sabato 25 Maggio 2024,

Politica

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Roma&Lazio. La politica, le opinioni, i fatti

scritto da Redazione
Roma&Lazio. La politica, le opinioni, i fatti
Giosuè Bruno Naso, legale di Massimo Carminati, ha fatto il punto sulle prime battute del processo “Mafia Capitale” iniziato lo scorso cinque novembre, intervenendo su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG Regione, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio.
Il processo sta subendo un doping mediatico, a detta di Naso: “C’erano più giornalisti che avvocati, questo la dice lunga sull’attenzione che i media hanno riservato a questo processo, ma è un’attenzione pilotata, provocata dalla procura che ha impostato il processo in questi termini, dandogli una rilevanza mediatica oltre i limiti del ragionevole. Per questo ho definito questo processo un processetto dopato, perché rispetto al capo di imputazione, a mio avviso, la realtà processuale sottostante è molto più modesta. La fase di questo processo è artificiosa, non corrispondente alla realtà“.
Qualcuno potrebbe cercare di sfruttare questo processo per farsi pubblicità. Spiega Naso:Per farsi pubblicità fine a sé stessa direi di no. Per ambizioni personali o porre in essere progetti extraprocessuali forse sì. Non c’è dubbio che questa vicenda abbia avuto delle ricadute e altre ne avrà, sicuramente, sulla politica locale e sulla politica nazionale. Non voglio esagerate con le mie prospettazioni, ma certamente il ricorso a una figura come Carminati, che da sempre è attinta da sospetti, insinuazioni, che per altro tali sono rimasti nell’arco di venti e più anni, il coinvolgimento di certi politici, il tentativo riuscito a metà di distruggere la carriera politica di Alemanno, l’evidente riserbo che invece si è tenuto nei confronti di altri personaggi politici, dei quali sono rimasti coinvolti stretti collaboratori ma loro non sono stati sfiorati dalle indagini. Tutto questo non mi sembra il frutto di una gestione asettica del processo, ma di una strategia precisa“.
Naso, legale di Carmianti, ha spiegato come andrà avanti il processo:Non ci sono ancora delle decisioni programmatiche. Siamo nella fase più delicata del processo, siamo nella fase delle questioni preliminari. E’ una fase in un cui il processo deve essere messo in moto. In questo momento dobbiamo stabilire chi è legittimato a partecipare al processo, con riferimento alle parti civili. E’ poi intervenuta una cosa molto discutibile, quella cioè di far seguire il processo a tre imputati che non hanno il 41bis attraverso il meccanismo della videoconferenza. Buzzi, Testa e Brugia non dovevano partecipare partecipare in videoconferenza ma avevano tutto il diritto di essere in aula. Il tribunale non aveva i poteri per disporre quanto disposto. La strumentalità di questa decisione risiede in un fatto che ha del clamoroso. Testa stava a Rebibbia, non avrebbe comportato nulla poterlo far assistere al processo in persona“.
Naso conferma che Carminati parlerà: Questo accadrà tra parecchi mesi. La procedura prevede che prima si sentano i testi d’accusa, che sono almeno un centinaio. La cosa, quindi, avverrà in primavera, possiamo dire indicativamente verso maggio o giugno. C’è una grande attesa per le parole di Carminati perché da Carminati, per definizione, visto il profilo che se ne è disegnato, tutti si aspettano chissà quali dichiarazioni. Ho letto sui giornali che le parole di Carminatti faranno tremare Roma e altre cose simili. Roma tremerà per le buche o perché la metro C è costruita male, sicuramente non per le rivelazioni di Carminati. Carminati si difenderà, questo significa che risponderà alle contestazioni che sono mosse nei suoi confronti. Carminati non ha rivelazioni d fare. Carminati, suo malgrado, è diventato un personaggio su quello che non ha fatto e non su ciò che davvero gli è stato attribuito e quando gli è stato attribuito qualcosa, con sentenza passata in giudicato, e faccio riferimento al furto nel caveau di Piazzale Clodio, questo furto è stato descritto in modo particolare, come se l’obiettivo non fossero i soldi e i valori conservati nelle cassette di sicurezza, ma documenti e segreti dei magistrati romani attraverso i quali avrebbe potuto ricattarli. Questo è falso. Quella fu una rapina normale, per soldi. Una teoria come quella ricostruita è offensiva in primo luogo per i magistrati, che risulterebbero tutti come ricattabili“.
Sul fatto che a Carminati sarebbero saltati i nervi già durante la prima udienza del processo: Si dice che Carminati si sia risentito per il Codacons. Ma che cosa volete che gliene freghi a Carminati se il Codacons si costituisce o meno parte civile. Ai giornalisti non passa per la testa che dopo quattro o cinque ore in cui si è costretti a stare seduti si senta il bisogno di sgranchirsi le gambe. E poi non credo che Carminati sia una ameba in grado di assistere alla sua udienza immobile. Carminati è una persona intelligente, ha un altissimo senso del realismo, sa quello che aspetta, conosce i pregiudizi con i quali lui e il suo difensore si dovranno confrontare e quindi non può certamente arrabbiarsi per una battuta di un pubblico ministero o per una dichiarazione di una parte civile. Volete che Carminati non sappia già che piega potrebbe prendere il processo?“.
Da Naso, infine, quasi una previsione sull’esito del processo:In tanti pensano che questo processo per Carminati finirà con la condanna per mafia, che poi verrà rivista in appello, in modo che tutto poi si giochi in Cassazione? Questa potrebbe essere una soluzione. Mi deluderebbe molto, perché una definizione di questo genere proverrebbe da un giudice che invece gode della mia stima e della mia considerazione. In questo momento non sto facendo l’avvocato di Carminati, sto ragionando dall’alto dei quarant’anni di esperienza professionale che ho, Quello che manca in questo processo sono proprio gli elementi costitutivi del delitto di associazione di stampo mafioso. Avendo fatto processi di mafia in Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Lombardia e Liguria, sostengo che la mafia sia tutta un’altra cosa. Non mi sorprenderei se per dare un colpo al cerchio e uno alla botte in primo grado si optasse per una situazione e in appello si optasse per un’altra. Anche se non sarebbe giusto. Carminati è una persona come tutte le altre, ha una famiglia, un figlio, una compagna, vive da trentacinque anni con un segno indelebile sul suo corpo della incontinenza e della intemperanza di chi lo ha fronteggiato, perché gli spararono quando lui era armato solo di una patente falsa mentre cercava di andare in Svizzera. Gli spararono a bruciapelo in faccia e lui era armato solo di una patente falsa.“.


ROMAUNO, PALOZZI (FI): “TRONCA E ZINGARETTI NON LASCINO SOLI LAVORATORI”
Voglio rinnovare la piena vicinanza ai lavoratori di RomaUno, oggi in piazza per difendere il posto di lavoro. La vertenza che sta coinvolgendo giornalisti, operatori e dipendenti dell’emittente capitolina, è molto preoccupante e auspico quanto prima una soluzione concreta, che tuteli i livelli occupazionali e mantenga in vita una realtà televisiva, che in oltre dieci anni di vita, ha saputo raccontare in maniera autorevole e professionale la quotidianità della capitale d’Italia. È doveroso, dunque, che le istituzioni, non lascino soli i lavoratori. Sollecito Tronca e Zingaretti ad ascoltare il grillo di allarme dei dipendenti di RomaUno”. Così il consigliere regionale FI, Adriano Palozzi.


Valentina Corrado, Capogruppo Movimento 5 Stelle in Regione Lazio, è intervenuta ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano”, condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia, su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).
Il capogruppo del pd in Regione, Marco Vincenzi, si accordava con Salvatore Buzzi e il teorico rivale politico Luca Gramazio, pdl, per aggirare i controlli dell’assessore Estella Matrino in Campidoglio e far arrivare i fondi della Pisana direttamente ai municipi, per poi indirizzabili verso le coop amiche. Scritto nero su bianco dal Ros. È la riproposizione dell’inconfessabile patto bipartisan già emerso per la gara del Recup e ora all’esame dei giudici di Mafia Capitale. Mafia capitale è anche mafia regionale –ha affermato Corrado-. Noi abbiamo presentato da tempo un esposto riguardo questi fatti. Agli atti esistono degli emendamenti fatti in una commissione, funzionali allo stanziamento di soldi per le cooperative di Salvatore Buzzi. Stiamo cercando di far capire che la Regione Lazio sta dentro con tutte le scarpe a Mafia Capitale. Il Capo di gabinetto del governatore Zingaretti è coinvolto. C’è una trasversalità in Mafia Capitale e mafia regionale che coinvolge destra e sinistra. La Regione è tutta da smantellare e ricostruire. Chiediamo le dimissioni di Zingaretti, che viene in aula a raccontarci cose che vengono puntualmente smentite dagli atti. Nostro candidato alla regione? Lo deciderà la rete, come avviene sul piano nazionale e comunale”.


Franco Maccari, Segretario generale del sindacato di polizia Coisp, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano”, condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia, su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it) .
Sui nuovi tagli ai fondi per la sicurezza disposti dal Governo.Questi tagli si ripercuotono sui cittadini in maniera pesante –ha affermato Maccari-, perché riguardano la sicurezza delle persone. Noi siamo sempre figli dell’opposizione e orfani del governo. Noi abbiamo visto il Ministro dell’Interno una volta sola, ci ha chiamato due volte dicendoci che non ci avrebbero bloccato i contratti e invece poi ce li hanno bloccati, porta pure sfiga. Era dai tempi di Berlusconi che non vedevamo tutti questi tagli alla sicurezza. Da una parte però si va in tv a dire che l’Italia è un Paese felice, che va tutto bene. Oggi una signora di oltre 80 anni è stata uccisa in casa da rapinatori e sono situazioni che capitano tutti i giorni. Ormai siamo talmente abituati che sembra che siamo obbligati a pagare questo scotto. Mi fa sorridere che il ministro va a dire che hanno assunto 2500 uomini delle forze dell’ordine, omettendo che solo in polizia ci sono stati 3000 pensionamenti. Peggio di così siamo stati solo col predecessore di Alfano, e il predecessore era sempre lui”.
Sulle polemiche all’indomani della manifestazione della Lega Nord a Bologna per il rilascio di tre giovani dei centri sociali che protestavano contro il raduno leghista, fermati durante gli scontri con la polizia. “Alfano ha detto che lui li ha arrestati e i magistrati lo hanno rilasciato, e la piazza giudicherà”. Lui non ha arrestato nessuno perché noi non ci sentiamo rappresentati da lui –ha affermato Maccari- e non è la piazza che deve giudicare, è lo Stato.


Alfonso Sabella, magistrato ed ex assessore alla Legalità del Comune di Roma, è intervenuto questa mattina su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano, nel corso del format ECG Regione, con Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio.
Sabella rivendica i risultati della sua esperienza in Campidoglio: Roma è la mia città, mi manca l’adrenalina del Campidoglio. Mi piacciono le sfide complicate, sono sempre quelle che ho rincorso nella mia vita. La sfida come Assessore alla Legalità di Roma non è stata persa, la definirei avviata. Le linee che abbiamo tracciato, sulla logica del recupero della Legalità, sono la base dell’attività che sta facendo il commissario governativo su Roma Capitale e non potrebbe essere diversamente. Sono abbastanza soddisfatto di quello che sono riuscito a mettere in campo, però è stato fin troppo poco, anche perché, diciamo la verità, io ero totalmente da solo. Scherzando quando mi dicevano che ero l’assessore alla legalità, io rispondevo che ero l’assessorato alla legalità. Sono stato lasciato solo? No, direi una bugia, all’inizio è stata una mia scelta quella di lavorare in perfetta solitudine, poi ho avuto una squadra di collaboratori, qualche segretario, qualche ragazzo che mi ha aiutato a mettere a posto le carte. Tutte le volte che ho proposto un provvedimento in giunta ho avuto la massima solidarietà dagli altri colleghi e grande collaborazione dagli altri assessori“.
Sabella ribadisce che è più difficile cercare di cambiare le cose a Roma che arrestare i mafiosi a Palermo:Roma purtroppo è stata lasciata abbandonata a sé stessa per troppo tempo e conseguentemente si è creata una classe dirigente di persone sostanzialmente poco formate professionalmente. Se a questo aggiungiamo che in un clima come questo la corruzione ha trovato ampia possibilità di annidarsi, il gioco è fatto. Quando sono arrivato io non ho trovato mafia in Campidoglio, ma tantissima corruzione. Non facciamoci illusioni, non possiamo pensare che con un colpo di spugna si possa distruggere la corruzione. Sicuramente, però, possiamo renderle la vita difficile“.
Sabella è duro quando parla di corruzione: “Bisogna rendere sempre più complicata la vita ai corrotti e ai corruttori. C’è un problema di legalità che le imprese si devono porre in questo Paese. Io sono convinto che quasi tutte le imprese che contrattano con la pubblica amministrazione paghino mazzette. Bisogna impedire che nelle imprese passi questo sistema. Ho visto tante cose inquietanti da questo punto di vista. In Italia mancano gli anticorpi legati alla corruzione. La situazione non è quella del 1992, ma non è nemmeno quella che ci si sarebbe aspettati di trovare una volta usciti da Tangentopoli. Probabilmente questo Paese da Tangentopoli non è mai uscito“.
Sabella non chiude le porte a un suo eventuale nuovo coinvolgimento politico a Roma:Se qualcuno dovesse richiamarmi e chiedermi di metterci la faccia per aiutare Roma? Quando Marino mi ha proposto di diventare assessore alla legalità a Roma la proposta sicuramente non era allettante, avrei dovuto fare un lavoro difficilissimo, perdere la mia sede di lavoro e dimezzarmi lo stipendio. Io ho accettato senza indugio per la mia città. Roma è la città dove ho trascorso più tempo nella mia vita, dove vorrei restare fino alla fine dei miei giorni, dove vive mia figlia. Ho imparato ad apprezzare la romanità, che un tempo mi lasciava perplesso. Se c’è da lavorare per la mia città sono sempre e comunque disponibile“:


Giosuè Bruno Naso, legale di Massimo Carminati, ha fatto il punto sulle prime battute del processo “Mafia Capitale” iniziato lo scorso cinque novembre, intervenendo su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano (www.unicusano.it) , nel corso del format ECG Regione, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio.
Il processo sta subendo un doping mediatico, a detta di Naso: “C’erano più giornalisti che avvocati, questo la dice lunga sull’attenzione che i media hanno riservato a questo processo, ma è un’attenzione pilotata, provocata dalla procura che ha impostato il processo in questi termini, dandogli una rilevanza mediatica oltre i limiti del ragionevole. Per questo ho definito questo processo un processetto dopato, perché rispetto al capo di imputazione, a mio avviso, la realtà processuale sottostante è molto più modesta. La fase di questo processo è artificiosa, non corrispondente alla realtà“.
Qualcuno potrebbe cercare di sfruttare questo processo per farsi pubblicità. Spiega Naso:Per farsi pubblicità fine a sé stessa direi di no. Per ambizioni personali o porre in essere progetti extraprocessuali forse sì. Non c’è dubbio che questa vicenda abbia avuto delle ricadute e altre ne avrà, sicuramente, sulla politica locale e sulla politica nazionale. Non voglio esagerate con le mie prospettazioni, ma certamente il ricorso a una figura come Carminati, che da sempre è attinta da sospetti, insinuazioni, che per altro tali sono rimasti nell’arco di venti e più anni, il coinvolgimento di certi politici, il tentativo riuscito a metà di distruggere la carriera politica di Alemanno, l’evidente riserbo che invece si è tenuto nei confronti di altri personaggi politici, dei quali sono rimasti coinvolti stretti collaboratori ma loro non sono stati sfiorati dalle indagini. Tutto questo non mi sembra il frutto di una gestione asettica del processo, ma di una strategia precisa“.
Naso, legale di Carminati, ha spiegato come andrà avanti il processo:Non ci sono ancora delle decisioni programmatiche. Siamo nella fase più delicata del processo, siamo nella fase delle questioni preliminari. E’ una fase in un cui il processo deve essere messo in moto. In questo momento dobbiamo stabilire chi è legittimato a partecipare al processo, con riferimento alle parti civili. E’ poi intervenuta una cosa molto discutibile, quella cioè di far seguire il processo a tre imputati che non hanno il 41bis attraverso il meccanismo della videoconferenza. Buzzi, Testa e Brugia non dovevano partecipare partecipare in videoconferenza ma avevano tutto il diritto di essere in aula. Il tribunale non aveva i poteri per disporre quanto disposto. La strumentalità di questa decisione risiede in un fatto che ha del clamoroso. Testa stava a Rebibbia, non avrebbe comportato nulla poterlo far assistere al processo in persona“.
Naso conferma che Carminati parlerà:Questo accadrà tra parecchi mesi. La procedura prevede che prima si sentano i testi d’accusa, che sono almeno un centinaio. La cosa, quindi, avverrà in primavera, possiamo dire indicativamente verso maggio o giugno. C’è una grande attesa per le parole di Carminati perché da Carminati, per definizione, visto il profilo che se ne è disegnato, tutti si aspettano chissà quali dichiarazioni. Ho letto sui giornali che le parole di Carminatti faranno tremare Roma e altre cose simili. Roma tremerà per le buche o perché la metro C è costruita male, sicuramente non per le rivelazioni di Carminati. Carminati si difenderà, questo significa che risponderà alle contestazioni che sono mosse nei suoi confronti. Carminati non ha rivelazioni d fare. Carminati, suo malgrado, è diventato un personaggio su quello che non ha fatto e non su ciò che davvero gli è stato attribuito e quando gli è stato attribuito qualcosa, con sentenza passata in giudicato, e faccio riferimento al furto nel caveau di Piazzale Clodio, questo furto è stato descritto in modo particolare, come se l’obiettivo non fossero i soldi e i valori conservati nelle cassette di sicurezza, ma documenti e segreti dei magistrati romani attraverso i quali avrebbe potuto ricattarli. Questo è falso. Quella fu una rapina normale, per soldi. Una teoria come quella ricostruita è offensiva in primo luogo per i magistrati, che risulterebbero tutti come ricattabili“.
Sul fatto che a Carminati sarebbero saltati i nervi già durante la prima udienza del processo:Si dice che Carminati si sia risentito per il Codacons. Ma che cosa volete che gliene freghi a Carminati se il Codacons si costituisce o meno parte civile. Ai giornalisti non passa per la testa che dopo quattro o cinque ore in cui si è costretti a stare seduti si senta il bisogno di sgranchirsi le gambe. E poi non credo che Carminati sia una ameba in grado di assistere alla sua udienza immobile. Carminati è una persona intelligente, ha un altissimo senso del realismo, sa quello che aspetta, conosce i pregiudizi con i quali lui e il suo difensore si dovranno confrontare e quindi non può certamente arrabbiarsi per una battuta di un pubblico ministero o per una dichiarazione di una parte civile. Volete che Carminati non sappia già che piega potrebbe prendere il processo?“.
Da Naso, infine, quasi una previsione sull’esito del processo:In tanti pensano che questo processo per Carminati finirà con la condanna per mafia, che poi verrà rivista in appello, in modo che tutto poi si giochi in Cassazione? Questa potrebbe essere una soluzione. Mi deluderebbe molto, perché una definizione di questo genere proverrebbe da un giudice che invece gode della mia stima e della mia considerazione. In questo momento non sto facendo l’avvocato di Carminati, sto ragionando dall’alto dei quarant’anni di esperienza professionale che ho, Quello che manca in questo processo sono proprio gli elementi costitutivi del delitto di associazione di stampo mafioso. Avendo fatto processi di mafia in Campania, Calabria, Sicilia, Puglia, Lombardia e Liguria, sostengo che la mafia sia tutta un’altra cosa. Non mi sorprenderei se per dare un colpo al cerchio e uno alla botte in primo grado si optasse per una situazione e in appello si optasse per un’altra. Anche se non sarebbe giusto. Carminati è una persona come tutte le altre, ha una famiglia, un figlio, una compagna, vive da trentacinque anni con un segno indelebile sul suo corpo della incontinenza e della intemperanza di chi lo ha fronteggiato, perché gli spararono quando lui era armato solo di una patente falsa mentre cercava di andare in Svizzera. Gli spararono a bruciapelo in faccia e lui era armato solo di una patente falsa.“.


Così l’avvocato Claudio Salvagni, legale di Massimo Bossetti, in carcere per l’omicidio di Yara Gambirasio. Salvagni è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Legge o giustizia”, condotta da Matteo Torrioli, su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).
Il processo mediatico -ha affermato Salvagni- va decisamente oltre ogni immaginazione. E’ stato candidamente ammesso dal comandante dei Ris che, d’accordo con la Procura, è stato confezionato un video per esigenze di comunicazione. Associando dei frame dove si faceva vedere il famoso furgone che girava attorno alla palestra, che non erano riconducibili al furgone di Bossetti. Questa è una cosa di una gravità inaudita. In un processo così importante in Corte D’Assise, con dei giudici popolari, il tentativo è stato proprio quello di creare un convincimento ancor prima che il processo iniziasse. I media hanno trasmesso quelle immagini per mostrare il predatore sessuale che gira intorno alla palestra con tanto di orari. Questo è lo strumento per convincere la gente che questo uomo è il colpevole, al di là del fatto del dna. Sul corpo di Yara sono stati trovati due tipi di dna: uno è quello di ignoto 1 e l’altro è il dna di una persona già nota all’epoca, che è quello dell’insegnante della vittima. Noi ci siamo permessi di sottolineare che le indagini sono andate in un senso unico, questo ce lo dovranno spiegare. L’insegnante di Yara è stato ascoltato diverse volte, lei ha detto che si sono visti in palestra il giorno della scomparsa di Yara e non vi è stato contatto tra le due. Il suo racconto è farcito da molti ‘non lo so’, ‘non ricordo’. Io non voglio spostare l’attenzione su altre persone, voglio solo sottolineare che le indagini sono state fatte male. Vi racconto due incongruenze su tutte. Sul corpo della vittima sono state trovate delle piccole sfere di ferro, allora è stata fatta un’indagine di tipo statistico e poi sono andati a vedere se sul furgone di Bossetti c’erano sfere di ferro. Per fare l’indagine di tipo statistico, sono stati presi come campione 4 ragazzi di Parma figli degli stessi carabinieri, e hanno visto che su questi ragazzi non ci sono sfere di ferro. Perché li hanno presi di Parma e non di Brembate?. Poi hanno visto che c’erano sfere simili sul furgone di Bossetti, che lavora nell’edilizia. Ma l’hanno trovate ora, che ne sapevano che 4 anni fa ci fossero? Altra incongruenza: quando è stata trovata, Yara stringeva nel pugno destro dell’erba. Il comandante dei Ros di Brescia dice che quell’erba era radicata al suolo, invece poi il medico dice che l’erba non era radicata al suolo ma era tagliata”.


GIUBILEO, PALOZZI (FI): “TRONCA INTERVENGA SU DISSERVIZI METRO”
Purtroppo, ci risiamo. Anche oggi la linea A della metropolitana ha registrato forti ritardi a causa di un inconveniente tecnico ad un treno alla stazione Vittorio Emanuele. Si tratta dell’ennesimo disservizio, dell’ennesima giornata di passione per i già stremati pendolari capitolini, costretti a convivere in questi mesi con un trasporto pubblico, degno di un paese del terzo mondo. E questo grazie alle inefficienti politiche, messe in campo dall’assessore Improta, prima, e da quello “a mezzo servizio” Esposito, poi. L’auspicio, adesso, è che il neocommissario Tronca e la sua squadra possano dedicare la giusta e immediata attenzione ad un comparto, quello del tpl, trascurato illogicamente dal centrosinistra. Siamo alle porte del Giubileo e servirebbe davvero un miracolo per adeguare i mezzi pubblici alle esigenze della Capitale d’Italia”. Così il consigliere regionale FI e vicepresidente della commissione Mobilità, Adriano Palozzi.


Gianmarco Centinaio, presidente dei senatori della Lega Nord e commissario a Roma di Noi Con Salvini, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano (www.unicusano.it), nel corso del format ECG Regione, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio.
Centinaio, di Pavia trapiantato da Salvini a Roma, si è sottoposto a una prova di Romano, cantando “Roma Capoccia”, di Antonello Venditti: “Questa canzone la conosco abbastanza, ma a cantare sono proprio negato. Ho la voce da paperino, anche le cose di Pavia non le so cantare bene“.
Poi su Noi con Salvini: “Nel Lazio stiamo andando bene, ovviamente ci sono le difficoltà iniziali di chi arriva e vuole cambiare le cose. La cosa bella è che si sono avvicinate a noi tantissime persone dalla società civile, persone che si sono stancate e che vogliono davvero dare il meglio di loro stessi alla città e al territorio. Noi siamo diversi però dal Movimento Cinque Stelle. Non tutti quelli che hanno fatto politica prima di noi sono da buttare via“.
Centinaio svela di avere due nomi già pronti per una candidatura a Sindaco di Roma: “Fino ad ora si sono sempre fatti i nomi di Giorgia Meloni e di Marchini, ma ci sono due persone dalla società civile, due persone in vista, che sono pronti a candidarsi. Uno non ci ha ancora dato una risposta definitiva, l’altro ci ha dato invece la propria totale disponibilità ma ci ha chiesto di non essere bruciato. Si parla di una candidatura forte, più forte di noi. Uno che è al di sopra di tutto, che non viene dalla politica. Un ex magistrato? No, mica sono Renzi io. Quando lo saprete vi renderete conto che può essere un candidato vincente. Verrà proposto e potrà riscontrare anche il gradimento di quello che stavano sul palco con noi a Bologna. Marchini? Se vuole essere il nostro candidato sindaco deve comprarsi tante paia di scarpe non a fare le promesse di pulcinella ma a fare poche proposte realizzabili. Se vuole confrontarsi con noi siamo disponibili, ma deve avere voglia di confrontarsi con la Roma vera “.


Il senatore del Partito Democratico Stefano Esposito, ex assessore ai trasporti di Roma Capitale, è intervenuto questa mattina su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università degli Studi Niccolò Cusano (www.unicusano.it) , durante ECG Regione, il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio.
Esposito è tornato sulla questione Atac: “Mi dispiace aver avuto solo due mesi, mi dispiace non aver potuto portare a termine il mio lavoro. Sono certo di aver lasciato almeno un segno rispetto ai problemi che sono stati aperti. Ora in parte dipenderà dal Commissario Tronca, in parte da quello che il Governo deciderà in merito al commissariamento di Atac. Cantone ha confermato dopo la mia lettera che c’era poca trasparenza e molta opacità. Per quanto mi sarà possibile continuerò a controllare e a dare sponda a chi vuole mettere mano a quella situazione. Il confronto pubblico con i dirigenti di Atac? Io voglio farlo. Credo sia stato fissato per il 19. La cosa divertente, ma non avevo dubbi su questo, è che Pietro Spirito era tutto convinto di fare questo incontro nell’auditorium dell’Atac sulla Prenestina, ma gli hanno detto che non si poteva fare. Evidentemente qualcuno ha paura. Comunque io sono sempre pronto a partecipare, scelgano loro dove. Mi fa ridere che l’Atac abbia giudicato che un dibattito con un loro dirigente non si potesse fare nella loro sede. E’ la conferma che hanno paura“.
Da Esposito, poi, un commento sul nuovo movimento “Sinistra Italiana”: Mi dispiace che ancora una volta in questo paese la sinistra dimostri la propria incapacità a stare unita in un progetto politico. L’apertura verso il Movimento Cinque Stelle? E’ una grande cappella. La deriva verso Grillo non credo che sia un punto politico di sinistra e ho visto che dopo le dichiarazioni di Fassina ieri altri che hanno dato vita a questa Sinistra Italiana si sono affrettati a dire che non c’è assolutamente alcuna convergenza con il Movimento Cinque Stelle. Spero che non vogliano, pur di fare un dispetto al Pd e a Renzi, essere disponibili a votare qualsiasi cosa“.
Secondo Esposito Renzi e il Partito Democratico sono forze di sinistra:Il PD è un partito di sinistra. Certo non di quella sinistra abituata a godere stando all’opposizione. Quella sinistra che magari rimpiange ed è orfana Berlusconi, che preferisce fare manifestazioni, protestare, fare sempre di no. E’ inaccettabile che si dipinga Renzi come un uomo di destra, basterebbe aver sentito cosa hanno detto a Bologna Giorgia Meloni e Matteo Salvini”.
Stuzzicato dai conduttori Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, poi, Esposito canticchia Bandiera Rossa: “Avanti Popolo, alla riscossa, bandiera rossa, trionferà! La storia di ognuno di noi è costellata di ricordi ed esperienza. Ogni tanto dobbiamo mettere una musica più recente però, altrimenti si rischia di vivere di ricordi e di rimpianti“.


Gianni Alemanno è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano”, condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano (www.unicusano.it).
Odevaine è di sinistra quindi se deve scaricare qualcosa addosso a qualcuno la scarica a destra –ha affermato Alemanno-, del resto era l’uomo di fiducia di Veltroni. Dopo la vecchia storia secondo cui che portavo soldi in Argentina, adesso ne ha sparate altre durante l’interrogatorio. Un’altra balla che ha detto è che noi ci saremmo affidati al sistema Buzzi, peccato che con lo stesso Buzzi e la mia giunta c’è stato un forte conflitto per un anno intero. Si è inventato un mio interessamento alla vicenda di Bufalotta, fatta da Veltroni e non da me. Forse ha sbagliato sindaco, si è confuso tra me e Veltroni. Il personaggio si commenta da solo. L’ho denunciato per calunnia. Lui opera molto per sentito dire. Quello che è sconcertante è che per queste cose abbia guadagnato i domiciliari. La collaborazione deve essere attendibile e verificata, altrimenti sarebbe pericoloso se bastasse spararle grosse per ottenere sconti di pena. Se Mafia Capitale sarà un normale processo o una bagarre, dipenderà più dai giornali che dai magistrati”.
Se io avessi fiutato qualcosa mentre ero sindaco, l’avrei denunciato –ha proseguito Alemanno-. Si comincia a parlare dalla giunta Alemanno e si continua con quella Marino. Ma non si parla di Rutelli e Veltroni. C’è una specie di blocco temporale, quando Buzzi ha iniziato a parlare di Veltroni è stato subito bloccato. Mafia Capitale è una vicenda di sinistra, iniziata negli anni del centrosinistra. Poi c’è anche qualcuno di destra coinvolto, ma in minoranza. Ecco la ricostruzione della sinistra rispetto a Mafia Capitale: Rutelli santo e messo sugli altari, su Veltroni e Zingaretti silenzio totale e poi male assoluto con Alemanno e poi il povero Marino che è stato travolto dall’eredità di Alemanno. In realtà Marino ha responsabilità perché ha lasciato la città allo sbando. Problemi che noi fronteggiavamo a malapena, li ha fatti esplodere completamente. Dal centrodestra però si sono voltati dall’altra parte, facendo il verso al M5S. Bisogna saper difendere quanto di buono è stato è fatto durante la giunta Alemanno. Mi sto riferendo a tutti, che fanno finta di cadere dalle nuvole. E’ come se io avessi sbagliato da solo, facevo tutto io. Questa è una linea scorretta e fragile. In ottica politica bisogna avere il coraggio di indicare le molte cose buone fatte durante l’amministrazione Alemanno e poi il fatto che quando è arrivato Marino le cose sono tremendamente peggiorate. Invito tutti ad essere più maturi e più seri”.
Azione Nazionale? E’ un movimento politico –ha spiegato Alemanno- che si pone due obiettivi: difendere gli interessi nazionali e continuare a riunificare la destra politica e sociale, che oggi è divisa. FDI non rappresenta tutta la destra. In poche settimane abbiamo aggregato un vastissimo gruppo di persone che stanno arrivando da tutta Italia. Faremo la prima manifestazione sabato 28 novembre a Roma. Ieri c’era Fdi da un lato e un arcipelago di soggetti dall’altro. Oggi ci sono due realtà: FDI e Azione Nazionale”.
Sulla manifestazione di Bologna. “In queste condizioni non ci saremmo andati anche se ci avessero invitato –ha affermato Alemanno-. Ho il massimo rispetto per Salvini, che è leader più attivo e propositivo in questo momento. Ma andare in quella manifestazione a casa sua rischiava di essere una cambiale in bianco. Mancavano i tricolori e i contenuti, c’era troppa demagogia. Fare un centrodestra senza il tricolore non è possibile. Riconosciamo come interlocutori Salvini, Meloni e Berlusconi, ma ci devono essere contenuti e si devono fare le primarie. Non andiamo a dare cambiali in bianco a nessuno e non vogliamo essere subalterni. L’immagine è stata di un Salvini leader e gli altri due subalterni. Salvini ha avuto da loro una delega in bianco, in questo modo il centrodestra rischia di rimanere sotto il 30% ed è un regalo a Renzi”.

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