domenica 03 Marzo 2024,

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Regionali, se l’assenteismo sarà il primo partito

scritto da Redazione
Regionali, se l’assenteismo sarà il primo partito

A chiusura della campagna elettorale per le Regionali, è molto probabile che quello degli assenti sarà il primo partito. Altrettanto possibile un rilancio del movimento grillino. Si dirà che non sono novità: stavolta però l’assenteismo potrebbe assumere dimensioni imbarazzanti per le forze politiche tradizionali, superando in alcuni casi il 50%. Quanto ai Cinque Stelle, nel mirino c’è soprattutto la Liguria (ma non solo). A puro titolo indicativo, alle regionali 2010, nelle quali si votò in 13 regioni, comprese le sette di domenica, l’assenteismo superò il 35%. Alle politiche 2013 si ridusse al 24%. Alle Europee 2014 fu del 41, percentuale alta per l’Italia, e in aumento, ma tra le più basse dei paesi della Ue, e la più bassa tra i maggiori: in Germania, Gran Bretagna, Spagna, Francia si è astenuto dalle urne oltre la metà degli elettori. Ma a proposito di sondaggi sara’ bene che i partiti li prendano parecchio con le molle. Da alcune elezioni sbagliano sistematicamente (clamorosi furono gli errori nel 2013), e non solo in Italia. Il caso più recente riguarda la Gran Bretagna, dove nessuno aveva previsto la maggioranza assoluta a David Cameron. Il motivo sta sia nella scarsezza di mezzi con i quali vengono fatte queste rilevazioni, con i committenti con le casse vuote, e sia negli umori volatili dell’elettorato. Dunque potrebbero esserci sorprese, come ha detto Berlusconi, ma forse non precisamente quelle che lui (e Renzi per altri versi) sperano.
Pochi giorni fa, però, un primo campanello d’allarme è venuto da Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, con assenteismo record in elezioni comunali tradizionalmente ad alta partecipazione, non turbate da scandali e polemiche. Quale sara’ l’effetto delle lotte fratricide a destra come a sinistra, della faccenda degli “impresentabili“, di candidati governatori sui quali grava la sospensione? E, per il Sud, aggiungiamo pure la crisi economica che continua a gravare in misura doppia del Centro-Nord. Ma soprattutto, a parte la disaffezione naturale, sono venuti meno gli apparati tradizionali e le macchine da voti. La faccenda riguarda in particolare il Pd e Forza Italia in Liguria, e di nuovo Forza Italia in Campania. Ma neppure il blocco di sinistra in Umbria appare più così compatto. Detto questo, non è vero – come invece dicono Matteo Renzi e Silvio Berlusconi – che sarà l’assenteismo a favorire un’eventuale rimonta dei grillini e della Lega, insomma dei partiti definiti populisti. Questa relazione semplicemente non esiste. I Cinque Stelle hanno ottenuto il loro miglior risultato alle Politiche 2013, con un’alta affluenza alle urne, mentre si sono ridimensionati l’anno dopo, con affluenza in calo. Evidentemente il risultato dei grillini dipende dagli avversari: un anno fa fu l’effetto-Renzi a togliere loro voti, pur in un contesto di disaffezione crescente. Stesso discorso per la Lega che ancora nel 2014 fa ebbe il 6,2%, poco più di un terzo di Forza Italia, meno della metà di quanto i sondaggi le accreditano oggi.

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