Dopo un’attesa durata quasi un decennio e mezzo, la linea ferroviaria Terracina–Priverno Fossanova vede finalmente muoversi le ruspe. In questi giorni RFI ha aperto il cantiere per il rinnovo completo dell’armamento ferroviario — binari, traverse, massicciata — un passaggio che il Comune di Terracina definisce propedeutico alla riapertura al traffico passeggeri, ancora non avvenuta.
Una frana, poi il silenzio amministrativo.
Tutto comincia il 12 settembre 2012, quando un dissesto sul Monte Cucca, tra Frasso e La Fiora, fa cadere massi sui binari. La chiusura della linea, lunga circa 18 km e parte della storica Roma–Terracina inaugurata nel 1892, nasce da un’esigenza di sicurezza, non da una scelta politica di sopprimerla. Già a novembre la Regione Lazio stanzia 400.000 euro per il Comune, che completa i lavori entro l’aprile 2013. Ma RFI non riapre: serve la messa in sicurezza dell’intero versante, non solo la rimozione dei detriti. È qui che il problema tecnico si trasforma in nodo politico-amministrativo.
Fondi che non diventano cantieri.
Negli anni seguenti il denaro pubblico non manca: 4 milioni di euro dalla Regione nel 2017, altri 6 milioni tramite una delibera CIPE del 2018. Eppure il progetto per le opere di difesa, elaborato nel 2017, sfocia in un contratto d’appalto solo nel 2021, e nel 2022 — secondo la ricostruzione di Europa Verde Terracina, di matrice critica verso l’amministrazione comunale dell’epoca — viene versato un anticipo di circa 500.000 euro senza che l’intervento parta davvero. Atti parlamentari del 2024 confermano nella sostanza il divario tra risorse stanziate e opere realizzate.
Un decennio, più colori politici.
La responsabilità di questo lungo stallo non è imputabile a una sola parte. Alla guida della Regione Lazio si succedono il centrosinistra di Nicola Zingaretti (2013-2023) e il centrodestra di Francesco Rocca dal 2023, quest’ultimo protagonista di un ulteriore stanziamento da 10 milioni di euro con fondi PR Lazio FESR 2021-2027. A livello comunale, è l’amministrazione di Francesco Giannetti, insediatasi nel 2023, a portare la questione ai tavoli ministeriali — pur riconoscendo, nei propri interventi pubblici, il contributo di numerosi altri attori, tra i quali: Matteo Salvini, Claudio Durigon, Edoardo Rixi, Francesco Rocca, Fabrizio Ghera, oltre a RFI, ANAS e Prefettura.
La svolta ministeriale del 2024.
Il passaggio più decisivo arriva nel febbraio 2024, quando il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini convoca un tavolo che riunisce Comune, Regione, Prefettura e RFI. Quest’ultima quantifica in circa 60 milioni di euro l’investimento necessario, condizionandolo alla messa in sicurezza del Monte Cucca. Un secondo tavolo si tiene in aprile, e nel 2025 nasce una cabina di regia coordinata dal consigliere ministeriale Davide Bordoni, con Ministero, Regione, ANAS, RFI e Comune al tavolo.
2026: dai tavoli ai cantieri.
Il 29 aprile 2026 attraverso un emendamento del senatore Claudio Fazzone, arriva lo stanziamento del Governo da 60 milioni di euro per il ripristino della linea, mentre la Regione conferma i suoi 10 milioni per il Monte Cucca. Il 26 maggio parte il cantiere ANAS per la messa in sicurezza del versante, all’interno di un intervento complessivo da 15 milioni (10 regionali, 5 statali). Quattro mesi dopo, il cantiere RFI per l’armamento ferroviario segna un’ulteriore accelerazione concreta.
Una storia senza eroi unici.
Ricostruire però chi “ha vinto” questa partita significa evitare due scorciatoie opposte. Sarebbe scorretto far coincidere l’inizio della vicenda con il 2023-24: finanziamenti, progettazione e inserimento dell’opera nella programmazione regionale risalgono a anni prima. Ma sarebbe altrettanto fuorviante attribuire la riapertura ai governi precedenti, visto che per oltre un decennio le risorse stanziate non si sono tradotte in cantieri aperti. Il merito dell’attuale fase — quella che ha davvero sbloccato l’iter — va riconosciuto soprattutto al tavolo ministeriale guidato da Salvini, alla giunta regionale Rocca e all’amministrazione Giannetti, in coordinamento con RFI e ANAS.
Cosa resta da fare.
Sono in corso i cantieri di messa in sicurezza del Monte Cucca e di rinnovo dell’infrastruttura: la Regione indica esplicitamente la prima come condizione necessaria perché MIT e RFI possano procedere al ripristino definitivo del servizio. (everardo longarini)
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