C’è chi la chiama “trincea”, e non a caso. È quello che si vede oggi, passando lungo il perimetro dello stadio Mario Colavolpe, dove da maggio 2026 — cinque mesi fa — è aperto un cantiere da 340 mila euro destinato alla realizzazione della rete idrica e fognaria a servizio dell’impianto sportivo.
Domenica scorsa, tornando all’impianto in occasione della partita casalinga, il colpo d’occhio non lascia spazio a facili entusiasmi: uno scavo lungo, delimitato dalle transenne di sicurezza previste dalla normativa — utili, va detto, a evitare che qualche tifoso troppo esaltato (o troppo deluso) dal risultato in campo finisca dentro il camminamento che corre dai bagni dell’impianto fino a un punto imprecisato, dove dovrebbe collegarsi alla rete fognaria comunale.
Cinque mesi di cantiere per arrivare al punto che abbiamo visto: se questo è il ritmo, c’è poco da stare tranquilli.
Il vero banco di prova è dietro l’angolo.
Il dato che preoccupa non è tanto la lentezza di questo primo lotto di lavori, quanto quello che dovrebbe arrivare subito dopo. L’amministrazione comunale ha infatti già annunciato che da febbraio 2027 lo stadio Colavolpe sarà chiuso alla fruizione sportiva per dare il via a un intervento ben più ampio: il restyling quasi completo dell’intera infrastruttura.
Un’operazione di ben altra portata rispetto allo scavo di una condotta. E se il metro di paragone è quello offerto dai lavori attualmente in corso — cinque mesi per una trincea — viene spontaneo chiedersi: quanti mesi, o anni, servirebbero per rifare quasi da zero uno stadio intero? Le prospettive, a voler essere onesti, non sono affatto incoraggianti.
Una data di fine lavori tutta da scrivere.
Il capitolato d’appalto fisserà sulla carta tempistiche e scadenze. Ma la storia recente dei cantieri pubblici cittadini insegna a diffidare delle date scritte sui documenti ufficiali: tra un ritardo e una proroga, il calendario reale finisce spesso per allontanarsi parecchio da quello annunciato. Al momento, l’unica certezza è la chiusura dello stadio a febbraio 2027. Il resto — durata dei lavori, data di riapertura — resta, appunto, tutto da scrivere.
Restano da chiarire, oltre ai tempi, anche le ricadute pratiche di una chiusura prolungata: dove giocherà il Terracina Calcio 1925, che oggi utilizza il Colavolpe come casa? Con quali soluzioni alternative si tamponerà l’assenza di un impianto che è punto di riferimento per lo sport terracinese?
Domande legittime. Nel frattempo, resta lo scavo. E la speranza — non troppo convinta, visti i precedenti — di essere smentiti dai fatti. (everardo longarini)
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