Il Comune assicura che il servizio di raccolta dei rifiuti non subirà interruzioni. Nella ricostruzione dell’affidamento spuntano tre richieste di chiarimento inviate alla Stazione Appaltante della Provincia di Frosinone, rimaste senza risposta. E una domanda: vista la delicatezza della vicenda, non sarebbe stato opportuno cercare un interlocutore diretto?
La vicenda dell’appalto da circa 100 milioni di euro per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti urbani e gli altri servizi di igiene ambientale a Terracina sembrerebbe arrivata a un passaggio decisivo. L’interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Frosinone nei confronti di Super Eco, attuale gestore del servizio, ha indotto il Comune ad avviare il procedimento di recesso dal contratto, sottoscritto il 10 agosto scorso.
La rassicurazione che giunge dal Palazzo Municipale è che non ci saranno ripercussioni sulla raccolta dei rifiuti. «Si prevedono tempi brevissimi per definire e adottare gli atti necessari ad assicurare che il servizio nella nostra Città prosegua senza interferenze di sorta», afferma il Comune. Per i pochi giorni necessari a completare le procedure, Super Eco dovrà continuare a operare nel rispetto del capitolato d’appalto.
Ma, al di là della soluzione che l’Amministrazione intende adottare, la ricostruzione contenuta nella nota comunale solleva alcuni interrogativi sulla gestione della fase precedente alla stipula del contratto.
Tre richieste alla Stazione Appaltante di Frosinone e nessuna risposta.
È lo stesso Comune a riferire di aver interpellato la Stazione Appaltante della Provincia di Frosinone con tre distinte richieste, datate 2 aprile, 16 giugno e 4 agosto 2026, per acquisire informazioni sull’esistenza di eventuali elementi ostativi alla stipula del contratto con Super Eco.
Richieste che, stando alla ricostruzione fornita dall’Amministrazione, non avrebbero mai ricevuto risposta. Il Comune precisa che la pratica antimafia risultava ancora in istruttoria e che, in assenza di un provvedimento interdittivo formalmente notificato, non esistevano atti che impedissero la conclusione della gara e la firma del contratto.
È proprio su questo passaggio che si apre una riflessione. Considerata la delicatezza della vicenda, e soprattutto la consistenza economica dell’appalto, ci si può chiedere se non fosse opportuno affiancare alle comunicazioni formali un’iniziativa istituzionale più diretta: interpellare la Stazione Appaltante della Provincia di Frosinone per chiedere un eventuale appuntamento e affrontare de visu una questione che riguardava un servizio essenziale per la città.
Non si tratta di sostenere che un incontro avrebbe necessariamente modificato l’esito delle verifiche, ma di domandarsi se, davanti a una situazione tanto complessa, non fosse possibile fare qualcosa in più per acquisire tempestivamente un quadro informativo più chiaro.
Ora bisogna garantire il servizio e decidere il futuro dell’appalto
Sul piano operativo, il Comune avrebbe già avviato il procedimento di recesso, facendo riferimento anche alla clausola inserita – GIUSTAMENTE – nel contratto del 10 agosto, che contempla la possibilità di interrompere il rapporto in presenza dei provvedimenti previsti dalla normativa antimafia.
Per assicurare la continuità del servizio, Palazzo Municipale sta valutando le soluzioni consentite dalla legge: dall’eventuale amministrazione giudiziaria della società al subentro di un altro concorrente della gara, seguendo l’ordine della graduatoria, qualora ne ricorrano i presupposti.
Nel frattempo è stato chiesto alla Prefettura un approfondimento sui contenuti dell’interdittiva, non specificati nella comunicazione trasmessa all’ente.
La priorità immediata, comunque, resta quella di evitare qualsiasi interruzione della raccolta dei rifiuti. (everardo longarini)
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