Quattro anni di governo Meloni, quattro anni di recessione. 48 mesi di fila di stagnazione
industriale, 48 mesi di fila che la manifattura del Belpaese non riesce a risalire la china del deficit
energetico e del collasso delle esportazioni ( a settembre 1,3% in meno rispetto ad agosto). Mi
chiedo, esiste una politica energetica, nazionale e locale, in questo paese o si va avanti alla giornata?
48 mesi di tensioni sociali che gli otto decreti sicurezza, un record storico, non hanno contribuito ad
alleviare e o a contenere. Serve altro per acclarare il fallimento di un governo poco incline al
dialogo istituzionale, fortemente rancoroso, tanto autoreferenziale quanto prevenuto e vittimista? In
questo contesto, di poche luci e tante ombre, il Lazio e la Ciociaria potranno mai essere un oasi
felice? Lo chiedo all’unico assessore che alla Pisana rappresenta questa parte di Lazio, lo chiedo ai
consiglieri regionali, lo chiedo ai deputati e senatori eletti in queste, a quanto pare, infauste
circoscrizioni. Il Lazio è fuori dalla Zes, l’automotive è ferma, il settore chimico in affanno, il
turismo regionale palesa una forte discontinuità territoriale, la nautica e la pesca sono in sofferenza
e il settore agricolo è in default. Serve altro per confermare lo status di calamità nazionale e
regionale? Eppure l’opposizione non è in grado di inchiodare Meloni e Rocca alle loro evidenti
responsabilità e balbetta, biascica, effimeri refrain stereotipati e per di più farneticanti come quello,
ciclicamente ricorrente, di incensare individui che attaccano viscidamente le nostre istituzioni, che
violentano la nostra cultura e azzannano la nostra società, ergendoli a eroi e o martiri. Nulla di più
riprovevole. In questo contesto la provincia di Frosinone è quella messa peggio. Nessuna opera
strutturale programmata e realizzata, il tessuto industriale è sfibrato e arranca in competitività ed
innovazione, il ruolo del Consorzio industriale è impalpabile, è un corpo a se, oggetto di un
maquillage che poco incide sull’economia territoriale e che mostra i limiti di una programmazione
industriale regionale raffazzonata e ottoscentesca. Non hanno idea di come risolvere il problema
Stellantis a Cassino e non sanno come rendere attrattivo questo territorio: Zls, zone franche
doganali sono sterili e anemici palliativi. Non saranno certamente i data center ad invertire la rotta,
invito a limitarne ampiamente la realizzazione, pura bolla speculativa, per evitare devastazioni
ambientali inutili. Già, l’ambiente… vero vulnus volutamente ignorato, croce pesante di un reietto e
bieco modus operandi perpetrato per decenni e che ora sta presentando i conti della stoltezza con
cui è stato gestito. Badate bene, l’ultimo episodio in ordine di tempo è agghiacciante. L’incendio alla
REMAT è un pericoloso segnale di instabilità territoriale le cui ricadute sociali ed economiche non
tarderanno ad arrivare, al pari dell’ampliamento della discarica di Cerreto a cui è facile associare più
pensieri di omertà e rassegnazione che di difesa del territorio. Questo è oggi il sud del Lazio, un
territorio allo sbando. C’è da essere ottimisti?
Lorenzo Fiorini Psi
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