C’è chi la domenica riposa e chi, come il dottor Vincenzo Cataldi, la passa a fare i conti con le schede da compilare. Medico impegnato ogni giorno nel Sistema Sanitario Nazionale, racconta quella che definisce una vera «Via Crucis quotidiana».
«Le richieste di assistenza domiciliare per i pazienti fragili sono molto complesse e sottraggono troppo tempo a noi medici», spiega. «Siamo passati dal CAD al sistema SIATESS, e le cose non sono migliorate.»
Schede che spariscono.
Il primo problema, secondo Cataldi, è che i dati inseriti non vengono conservati. «Le schede dei pazienti, una volta compilate, poi spariscono. Così, anche solo per richiedere un prelievo domiciliare, devo ricompilare tutto da capo.»
E “tutto” significa molto. «Vogliono sapere il grado di istruzione del paziente, se vive da solo, chi lo assiste, dove abita, se ha la patente, se è stato ricoverato di recente. Se mangia da solo, se è depresso, se segue diete particolari, se i familiari riescono ad accudirlo. Chi sta compilando la scheda, caregiver 1, caregiver 2, i telefoni dei familiari, se è sposato e con chi vive.»
Poi si passa alla parte clinica: «Devo indicare le patologie che hanno indotto la richiesta, con il codice ICD. E quando arrivo alla fine della compilazione, manca sempre qualcosa!»
«È mai possibile tutto questo?»
Da qui la domanda che Cataldi rivolge a chi gestisce il sistema: «Ma è mai possibile? Bisogna snellire il sistema, e non appesantirlo.»
La sua proposta è semplice: «Una volta compilata la scheda, dovrebbe aprirsi una tendina con la voce “invia nuova segnalazione”. A quel punto il medico scrive soltanto: si richiede prelievo domiciliare, oppure medicazione di piaghe da decubito, oppure un ciclo di fleboclisi. È troppo complicato?»
Un appello al rispetto.
Il medico non nasconde l’amarezza: «Abbiamo capito che volete risparmiare su tutto. Ma i pazienti cronici e i medici meritano il dovuto rispetto.» (e.l.)
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