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Eccellenza, Girone B – 7ª giornata. Il Terracina affonda a Ferentino: 3-1 e tanti interrogativi. Errori, poche idee e limiti strutturali alla base della sconfitta

scritto da Redazione
Eccellenza, Girone B – 7ª giornata. Il Terracina affonda a Ferentino: 3-1 e tanti interrogativi. Errori, poche idee e limiti strutturali alla base della sconfitta

Una trasferta amara per il Terracina, che esce sconfitto per 3-1 dal campo del Ferentino al termine di una gara che ha messo nuovamente a nudo i limiti della formazione biancoceleste. Una partita iniziata in salita, con un rigore fallito nella prima frazione, e proseguita con un momentaneo pareggio che aveva lasciato intravedere la possibilità di cambiare l’inerzia dell’incontro. Ma le speranze sono durate poco: i padroni di casa hanno ripreso in mano la gara, colpendo con Mingarelli e Colasurdo e approfittando delle difficoltà di una squadra incapace di reagire alle avversità.

Primo tempo: Ramos colpisce, Curiale spreca l’occasione del pareggio.

L’avvio tra Ferentino e Terracina è subito vivace. Dopo alcuni minuti di sostanziale equilibrio, sono i padroni di casa a sbloccare il risultato con L. Ramos, il più lesto a risolvere una mischia nell’area biancoceleste nata sugli sviluppi di un calcio di punizione. Una disattenzione difensiva che costa cara al Terracina, costretto a inseguire già nelle prime battute.

La reazione degli uomini di Pernarella, tuttavia, non produce gli effetti sperati. La manovra offensiva appare lenta, prevedibile e povera di soluzioni, con i biancocelesti che faticano a trovare spazi e a costruire azioni realmente pericolose.

Al 24′ arriva l’episodio che potrebbe cambiare il corso della partita. Nell’unica azione offensiva di rilievo costruita fino a quel momento dal Terracina, un difensore del Ferentino commette fallo su Curiale. L’arbitro Zorzon indica il dischetto senza esitazioni. È l’occasione per rimettere in equilibrio il risultato, ma lo stesso Curiale si fa neutralizzare il tiro dal portiere Manni, bravo a intuire la conclusione e a salvare il vantaggio dei suoi.

Un errore pesante, non soltanto per il risultato, ma anche per il morale di una squadra che avrebbe avuto bisogno di ben altri segnali per trovare fiducia e convinzione.

Scampato il pericolo, il Ferentino torna a premere, mentre il Terracina resta intrappolato nella pressione avversaria. I lanci lunghi diventano la soluzione più frequente per alleggerire la manovra, senza però garantire efficacia e continuità. Qualche tentativo sulle fasce non basta a modificare il quadro di una prestazione deludente, che all’intervallo vede i padroni di casa avanti per 1-0.

Al di là dello svantaggio, a preoccupare è soprattutto la povertà del gioco espresso dai biancocelesti: poche idee, manovra prevedibile e scarsa incisività in attacco. Sugli spalti, tra i tifosi presenti, il malcontento è palpabile, con giudizi particolarmente severi sulla prestazione della squadra.

La speranza è che l’intervallo possa restituire al Terracina determinazione e lucidità. Ma, considerando le difficoltà già emerse, per cambiare volto alla partita sarebbe servito ben più di un semplice scatto d’orgoglio.

Ripresa: il pareggio illude, poi il Terracina crolla.

Il secondo tempo sembra iniziare sotto auspici diversi. Il Terracina trova il gol del pareggio con Castaldi, riaprendo una partita che sembrava indirizzata sui binari del Ferentino. Una rete che avrebbe potuto rappresentare la svolta psicologica dell’incontro, restituendo fiducia a una squadra chiamata a dimostrare di poter reagire alle difficoltà.

L’illusione, però, dura poco. Il Ferentino riprende a spingere e trova nuovamente la via del gol con Mingarelli, riportandosi in vantaggio e facendo emergere ancora una volta le fragilità difensive dei biancocelesti. Il Terracina accusa il colpo, perde ordine e fatica a organizzare una risposta efficace.

La situazione precipita ulteriormente con la terza rete, firmata da Colasurdo, che mette in evidenza tutta la difficoltà della formazione di Pernarella nel contenere gli avversari e nel mantenere equilibrio tra i reparti.

A quel punto, come si suol dire, il Terracina va completamente in barca. La squadra si disunisce, le distanze tra i reparti aumentano e la gestione dei momenti complicati si rivela ancora una volta insufficiente. A completare una giornata da dimenticare arriva anche l’espulsione di Nallo, punito per un fallo commesso nel tentativo di arginare l’avversario, in una situazione che evidenzia le difficoltà nel reggere il confronto sul piano della corsa e della tenuta difensiva.

Il 3-1 finale fotografa una sconfitta che non può essere liquidata soltanto come il risultato di qualche episodio sfavorevole. Il rigore fallito da Curiale ha certamente pesato, ma la ripresa ha confermato problemi più profondi, legati alla qualità del gioco, alla tenuta difensiva e alla capacità di reagire quando la partita si mette male.

Una rosa con limiti evidenti e un gioco che non decolla.

La trasferta in terra ciociara lascia dunque in eredità interrogativi che la società non può ignorare. Dopo sette giornate di campionato, il Terracina continua a mostrare difficoltà strutturali che vanno oltre la singola prestazione: manca qualità a centrocampo, il reparto difensivo non offre le necessarie garanzie e anche il settore offensivo fatica a incidere con continuità.

L’arrivo di Curiale, il cui ingaggio rappresenta presumibilmente un investimento importante per la società, non sembra finora aver risolto il problema del gol. A Ferentino, l’attaccante ha avuto la possibilità di rimettere in equilibrio la gara dal dischetto, ma ha fallito una conclusione che, in quel momento, avrebbe potuto cambiare volto alla partita. Un errore che pesa, pur senza poter essere considerato l’unica causa della sconfitta.

Il problema principale resta però la mancanza di un’identità di gioco riconoscibile. Quando il Terracina incontra difficoltà, la squadra sembra non avere alternative: palla lunga e pedalare, nella speranza che davanti qualcuno riesca a inventare la giocata decisiva. Una strategia che, in assenza di attaccanti capaci di trasformare palloni difficili in occasioni concrete, rischia di diventare un esercizio sterile e controproducente.

Anche il centrocampo, fondamentale per costruire gioco e proteggere la difesa, non riesce a garantire continuità, equilibrio e personalità. Ne deriva una squadra spesso costretta a rincorrere gli avversari, incapace di controllare i ritmi e particolarmente vulnerabile quando è chiamata a recuperare uno svantaggio.

È vero, come ribadisce spesso mister Pernarella, che l’obiettivo stagionale è la salvezza e che la lotta per evitare la retrocessione coinvolge diverse formazioni, alcune delle quali potrebbero rivelarsi meno attrezzate del Terracina. Ma affidarsi alle difficoltà altrui non può diventare una strategia. Per salvarsi servono punti, organizzazione e soprattutto una squadra capace di esprimere un calcio funzionale all’obiettivo.

Proseguendo su questa strada, a rischiare di perdere credibilità non è soltanto la squadra, ma l’intero progetto sportivo che il presidente sta cercando faticosamente di costruire. I risultati e le prestazioni, finora, non sembrano offrire le rassicurazioni necessarie.

Servono risposte, e anche in fretta.

Dopo sette giornate, non è ancora il momento di emettere sentenze definitive, ma sarebbe altrettanto sbagliato sottovalutare i segnali che arrivano dal campo. Il Terracina ha bisogno di trovare rapidamente soluzioni, correggere gli errori e individuare un sistema di gioco che permetta ai giocatori di esprimere al meglio le proprie caratteristiche.

La salvezza resta un traguardo possibile, ma per raggiungerla occorrerà molto più di qualche episodio favorevole o di una sporadica reazione d’orgoglio. Servono maggiore solidità difensiva, un centrocampo capace di costruire e contrastare e un attacco finalmente in grado di trasformare le occasioni in gol.

È auspicabile che arrivino presto tempi migliori, perché la classifica non aspetta e ogni giornata che passa senza una svolta rischia di rendere più complicato il cammino verso la permanenza in categoria. La società è chiamata a riflettere, lo staff tecnico a trovare risposte e i giocatori a dimostrare sul campo di avere le risorse necessarie per uscire dalla palude in cui la squadra è precipitata.

La sconfitta di Ferentino, insomma, non è soltanto un 3-1 da archiviare. È un campanello d’allarme che suona forte e chiaro. Ignorarlo sarebbe un errore ancora più grave di quelli commessi durante la partita.

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