Domani, sabato 31 ottobre 2026, alle ore 17, la Fondazione Gregorio Antonelli (piazza Gregorio Antonelli, 1) ospiterà la presentazione dell’ultimo libro di Agostino Attanasio, L’impresa più grande. Storia della bonificazione pontina (1791-1944). Con l’autore dialogheranno la presidente della Fondazione, Maria Rosaria Saccucci, e Giovanni Di Spigno.
Il volume non vuole essere l’ennesima ricostruzione della bonifica fascista e delle “città nuove”. Attanasio ricostruisce invece una vicenda molto più antica e in gran parte poco conosciuta: quella della bonificazione delle vere e proprie Paludi Pontine, il territorio che da Tor Tre Ponti a Terracina si estendeva ai due lati della via Appia, dalle pendici dei Lepini e degli Aurunci fino alla sponda sinistra del fiume Sisto.
Nel 1777 quest’area andò a formare il comprensorio della bonificazione, articolato in una zona esterna e in un circondario interno di 19 mila ettari, che da solo ne occupava circa due terzi. Il circondario, acquisito dalla Camera Apostolica, fu suddiviso negli ultimi anni del Settecento in corpi fondiari, concessi in enfiteusi da Pio VI a poche decine di possessori. Nel 1861, dopo lunghe discussioni, il Governo pontificio li chiamò a riunirsi in Consorzio per sostenere le spese di manutenzione delle opere di bonifica. Ma l’impegno fu scarso e l’azione inefficace: l’ente, guidato per decenni dai Ferraioli e poi dal principe Felice Borghese, restò nelle mani di pochi grandi proprietari (tra cui gli Antonelli, i Boffi, i Montani, i Pietrosanti, i Rappini e gli Zannelli) e fu dominato tra Otto e Novecento da Michelangelo Di Stefano.
La svolta arrivò nel 1927, quando, per l’inerzia e i contrasti interni, il Consorzio fu commissariato. Affidato prima a Pierluigi Serra e dal 1928 a Natale Prampolini, in pochi anni portò a termine una trasformazione imponente del territorio, impiegando migliaia di operai.
Sorretto da un ampio e accurato apparato di fonti, il libro documenta con precisione le vicende interne al Consorzio e le opere realizzate, collocandole nel quadro della “questione della terra” e nel contesto politico e sociale della regione pontina negli anni che precedettero l’avvento del fascismo.
Chi è Agostino Attanasio
Nato a Terracina e formatosi a Latina, Agostino Attanasio lavora dal 1979 negli Archivi di Stato, occupandosi soprattutto di archivi comunali e familiari. Ha diretto gli Archivi di Stato di Rieti, Latina, L’Aquila e Livorno e, dal 2009 al 2014, l’Archivio centrale dello Stato.
Tra le sue pubblicazioni figura La macchina vecchia di Pantano, dedicato alla bonifica della Piana di Fondi. Ha inoltre curato il catalogo della mostra per il Centocinquantenario dell’Unità (La macchina dello Stato, Electa, 2011) e gli atti del convegno per il sessantesimo anniversario dell’Istituto (1943-1953. La ricostruzione della storia, Roma, 2015). È membro del Consiglio d’indirizzo scientifico della Fondazione Gramsci. (e.l.)
**L’ingresso all’evento è libero.
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