Il medico interviene dopo le recenti dichiarazioni di alcuni esponenti politici terracinesi sul potenziamento del Fiorini come sede di Dea: «Programmare la sanità è una cosa seria, no a scelte aprioristiche»
«Non voglio fare polemiche né agitare il campanile, ma ritengo che la programmazione sanitaria sia fondamentale e che sia lecito, anzi doveroso, fare alcune considerazioni». Il dottor Vincenzo Cataldi interviene così sul dibattito sul futuro degli ospedali del sud pontino, alla luce delle ultime dichiarazioni di alcuni esponenti politici di Terracina.
Al centro della discussione c’è la proposta di potenziare il Fiorini, che per la sua posizione baricentrica dovrebbe diventare sede di Dea, dato che Latina e Formia faticano a reggere l’impatto di un’utenza sempre più bisognosa e di liste d’attesa sempre più lunghe. «Ma in queste dichiarazioni non ho sentito parlare del Polo di Centro, cioè dell’ospedale di Fondi che, integrato con il Fiorini, dovrebbe a mio avviso contribuire allo sviluppo sanitario provinciale. Soprattutto, non si possono privare migliaia di cittadini di servizi sanitari necessari ed essenziali».
Cataldi invita a un approccio pragmatico: «Ognuno di noi vorrebbe l’ospedale sotto casa, ma siccome ciò non è possibile dobbiamo abbandonare le casacche, ragionare in termini realistici e adoperarci per una sanità migliore».
Da qui la domanda diretta: «Secondo quanto scritto nel post in questione, quale futuro dovrebbe avere l’ospedale di Fondi? Lo dobbiamo chiudere?». Il medico ricorda che la linea condivisa era un’altra: «Si era sempre sostenuto che a Terracina andasse l’area di emergenza-urgenza e al San Giovanni di Dio una chirurgia di elezione, con i reparti di ostetricia e medicina. Non capisco queste fughe in avanti, penalizzanti e campanilistiche».
La sua posizione, rivendica, è sempre stata coerente: «Ho sempre sostenuto il potenziamento di entrambe le strutture ospedaliere e del Polo di Centro, fondamentale nello scacchiere della sanità provinciale. Ho richiesto più volte un centro di rianimazione a Terracina, perché mi sembra giusto potenziare le strutture esistenti e, al tempo stesso, programmare per il futuro anche un terzo ospedale che, con Formia e Latina, potrebbe contribuire a una sanità migliore, distribuendo i servizi sul territorio ed evitando una sanità su gomma e continui trasferimenti».
Sulla futura sede Cataldi non entra nel merito: «Non voglio parlarne, sarà giustamente ponderata e scelta. Ma scegliere aprioristicamente Terracina e non considerare il Polo di Centro mi sembra una scelta di parte e penalizzante per i cittadini di Fondi».
L’appello finale è all’unità del territorio: «Ritengo che le due città, insieme ai sindaci del comprensorio, debbano farsi valere e pretendere dalle istituzioni regionali le risorse e le professionalità per una sanità migliore e, soprattutto, più equa. I due ospedali devono integrarsi e riuscire a dare risposte certe ai cittadini utenti». (e.l.)
I commenti non sono chiusi.