costretta ad ammettere che la riapertura non sarebbe arrivata prima del 2025.
Solo nell’agosto 2024 è stato firmato il contratto con l’impresa incaricata dei lavori, per un importo di 204.098,04 euro oltre IVA, con un ribasso d’asta del 25,892% aggiudicato alla società D.L. 90 di Colleferro. L’amministrazione aveva indicato una durata dei lavori di 163 giorni e un obiettivo preciso: restituire la biblioteca alla città entro la primavera del 2025.
Quella scadenza, però, è passata senza che le porte si riaprissero. Nel frattempo restava aperto anche il nodo del personale: fin da quando il cantiere era ancora attivo, il Comune aveva previsto l’assunzione di un bibliotecario e di un assistente, figure indicate come indispensabili per la piena operatività della struttura.
A marzo 2026 è arrivata la formalizzazione della fine del cantiere: sono stati approvati il SAL finale e il certificato di regolare esecuzione dei lavori, segnando la conclusione dell’intervento edilizio e la restituzione della struttura al settore comunale competente. Un passo che sembrava preludere finalmente all’apertura.
Non è stato così. Il 1° luglio 2026 il Comune ha pubblicato la Determina n. 1369 del Settore Giuridico del Personale, con cui ha ufficializzato l’ammissione e l’esclusione dei candidati alla procedura di mobilità volontaria per un posto di Istruttore dei Servizi Bibliotecari, nominando la commissione esaminatrice. Un tassello amministrativo importante, ma che non riguarda l’inaugurazione della struttura, bensì solo la copertura dell’ultimo posto in organico, al termine di un percorso iniziato oltre due anni prima.
Ad agosto 2026, a distanza di un mese, il quadro non è cambiato: il cantiere sembra ormai alle spalle, ma le porte della Biblioteca comunale restano chiuse. Come è facile immaginarie il problema non è soltanto quando verrà consegnata una chiave o quando verrà spalancata una porta, ma il tempo che passa tra un annuncio e la sua concreta realizzazione, la distanza tra le tabelle di marcia comunicate ai cittadini e ciò che effettivamente accade. E ancora: dopo cinque anni di attesa, Terracina non ha bisogno di una nuova promessa, ma di una porta che si apra.
In questo clima di attesa senza fine, arriva la sollecitazione di un lettore, Agostino Attanasio, che propone una soluzione-ponte in attesa dell’apertura a pieno regime:
“Mi permetto di avanzare una proposta operativa, in attesa che tutto sia pronto per il funzionamento a pieno regime della Biblioteca: se c’è davvero il bibliotecario, figura che garantisce l’osservanza delle norme e delle prescrizioni disciplinari, perché, nel frattempo, non si avvia, almeno per due o tre giorni la settimana, il prestito dei libri? Basterebbe affiancare al bibliotecario un’unità lavorativa (di ruolo o non di ruolo) per qualche ora la settimana: non si trova nemmeno questa figura secondaria? Si ricorra allora all’autonoma capacità gestionale della Fondazione, la quale, lo ricordiamo, fu creata per la valorizzazione del patrimonio culturale della città, ossia anche dei libri.”
Una proposta di buon senso, che non risolve il problema di fondo — la piena riapertura della struttura, con tutti i servizi che una biblioteca moderna può offrire a studenti, lavoratori e cittadini — ma che indica una via percorribile nell’immediato: se la figura del bibliotecario è davvero disponibile, come più volte annunciato dall’amministrazione, nulla osterebbe, secondo Attanasio, ad avviare almeno il servizio di prestito per due o tre giorni a settimana, magari con il supporto della Fondazione Città di Terracina, nata proprio per la valorizzazione del patrimonio culturale locale.
Resta il fatto che, cinque anni dopo la chiusura e a mesi dalla fine dei lavori, la Biblioteca Olivetti continua a essere l’ennesimo simbolo di un divario conclamato: quello tra gli annunci degli amministratori e i tempi reali della macchina pubblica. (everardo longarini)
*Nella foto Agostino Attanasio, archivista e storico, già direttore dell’Archivio Centrale dello Stato dal 2009 al 2014.
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