A piazza Mazzini, il sindaco Francesco Giannetti accosta l’occhio al misterioso strumento ARK 7600 e scruta lo spazio infinito, come i vecchi lupi di mare che tra tempeste e cavalloni cercavano in cielo la rotta di casa. Lui, più modestamente, cerca la rotta fino a fine mandato. Intorno, gli astronomi di bordo in camice bianco attendono il responso.
Le stelle, a dire il vero, le aveva già viste il giorno prima in consiglio comunale. La sua maggioranza ha preso una bastonata alle ginocchia: il candidato al soglio supremo dei revisori dei conti non è stato eletto. A colpire sono state forze occulte, essendo il voto segreto. Gli spiriti dell’urna agiscono sempre a viso coperto, e nessun medium è ancora riuscito a farli parlare.
Poi il caos. Seduta bloccata, poi sospesa, come un veliero in bonaccia con le vele flosce. Infine la gran visir delle carte ufficiali ha calato dall’alto il suo decreto: votazione nulla, si rifà un’altra volta.
Il primo cittadino, che da mesi naviga in acque non proprio serene, ha pensato che fosse il momento di un controllo completo. Perché la maggioranza, diciamolo, non ci vede più tanto bene: miopia sui numeri, astigmatismo sulle alleanze, e una evidente difficoltà a mettere a fuoco chi, nel segreto dell’urna, voti davvero per chi. Pressione alta in aula, riflessi lenti sui franchi tiratori, e un’ortopedia politica da rivedere, viste le ginocchia.
Cosa abbia letto lo strumento, se la Via Lattea gli abbia sorriso o se Marte gli abbia fatto il gesto dell’ombrello, non ci è dato sapere. Si mormora solo che il responso, poco astrale e molto clinico, fosse: “Lenti nuove per tutti. E prima del prossimo voto, una bella visita di controllo alla maggioranza.”
Con immutato affetto, Everardo.
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