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Cup Latina, Fazzone: “L’Asl ha pagato. La soluzione è LazioCrea, non un nuovo carrozzone pubblico”

scritto da Redazione
Cup Latina, Fazzone: “L’Asl ha pagato. La soluzione è LazioCrea, non un nuovo carrozzone pubblico”

Settimane di tensione per i lavoratori del Cup (Centro Unico di Prenotazione) della provincia di Latina, che hanno visto arrivare con un ritardo consistente il pagamento del primo stipendio da parte delle due ditte titolari dell’appalto. Un disguido che ha riacceso i riflettori su una vicenda che si trascina da oltre due decenni e che riguarda circa 1.900 lavoratrici e lavoratori, da tempo alle prese con contratti che gli stessi diretti interessati definiscono “capestro”. Sui termini della questione interviene il senatore Claudio Fazzone, coordinatore regionale di Forza Italia nel Lazio, che ricostruisce in prima persona quanto accaduto e l’impegno del suo partito in Consiglio regionale.

«Al di là delle strumentalizzazioni politiche, l’Asl ha pagato le aziende che gestiscono l’appalto per la provincia di Latina», esordisce il senatore, intenzionato a sgombrare subito il campo da equivoci sul ritardo negli stipendi che ha allarmato i lavoratori.

«I miei rappresentanti provinciali in Regione, Mitrano e Tripodi, hanno posto il problema politico: come è possibile che queste aziende abbiano potuto vincere una gara quando hanno creato problemi in altre parti d’Italia? È un nodo prettamente tecnico-politico, chiamiamolo così. Oggi, però, bisogna fare i conti con chi c’è».

La soluzione è LazioCrea.

LazioCrea, istituita ai sensi dell’art. 5 della L.R. n. 12 del 24 novembre 2014, già affianca la Regione Lazio nelle attività tecnico-amministrative, offrendo servizi di gestione e organizzazione delle attività di interesse regionale.

Sul futuro del Cup, Fazzone non ha dubbi: «Le ditte che oggi hanno in appalto il servizio sanno benissimo che verrà internalizzato in LazioCrea. Quindi non saranno più dipendenti di una cooperativa o di aziende del Nord o del Sud Italia».

Interrogato sui tempi tecnici – un anno, un anno e mezzo – indicati dal presidente Rocca per sistemare la posizione dei 1.900 lavoratori, il senatore risponde: «Se inserisci i lavoratori all’interno di una società già esistente come LazioCrea, il passaggio è molto più semplice rispetto a realizzare una società regionale ex novo, una sorta di carrozzone pubblico per gestire i Cup: in quel caso sì che la procedura richiederebbe molto tempo. Io sono per la prima soluzione, perché è quella più corretta. Non ha senso costituire società che costano soldi pubblici e non servono a nulla, quando ne hai già una a disposizione. LazioCrea è nata anche per questo tipo di operazioni».

“Nessun interesse politico su una vicenda che dura da 23 anni”

Sul metodo con cui la politica dovrebbe affrontare il dossier, Fazzone è netto: «Bisogna dire le cose come stanno, ed è questo uno dei mali della politica italiana: pochi hanno il coraggio di farlo. Ognuno tende a difendere, in base al proprio elettorato di riferimento, qualche interesse personale. Su questa vicenda non deve esserci interesse politico: c’è una necessità che va risolta da 23 anni».

Il vero traguardo: non un miracolo, ma un diritto.

Al netto delle diverse letture, anche politiche, resta sul tavolo la condizione concreta di quasi duemila persone che da oltre vent’anni lavorano nell’incertezza. Le lavoratrici e i lavoratori del Cup non aspettano un miracolo, ma la ratifica urgente di una soluzione che dia finalmente stabilità alla loro vita lavorativa: uno stipendio adeguato, le tutele che ogni lavoratore dovrebbe avere e, non ultima, la possibilità di non diventare, una volta in pensione, un ulteriore peso sul bilancio dello Stato italiano. (Everardo Longarini)

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