Al Professor Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito del Governo Meloni, e per suo tramite a tutti i Dirigenti scolastici della Repubblica italiana.
Signor Ministro,
Le scrivo da padre, preoccupato per una situazione che riguarda quotidianamente tanti ragazzi e le loro famiglie: il peso eccessivo degli zaini degli studenti delle scuole secondarie di primo grado.
È concepibile che un ragazzo di undici o dodici anni debba andare a scuola con uno zaino che può pesare undici chili, talvolta accompagnato da un altro zainetto per educazione motoria, da una pianola per musica e da una cartella ingombrante per tecnologia?
A tutto questo si aggiungono libri, quaderni, dizionari e materiali richiesti dalle diverse discipline. Ogni docente ha le proprie legittime esigenze didattiche, ma chi si preoccupa di valutare il peso complessivo che ricade sulle spalle degli studenti?
Il problema nasce proprio qui: dieci o undici insegnanti formulano richieste individualmente comprensibili, ma la loro somma può trasformare la giornata scolastica in una prova quotidiana di resistenza fisica.
Non si tratta di demonizzare i libri, indispensabili strumenti di conoscenza, né di mettere in discussione il valore delle materie. Si tratta di chiedersi se sia ragionevole sottoporre ragazzi ancora in crescita a carichi tanto gravosi, con possibili conseguenze in termini di affaticamento e dolori alla schiena e alle spalle.
La prevenzione dovrebbe essere una responsabilità condivisa, non un problema lasciato alla sensibilità dei singoli genitori.
C’è poi la questione economica. L’inizio della scuola secondaria di primo grado comporta già una spesa considerevole per libri di testo, quaderni, zaini e materiale didattico. Per molte famiglie, il primo anno delle medie rappresenta un impegno che incide pesantemente sul bilancio domestico.
Eppure, di fronte al problema degli zaini troppo pesanti, alcuni genitori sono costretti a valutare l’acquisto di tablet o computer per ridurre il materiale cartaceo da trasportare.
Mi domando, signor Ministro, se sia giusto che una famiglia debba affrontare un’ulteriore spesa per compensare un problema organizzativo della scuola. Non tutte le famiglie possono permettersi un dispositivo elettronico, né il suo acquisto garantisce che tutti i libri possano essere sostituiti in formato digitale.
Alleggerire lo zaino non deve diventare un privilegio riservato a chi può spendere di più.
E qui emerge anche una contraddizione: mentre il Ministero ha sostenuto con determinazione la limitazione dell’uso dei cellulari a scuola, non sarebbe opportuno valutare, con regole chiare e finalità didattiche, l’impiego delle risorse digitali già disponibili per ridurre il peso dei materiali?
Non chiedo di eliminare i libri o di ridurre la qualità dell’insegnamento. Chiedo di coordinare meglio le esigenze didattiche, mettendo al centro anche il benessere degli studenti.
Le scuole potrebbero:
coordinare le richieste dei docenti, evitando di concentrare nello stesso giorno libri e materiali particolarmente pesanti;
richiedere soltanto il materiale effettivamente necessario per ciascuna lezione;
consentire, dove possibile, di lasciare libri e strumenti a scuola, attraverso armadietti o spazi dedicati;
favorire l’utilizzo dei materiali digitali già disponibili, senza imporre alle famiglie l’acquisto di nuovi dispositivi;
verificare il peso complessivo degli zaini e promuovere un confronto tra dirigenti, insegnanti e genitori.
Sono misure di buon senso che non mettono in discussione l’autonomia didattica dei docenti, ma richiedono una maggiore collaborazione tra tutti coloro che hanno responsabilità nell’organizzazione scolastica.
Il peso dello zaino, infatti, non può essere valutato materia per materia: deve essere considerato nella sua interezza, perché è lo studente a dover trasportare contemporaneamente tutto ciò che viene richiesto.
Signor Ministro Valditara, Le chiedo di promuovere una riflessione concreta sul peso degli zaini e sui costi che le famiglie devono sostenere per garantire ai figli il diritto allo studio.
Mi rivolgo anche a tutti i Dirigenti scolastici d’Italia, affinché affrontino questo problema insieme ai docenti e ai rappresentanti dei genitori, individuando soluzioni praticabili nei rispettivi istituti.
La scuola dell’obbligo deve garantire istruzione e pari opportunità, ma deve anche interrogarsi sulle condizioni quotidiane in cui i ragazzi apprendono. Non basta assicurare loro un banco, un insegnante e libri adeguati: occorre prestare attenzione anche alle difficoltà concrete che accompagnano ogni giornata scolastica.
Non possiamo pretendere di educare i nostri figli al benessere, alla responsabilità e al rispetto di sé, ignorando un problema tanto semplice quanto evidente.
La domanda è dunque inevitabile: è davvero necessario che un ragazzo di undici o dodici anni trasporti ogni giorno uno zaino da undici chili, quando una migliore organizzazione potrebbe ridurre sensibilmente questo carico?
Non chiedo meno cultura, ma più buon senso. Non chiedo meno impegno agli insegnanti, ma maggiore coordinamento. Non chiedo privilegi per mio figlio, ma attenzione per tutti i ragazzi italiani.
Confido che questa lettera possa contribuire ad aprire un confronto serio, libero da polemiche e orientato a soluzioni concrete.
Perché i libri devono pesare nella formazione culturale dei nostri figli, non necessariamente sulle loro spalle.
Il diritto allo studio non deve trasformarsi in una prova quotidiana di resistenza fisica ed economica.
Con rispetto e fiducia in un Suo concreto interessamento,
Everardo Longarini … Per tutti i ragazzi che ogni mattina portano sulle spalle il peso dei libri e delle difficoltà che la scuola potrebbe contribuire a risolvere.
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