Mi pare di aver letto di una protesta pacifica il 9 novembre 2026 con l’obiettivo di chiedere la riapertura della Biblioteca Olivetti per valorizzare il diritto alla cultura, allo studio e alla lettura.
È importante dare alla manifestazione un carattere civile, apartitico e partecipato, coinvolgendo cittadini, studenti, famiglie, insegnanti e associazioni.
Nell’occasione ripeto quanto avevo scritto qualche settimana fa:
Cosa è successo
– 5 maggio 2021: chiusura della biblioteca per i lavori.
– 2022: finanziamento di 375.000 euro, di cui 300.000 dalla Regione Lazio e 75.000 dal Comune.
– 15 dicembre 2025: il Comune annuncia la conclusione dei lavori.
– 12 marzo 2026: la struttura viene formalmente restituita al Settore Cultura, dopo l’approvazione dello stato finale dei lavori.
– Agosto 2026: viene individuato un bibliotecario.
– 5 ottobre 2026: emerge un ulteriore ostacolo: manca il completamento degli adempimenti antincendio, in particolare la SCIA antincendio.
– 27 ottobre 2026: viene annunciato l’ingresso in servizio del nuovo bibliotecario, Alfonso Di Cosimo, ma senza una data certa di riapertura.
A quanto emerge, non si tratta più dei lavori di ristrutturazione, ma della macchina amministrativa:
• Adempimenti per la sicurezza antincendio.
• Piano di emergenza e formazione del personale.
• Completamento dell’organizzazione dei servizi.
• Definizione di una data effettiva di riapertura
Per riaprire la Biblioteca comunale Adriano Olivetti di Terracina non è necessario aspettare che il Comune riesca ad assumere immediatamente nuovo personale a tempo indeterminato.
Esistono diverse soluzioni amministrative e organizzative che consentirebbero di riaprire la struttura in tempi relativamente brevi, garantendo comunque la sicurezza, la qualità del servizio e la continuità delle attività.
La mia proposta è quella di avviare un piano straordinario di riapertura in 30-60 giorni, articolato su tre fronti: personale, organizzazione e collaborazione con il territorio.
1. Le soluzioni concrete per trovare personale
A mio avviso, il Comune dovrebbe prendere in considerazione queste cinque possibilità.
Soluzione Come funziona
Mobilità interna Destinare alla biblioteca uno o più dipendenti comunali, previa verifica delle competenze e della disponibilità.
Convenzione con una cooperativa Affidare il servizio di apertura, accoglienza, prestito e restituzione dei libri a personale qualificato.
Convenzione con altri Comuni Condividere personale bibliotecario con un ente vicino, attraverso un accordo organizzativo legittimo.
Servizio civile universale Inserire giovani volontari per attività di supporto, accoglienza e promozione culturale.
Collaborazione con associazioni Coinvolgere associazioni culturali e di promozione della lettura per iniziative e attività integrative.
La soluzione che ritengo più rapida è una gestione mista: un bibliotecario responsabile, affiancato da personale esterno qualificato per i servizi operativi e da volontari per le attività complementari.
L’Associazione Italiana Biblioteche chiarisce che i volontari possono integrare il servizio, ma non sostituire il personale professionale né assumere impropriamente la responsabilità della gestione bibliotecaria.
2. Utilizzare una cooperativa per riaprire subito
Questa potrebbe essere la strada più efficace.
Il Comune potrebbe predisporre un affidamento del servizio bibliotecario a un soggetto specializzato, nel rispetto del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023).
Il servizio potrebbe comprendere:
apertura e chiusura della struttura;
accoglienza e assistenza agli utenti;
prestito e restituzione dei libri;
catalogazione e riordino;
gestione delle sale studio;
organizzazione delle attività culturali.
Il Comune manterrebbe la titolarità e l’indirizzo del servizio, mentre la cooperativa fornirebbe le risorse umane necessarie.
Non si tratta di un’ipotesi teorica: anche altre amministrazioni comunali utilizzano procedure di affidamento per i servizi bibliotecari.
Affidamenti Comune Firenze
3. Condividere il personale con altri Comuni
Si potrebbe valutare un accordo con un Comune limitrofo, per esempio Fondi, Monte San Biagio o San Felice Circeo.
Attraverso gli strumenti previsti dalla normativa sul pubblico impiego, si potrebbe verificare la possibilità di utilizzare personale bibliotecario già in servizio presso altri enti, compatibilmente con le rispettive esigenze organizzative.
Questo permetterebbe di evitare di attendere necessariamente un nuovo concorso.
4. Riaprire inizialmente con orario ridotto
Non occorre necessariamente partire con un’apertura di otto ore al giorno.
Si potrebbe cominciare con:
4 ore al giorno;
5 giorni alla settimana;
apertura pomeridiana per studenti e lavoratori in alcuni giorni;
ampliamento progressivo degli orari in funzione del personale disponibile.
Naturalmente, l’orario deve essere coperto da personale adeguato e deve essere garantita la sicurezza degli utenti.
5. Una soluzione immediata: riaprire almeno il servizio di prestito
C’è anche una proposta concreta già avanzata a Terracina dal cittadino Agostino Attanasio: avviare almeno il prestito dei libri per due o tre giorni alla settimana, senza aspettare che tutta la biblioteca sia operativa.
La ritengo una proposta meritevole di approfondimento.
Il Comune potrebbe:
predisporre un servizio di prenotazione dei libri;
organizzare il ritiro e la restituzione in una sede comunale temporanea;
utilizzare il bibliotecario individuato;
riattivare gradualmente il patrimonio librario e i servizi del Sistema Bibliotecario del Sud Pontino.
Naturalmente, l’accesso alla biblioteca ristrutturata dovrà avvenire soltanto dopo il completamento degli adempimenti di sicurezza e antincendio.
6. Attenzione: c’è anche un problema che precede quello del personale
Dalla discussione in Consiglio comunale del 29 settembre 2026 e dalle successive notizie emerge un altro ostacolo: la SCIA antincendio.
In particolare, risultavano da completare:
individuazione e formazione degli addetti antincendio;
piano di emergenza;
documentazione tecnica degli arredi;
presentazione della SCIA da parte del direttore dei lavori.
Quindi non basta trovare personale: bisogna portare contemporaneamente a termine questi adempimenti.
7. Cosa chiederei formalmente al Comune
Proporrei al Sindaco, all’assessore alla Cultura e al dirigente competente di assumere i seguenti impegni:
Verificare immediatamente la presa di servizo del bibliotecario individuato con la determina n. 1652 del 4 agosto 2026.
Predisporre un piano di copertura del personale attraverso mobilità interna e affidamento esterno dei servizi.
Individuare le risorse economiche necessarie.
Completare gli adempimenti antincendio.
Pubblicare un cronoprogramma con una data certa di riapertura.
La mia proposta: una delibera di Giunta per la riapertura
Non lascerei questa vicenda alla sola ricerca di personale.
Suggerirei una deliberazione che impegni gli uffici a predisporre un progetto organizzativo straordinario.
Il punto politico è questo: la carenza di personale non può diventare una giustificazione permanente per tenere chiusa una biblioteca pubblica.
La città ha già aspettato troppo.
Occorre trovare una soluzione amministrativa, non aspettare semplicemente che il problema si risolva da solo.
Carmelo Palella
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