venerdì 25 Settembre 2026,

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“Piange il telefono”. Terracina, il centralino del Fiorini trasloca a Formia: la sanità che “risponde” da lontano. Mentre la Regione assume centralinisti non vedenti, l’ospedale pontino perde il proprio.

scritto da Redazione
“Piange il telefono”. Terracina, il centralino del Fiorini trasloca a Formia: la sanità che “risponde” da lontano.  Mentre la Regione assume centralinisti non vedenti, l’ospedale pontino perde il proprio.

Circola da alcune ore, tra gli operatori sanitari e i cittadini di Terracina, una notizia che merita ancora una conferma ufficiale ma che sta già sollevando più di una perplessità: il centralino dell’ospedale “Alfredo Fiorini”, in via Firenze, cessa di funzionare in loco a partire da mercoledì 30 settembre.

Secondo quanto trapela, tutte le chiamate di utenti, pazienti e familiari verrebbero d’ora in avanti convogliate al centralino dell’ospedale “Dono Svizzero” di Formia, che si occuperebbe poi di smistarle verso i numeri interni del nosocomio terracinese.

Un passaggio in più nella catena della comunicazione.

E’ un cambiamento non marginale nel rapporto tra cittadino e struttura ospedaliera. Chi telefona al Fiorini non parlerebbe più con un operatore fisicamente presente in ospedale, ma con un interlocutore a distanza, a Formia, incaricato a sua volta di reindirizzare la chiamata verso il reparto o l’ufficio competente.

Un meccanismo che, secondo molti utenti – in particolare le persone anziane o chi necessita di informazioni urgenti su un ricovero o su un familiare in Pronto Soccorso – rischia di tradursi in tempi di attesa più lunghi e in passaggi burocratici aggiuntivi. Nella peggiore delle ipotesi, avvertono alcuni cittadini con una punta di amara ironia, si potrebbe arrivare a quella sensazione di “rimbalzo” telefonico che a Terracina non esitano a paragonare a un “facite ammuina” di antica memoria borbonica: tanto movimento apparente, poca sostanza, e l’utente che resta ad attendere una risposta.

Il paradosso: la Regione assume centralinisti non vedenti.

A rendere la vicenda ancora più singolare è una coincidenza che ha il sapore del paradosso. Proprio in questi giorni la Regione Lazio, guidata dal presidente Francesco Rocca, ha pubblicato la graduatoria definitiva dell’Avviso Pubblico per l’avviamento al lavoro dei centralinisti non vedenti, ai sensi della legge 113/85 e successive modifiche e integrazioni, riservato ai datori di lavoro pubblici per l’anno 2026.

È proprio in questo scarto che si consuma il cortocircuito: da un lato la Regione si impegna, giustamente, a garantire posti di lavoro dignitosi a professionisti non vedenti attraverso l’attivazione di nuovi centralini presso gli enti pubblici; dall’altro, uno dei presìdi ospedalieri più rilevanti della provincia di Latina viene smantellato proprio quel servizio, delocalizzandolo in un’altra sede. (everardo longarini)

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