Sono medico di famiglia da quasi quarant’anni, e non ho mai visto un sistema tanto ingolfato di carte quanto quello di oggi. Provo a raccontarvi una giornata qualunque, fatta di scartoffie che si moltiplicano invece di semplificarsi.
Comincio con una scheda Siatess — quella che ha preso il posto del vecchio Cad per l’assistenza domiciliare — per un paziente di 96 anni: è già in flebo, non si alimenta più da solo, ha incontinenza urinaria. Basterebbe questo per capire di che quadro clinico parliamo. E invece no: per rinnovargli semplicemente i pannoloni ho dovuto richiedere una visita geriatrica domiciliare e allegare l’impegnativa sul sistema. Poco dopo, per un prelievo a domicilio — sullo stesso paziente, già in assistenza attiva — mi sono ritrovato a dover rifare l’intera scheda da capo. Da zero. Caregiver 1, caregiver 2, se vive solo, se ha la patente, se è dimagrito, se chi lo assiste è stanco, come ho condotto la valutazione: tutte domande a cui avevo già risposto pochi giorni prima.
Ieri è toccato a un certificato di infortunio sul lavoro a carattere continuativo. Anche qui, nonostante la continuità del caso, mi è stato richiesto di riscrivere data e ora dell’infortunio, l’orario di abbandono del posto di lavoro, nome e indirizzo dell’azienda, il luogo e la dinamica dell’evento. Informazioni già presenti, nero su bianco, nel primo certificato.
È lo stesso meccanismo delle schede Siatess: dati già inseriti in precedenza che vanno reinseriti ogni volta, per ogni nuova richiesta collegata allo stesso paziente. Chiedo, con tutta la sincerità di cui sono capace: si può pensare di snellire questo sistema? Di evitarci di perdere tempo inutilmente, per poterlo dedicare davvero a chi ne ha bisogno? Non è più sostenibile restare impigliati in queste pastoie burocratiche.
E non ho ancora parlato dei rinnovi dei piani terapeutici per diabetici, cardiopatici e pazienti cronici in genere: altro tempo perso, altre file da smaltire.
Semplificate, vi prego.
C’è poi il capitolo OTP per la ricetta elettronica: basta un minuto di connessione che salta — e capita spesso — e la procedura si blocca. Il paziente resta in attesa, la ricetta non si può fare, e non per colpa mia.
Datevi una regolata: così non si può più andare avanti.
In quarant’anni di professione ho visto cambiare molte cose. Purtroppo, quasi tutte in peggio.
Vincenzo Cataldi
Medico di famiglia, Fondi
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