Mille euro, oltre spese generali e accessori di legge, a carico delle casse comunali. Il Tribunale amministrativo censura la condotta dell’amministrazione, che ha adottato il provvedimento soltanto dopo il ricorso. Una vicenda che riaccende i riflettori sui ritardi burocratici e sui costi che ricadono sulla collettività.
Il Comune di Terracina finisce nuovamente al centro dell’attenzione per i ritardi nella gestione delle pratiche amministrative. A mettere nero su bianco le conseguenze della condotta dell’Ente è una recente pronuncia del TAR Lazio, sezione staccata di Latina, Sezione II, con la sentenza n. 1108/2026, relativa a una pratica per la realizzazione di dehors su suolo pubblico in Piazza della Repubblica.
La vicenda riguarda una richiesta presentata per installare alcune strutture esterne destinate ad ampliare gli spazi di un noto esercizio di somministrazione di alimenti e bevande. Di fronte alla mancata risposta del Comune entro i termini previsti, è stato necessario rivolgersi alla giustizia amministrativa per ottenere il riconoscimento dell’illegittimità del silenzio dell’amministrazione e l’accertamento dell’obbligo di provvedere.
Il ricorso è stato presentato dagli avvocati Alfredo Zaza D’Aulisio e Giovanni Maiello, che hanno contestato l’inerzia dell’Ente e chiesto al TAR di intervenire per sbloccare la situazione.
Il provvedimento arriva soltanto dopo il ricorso
Nel corso del giudizio, il Comune ha finalmente adottato il provvedimento conclusivo sulla pratica. Un intervento tardivo che ha modificato il quadro processuale: essendo arrivata la risposta dell’amministrazione dopo la presentazione del ricorso, il TAR ha dichiarato il giudizio improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, senza pronunciarsi nel merito sulla domanda originaria.
Ma la conclusione del procedimento amministrativo non ha cancellato le conseguenze del ritardo.
Il punto centrale della sentenza riguarda proprio il comportamento tenuto dal Comune e le ragioni addotte per giustificare l’attesa. L’amministrazione aveva sostenuto che il ritardo fosse legato alla necessità di attendere la definizione di un procedimento pregiudiziale. Una spiegazione che, secondo il TAR, non è risultata convincente.
La condanna alle spese: a pagare sono le casse comunali
Il passaggio più significativo della pronuncia è quello relativo alle spese legali. Il TAR ha stabilito che dovessero essere poste a carico del Comune di Terracina, rilevando espressamente che era stata la condotta dell’Ente a determinare la necessità di instaurare il giudizio.
La condanna ammonta a 1.000 euro, oltre alle spese generali e agli accessori di legge.
Una somma che, in assenza di ulteriori elementi, non può essere automaticamente qualificata come danno erariale, ma che rappresenta comunque un costo per le casse pubbliche. In altre parole, quando i ritardi amministrativi rendono necessario rivolgersi a un tribunale e il Comune viene condannato a pagare le spese, l’esborso grava sul bilancio dell’Ente e, dunque, sulle risorse della collettività.
È questo l’aspetto che merita una riflessione politica e amministrativa: se il Comune interviene soltanto dopo essere stato trascinato in giudizio, i costi della vicenda finiscono per ricadere sui cittadini, che finanziano attraverso le risorse pubbliche anche le conseguenze economiche delle inefficienze amministrative.
Ritardi e contenziosi: una questione che riguarda tutta la città
La sentenza richiama un principio importante: il fatto che un’amministrazione adotti tardivamente un provvedimento non la mette automaticamente al riparo dalle conseguenze processuali della propria inerzia. Anche quando il ricorso diventa improcedibile perché l’atto atteso è finalmente arrivato, il giudice può valutare chi abbia determinato la necessità di avviare la causa e porre le spese a carico di chi l’ha provocata.
La pronuncia, tuttavia, non accerta eventuali responsabilità personali di amministratori, dirigenti o funzionari, né dispone specifiche azioni per il recupero delle somme nei loro confronti. Il dato certo è che il Comune è stato condannato a sostenere le spese del giudizio per una vicenda nella quale il provvedimento amministrativo è arrivato soltanto dopo la presentazione del ricorso.
Resta quindi aperta una domanda che riguarda la gestione della macchina amministrativa cittadina: quanti contenziosi potrebbero essere evitati se le pratiche venissero esaminate e concluse nei tempi previsti dalla legge?
Perché, al di là del singolo caso dei dehors in Piazza della Repubblica, il problema non è soltanto il ritardo nel dare una risposta a un’attività economica. È anche il costo che quel ritardo può generare per l’Ente pubblico.
E quando il Comune perde una causa sulle spese, il conto viene pagato con denaro pubblico. Un conto che non resta confinato negli uffici comunali, ma che riguarda l’intera comunità terracinese. (e)
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