mercoledì 19 Giugno 2024,

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Istat: “Nascite in calo, movimenti migratori in ripresa a causa della guerra”

scritto da Redazione
Istat: “Nascite in calo, movimenti migratori in ripresa a causa della guerra”

In Italia la dinamica demografica del 2022 continua a essere negativa: al 31 dicembre 2022 la popolazione residente è inferiore di 179mila unità (-0,3%) rispetto all’inizio dell’anno, nonostante il positivo contributo del saldo migratorio con l’estero. Emerge dal report dell’Istat “Dinamica demografica – anno 2022” spiegando che il saldo naturale della popolazione è fortemente negativo.

Il deficit di popolazione rallenta al Nord, peggiora al Sud

Le nascite sono in ulteriore calo (-1,9%), ma con lievi segnali di recupero al Sud. I decessi restano ancora su livelli elevati, anche per effetto dell’incremento registrato nei mesi estivi a causa del caldo eccessivo. In aumento i movimenti migratori anche per gli effetti della guerra in Ucraina.

Nel 2022 la perdita di popolazione si manifesta in tutte le ripartizioni, anche se con diversa intensità. Nel Nord il decremento è di -0,1%, di entità decisamente inferiore rispetto a quella dell’anno precedente (-0,4% nel 2021). Anche al Centro il calo di popolazione è più contenuto (-0,3% contro il -0,5% del 2021). Il Mezzogiorno, invece, subisce effetti più pronunciati passando dal -0,2% del 2021 al -0,6% nel 2022.

La perdita complessiva di popolazione conseguita nel 2022 su base nazionale (-0,3%) non si discosta da quella del 2019 (-0,3%). Nel 2019 la provincia autonoma di Trento, la Lombardia e l’Emilia-Romagna si erano contraddistinte per incrementi di popolazione (rispettivamente +0,3%, +0,2% e +0,1%). Dopo un crollo nel biennio 2020-2021 dell’1% circa, nel 2022 queste recuperano residenti tornando su livelli positivi (rispettivamente +0,2%, +0,1% e +0,04%). La dinamica è opposta per due regioni del Mezzogiorno: Campania e Sicilia. Entrambe avevano colmato la perdita subita nel 2020 (rispettivamente il -1,5% e il -0,9%) nel corso del 2021; invece, nel 2022 registrano un nuovo deficit (entrambe il -0,6%).

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