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Terracina. Piazza Municipio: le domande scomode a cui nessuno risponde

scritto da Redazione
Terracina. Piazza Municipio: le domande scomode a cui nessuno risponde

“Il tema della salvaguardia di piazza Municipio (il foro Emiliano, l’antico centro amministrativo, civile e religioso di epoca romana) lo riteniamo una questione seria, da non lasciar cadere nel silenzio delle scarse prese di posizione. Riprendiamo questa mattina il discorso, rispondendo all’articolato intervento della consigliera di Forza Italia Valentina Olleia.”

C’è un modo elegante per non dire nulla: trasformare una responsabilità politica in un elenco di domande. È l’impressione che lascia la lunga replica con cui la consigliera comunale e capogruppo di Forza Italia ha risposto alle critiche sull’uso di Piazza Municipio, cuore del Foro Emiliano, per eventi e manifestazioni.

Il tono è concreto, quasi tecnico: «Conosciamo davvero lo stato del Foro Emiliano? Esiste una relazione aggiornata sulla pavimentazione? Sono state individuate le cause delle fratture?». Domande legittime, sacrosante persino. Il problema è che a porle, con toni da prima interrogazione, dovrebbe essere il cittadino che chiede conto alla politica — non la politica che le rigira al cittadino, come se la responsabilità di saperlo non fosse già, da anni, sua.

Il nodo che la replica aggira: gli ingressi alle sostruzioni sono quasi tutti in mano ai privati? Vi sono altri vie d’ingresso per raggiungerle?

Questo non è un dettaglio tecnico: significa che la tutela di un monumento archeologico di rilievo assoluto dipende, in misura significativa, da soggetti che potrebbero rispondere a logiche diverse da quelle della conservazione pubblica? Qualunque discorso sulla “regolamentazione degli eventi” che non parta da questo nodo rischia di restare un esercizio di stile.

Se le crepe e i cedimenti che chiunque può osservare camminando sulla piazza sono il sintomo, la causa va cercata anche qui: in decenni di scarsa chiarezza su chi debba manutenere cosa, e con quali risorse. Non è un problema nato con l’ultimo concerto o l’ultima fiera allestita in piazza.

Le domande giuste, rivolte alla persona sbagliata.

Quando la consigliera si chiede se esista «un programma di manutenzione, conservazione e restauro della pavimentazione e delle sostruzioni», non fa una domanda retorica: fa, senza volerlo, un atto d’accusa. Se quel programma non esiste — e tutto lascia pensare che non esista, la domanda da porre è diretta: chi doveva predisporlo? Chi, tra amministrazione comunale e Soprintendenza, avrebbe dovuto prevederlo?

Il richiamo alla “memoria storica della piazza” — ai palchi e alle passerelle montati in passato — usato per relativizzare le critiche di oggi, si può leggere anche al contrario: se per decenni la piazza è stata sollecitata da carichi e allestimenti senza una conoscenza tecnica aggiornata dello stato delle sostruzioni, non è un’attenuante. È l’ammissione che il problema è strutturale e trascurato da tempo, non un’invenzione degli ultimi mesi.

Il rischio più grande: Terracina alta come “luna park”.

Ridotta al solo Foro Emiliano, la questione sarebbe già grave. Allargata al resto del centro storico alto, diventa un allarme. La posta in gioco non è soltanto la tenuta di una pavimentazione romana, ma il futuro di un intero quartiere storico esposto al rischio di un overtourism concentrato nei weekend e a poche settimane estive, senza regole né capacità di governarlo.

Non serve immaginare scenari lontani: basta guardare cosa sta succedendo a Piazza della Repubblica e alle strade limitrofe, ormai quasi sinonimo di “movida alcolica” — una concentrazione di locali cresciuta fino quasi a implodere su se stessa. È lo scenario che rischia di riprodursi, amplificato, nel centro storico alto: un luogo di straordinario valore identitario e archeologico trasformato in scenografia usa-e-getta per eventi scelti più per la loro capacità di richiamo che per la loro compatibilità con il sito che li ospita.

Una responsabilità che non è solo della maggioranza.

Chiedere “senza se e senza ma” — per usare le stesse parole della consigliera — che le prescrizioni tecniche vengano rispettate è condivisibile. Ma perché quelle prescrizioni siano rispettabili, devono prima esistere, essere aggiornate e rese pubbliche. Ed è qui che la responsabilità si allarga: non riguarda solo chi amministra oggi, ma anche chi, dai banchi dell’opposizione, si è accorto del problema solo ora che è diventato materia di dibattito pubblico.

Il centro storico di Terracina non può permettersi di diventare, come si dice da più parti, “il nuovo luna park del terzo millennio”. Ma per evitarlo non bastano le repliche eleganti e le domande rimandate al mittente: serve che la politica, maggioranza e opposizione insieme, pretenda finalmente quelle relazioni tecniche, quei piani di manutenzione, quella chiarezza anche sulla proprietà delle sostruzioni che oggi, a quanto pare, ancora non ci sono. (everardo longarini)

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