Basta scorrere l’Albo Pretorio del Comune di Terracina per imbattersi in un dato che lascia perplessi. Tra maggio e agosto 2026 l’Ufficio Condoni Edilizi ha licenziato appena otto pratiche. La media non richiede grandi calcoli nemmeno ai neofiti: due condoni al mese.
Numeri che stridono con la realtà di un archivio nel quale, nel corso dei decenni, si sono accumulate migliaia di istanze ancora senza risposta. Pratiche che pesano come un macigno sulla vita di cittadini e imprese, in attesa da anni di vedere approvato il proprio progetto e di poter finalmente regolarizzare immobili, avviare lavori, vendere, ereditare o investire con certezze.
Non è noto quanti siano oggi i dipendenti, tra tecnici e amministrativi, assegnati all’ufficio. Ma i dati ufficiali lasciano pensare a una struttura sicuramente sottodimensionata rispetto alla mole di lavoro che dovrebbe smaltire.
Il confronto con il passato è impietoso. Qualche anno fa i condoni venivano affrontati da diversi gruppi di lavoro composti da dipendenti comunali, impegnati con progetti obiettivo fuori del normale orario di servizio. Il risultato era un ritmo ben diverso: ogni due settimane si approvavano anche 50-70 pratiche.
Oggi, a fronte di numeri così esigui, a essere in difficoltà non sono soltanto i cittadini e le aziende in attesa. Lo è anche la parte politica, chiamata a rispondere di un servizio che non risponde. E lo è lo stesso ufficio, che appare “incapace” di svolgere un ruolo all’altezza delle esigenze: una questione di risorse umane insufficienti, ma forse anche di “competenze” e di turn over “ballerini”.
Resta una domanda, che il cittadino terracinese attende di sentirsi rivolgere con una risposta: chi può spiegare a chi aspetta da anni che la propria pratica venga lavorata e approvata come mai si sia arrivati a questo punto, e soprattutto quando si intende invertire la rotta? (everardo longarini)
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