A Sonnino, l’Azienda Vitivinicola di Mauro Cetrone riporta in vita una tradizione di famiglia, raccogliendo la sapiente eredità del nonno, il Cavaliere Francesco Domenico Cetrone (nato il 1895), tra vigneti, uliveti e una terra che torna a raccontare la propria storia.
Ci sono storie che non finiscono. Si fermano, aspettano e poi tornano a vivere. Quella di Mauro Cetrone, imprenditore agricolo di Sonnino, ne è la prova: da quattro anni ha scelto di riprendere in mano un’eredità di famiglia fatta di terra, di vite e di vino, rimasta per un lungo periodo in silenzio ma mai cancellata dalla memoria.
La scelta di rilanciare il Moscato di Terracina non è un’operazione nostalgica. Nel panorama enologico attuale, dominato da vitigni internazionali e da gusti sempre più omologati, tornare a un vitigno autoctono significa puntare su ciò che nessun altro territorio può replicare. Il Moscato di Terracina è un’uva aromatica, dal profilo inconfondibile, che nei decenni passati aveva costruito la propria fama sui mercati nazionali e internazionali, diventando quasi un simbolo del litorale pontino. Poi, come accade a molte eccellenze locali, la produzione si era ridotta, schiacciata da logiche di mercato, dalla frammentazione dei terreni e dal progressivo abbandono delle campagne.
Oggi il vento è cambiato. Consumatori e operatori del settore cercano autenticità, legame con il luogo, storie riconoscibili dietro ogni bottiglia. Il vitigno autoctono risponde a questa domanda: offre identità, racconta un paesaggio e una comunità, e permette ai piccoli e medi produttori di distinguersi senza dover competere sui volumi. Riportare in vita il Moscato significa quindi recuperare un patrimonio e, allo stesso tempo, scommettere sul futuro, investendo sul valore di un nome che il mercato già conosce e riconosce.
Mauro Cetrone ha affrontato questa sfida con le qualità che servono a chi sceglie di tornare alla terra: coraggio, perché ripartire dopo anni di abbandono richiede investimenti, pazienza e fiducia; passione, perché la viticoltura di qualità non ammette scorciatoie; rispetto, perché ogni filare porta con sé il lavoro delle generazioni precedenti.
Anno dopo anno la vigna è tornata a rispondere. Ne nasce un Moscato DOC di grande eccellenza, un vino che non si limita a raccontare il proprio sapore, ma porta dentro il profumo della terra, il lavoro dell’uomo e la memoria di una famiglia. Perché produrre vino non significa soltanto vendere una bottiglia: significa custodire una storia. (everardo longarini)
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