Una giornata di mobilitazione che finisce per raccontare, più di ogni comunicato, la frattura profonda che attraversa oggi la rappresentanza dei lavoratori dei Centri Unici di Prenotazione (CUP e ReCUP) della Regione Lazio. Da un lato un presidio sotto il Consiglio regionale, promosso dal Coordinamento regionale CRAC con il sostegno dei Cobas Lavoro Privato; dall’altro un tavolo istituzionale con le sigle confederali FP CGIL Roma e Lazio, CISL FP Lazio e UIL FP Roma e Lazio. Due comunicati, due linguaggi, due modi radicalmente diversi di intendere la tutela di chi, ogni giorno, gestisce il primo contatto tra i cittadini e la sanità pubblica laziale.
Il coordinamento CRAC racconta una giornata di rottura netta. Fin dalle 10 del mattino una delegazione si è riunita sotto il Consiglio regionale per rivendicare un ruolo diretto nella trattativa sull’internalizzazione e la stabilizzazione del personale in appalto nei servizi amministrativi sanitari, dopo anni — denunciano — di precariato, stipendi bassi e ritardi nei pagamenti.
Il passaggio più duro del comunicato riguarda proprio i sindacati confederali: la base, si legge, ha fatto sapere che nessuno può negoziare in suo nome senza un mandato esplicito, “men che meno le sigle sindacali confederali CGIL, CISL e UIL”, accusate di essere ormai vicine alle posizioni datoriali. Quando la protesta si è spostata verso la sede della Giunta, il coordinamento parla apertamente di un distacco definitivo: i rappresentanti della “Triplice” si sarebbero allontanati senza il sostegno dei lavoratori, un episodio letto come la conferma di un sindacalismo più interessato a sedersi ai tavoli del potere che a rispondere ai bisogni reali della categoria.
Il risultato rivendicato dal CRAC è duplice: un impegno formale della Regione ad avviare “nel più breve tempo possibile” il processo di stabilizzazione, e l’istituzione di un tavolo permanente direttamente con i lavoratori, senza intermediazioni sindacali tradizionali.
Il comunicato congiunto di FP CGIL, CISL FP e UIL FP descrive invece un incontro tecnico con le Direzioni Generali, Sanitarie e della Centrale Appalti della Regione, insieme a CNS e SDS — le società che oggi gestiscono materialmente il servizio insieme a Crescere Con. Al centro del confronto, i ritardi negli stipendi dei lavoratori di SDS e Crescere Con: la SDS avrebbe attivato strumenti economici e finanziari per garantire la continuità dei pagamenti nei prossimi mesi.
La notizia politicamente più rilevante, però, è un’altra: la Regione ha comunicato l’intenzione di procedere all’internalizzazione del servizio e del personale non tramite assunzione diretta, ma attraverso una società consortile interamente partecipata dalla pubblica amministrazione, dopo le prime verifiche di legittimità con gli organi competenti. Le sigle confederali dichiarano di aver chiesto unitariamente che in questo processo rientri anche il personale ReCUP, definito “l’anello più fragile” ma al tempo stesso “il primo punto di contatto fondamentale” del sistema sanitario regionale. La Regione ha inoltre annunciato di star valutando lo strumento tecnico per l’adeguamento tariffario necessario a finanziare i rinnovi contrattuali, con un nuovo incontro entro un mese.
Messi a confronto, i due comunicati non raccontano semplicemente due eventi paralleli, ma due modelli di rappresentanza in aperta contraddizione tra loro.
Il primo nodo è la legittimità stessa dell’interlocuzione: mentre il CRAC rivendica un mandato diretto dei lavoratori e denuncia l’assenza di rappresentatività delle sigle confederali, CGIL, CISL e UIL si presentano nel proprio comunicato come gli interlocutori naturali e già riconosciuti dalla Regione, al tavolo con le Direzioni regionali. Le due sigle non si citano a vicenda: il CRAC descrive un allontanamento imbarazzato dei sindacati confederali dalla Giunta, la Triplice non fa menzione alcuna di un presidio parallelo né di una delegazione di base ricevuta separatamente dai vertici regionali. Il lettore esterno resta quindi senza un quadro univoco su chi, materialmente, abbia negoziato che cosa con la Regione in questa stessa giornata.
Il secondo nodo riguarda il merito della soluzione. Il CRAC parla di “stabilizzazione” del personale in termini generali, lasciando intendere un percorso verso l’assunzione stabile. Il comunicato confederale è più preciso e, in un certo senso, più cauto: l’internalizzazione preannunciata dalla Regione non è un’assunzione diretta nei ruoli pubblici, ma il passaggio a una società consortile partecipata dalla pubblica amministrazione — una soluzione che mantiene i lavoratori formalmente fuori dai ranghi regionali, sebbene sotto controllo pubblico. Si tratta di un dettaglio tutt’altro che secondario per chi, come i lavoratori del ReCUP, chiede oggi piena stabilità.
Il terzo nodo è quello economico, e riguarda direttamente la Regione Lazio nella sua veste di stazione appaltante. Il servizio CUP/ReCUP, attualmente affidato in appalto, ha un valore stimato di circa 178 milioni di euro su un arco di 48 mesi, interamente a carico della fiscalità regionale. È su questa cifra — e sulla sua eventuale riconversione in una società consortile pubblica — che si giocherà la vera partita nelle prossime settimane: un processo che le sigle confederali definiscono già “avviato” dopo verifiche di legittimità, mentre il coordinamento di base lo rivendica ancora come un obiettivo da conquistare sul campo, “senza arretrare di un solo passo”.
Resta un fatto: nella stessa giornata, con lo stesso interlocutore istituzionale, i lavoratori dei CUP laziali si sono presentati con due voci distinte e in parte contrapposte. Il tavolo permanente annunciato dal CRAC direttamente con i lavoratori e il tavolo tecnico con le sigle confederali, se davvero entrambi confermati, dovranno ora convivere — o scontrarsi — nelle prossime fasi della trattativa sull’internalizzazione. (everardo longarini)
*Nella foto il presidio dei lavoratori dei Cup regionali del Coordinamento CRAC presenti all’evento di questa mattina. “Tavolo di lavoro” che si è tenuto nelle sedi della Regione Lazio di via della Pisana e nella sede della Giunta regionale di via Rosa Raimondi Garibaldi.
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