mercoledì 12 Maggio 2021,

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Aprilia: lettera dell Rida al Comune

scritto da Redazione
Aprilia: lettera dell Rida al Comune

OGGETTO: Il dito e la luna, ovvero verità e responsabilità su La Cogna – Per una commissione
di inchiesta sulle responsabilità dell’Amministrazione comunale e dei suoi vertici nell’aver taciuto
e omesso ogni fattivo intervento per l’eliminazione del grave inquinamento del sito “ad altissima
priorità”, per aver consentito la realizzazione e la sanatoria di un nucleo abitativo abusivo nella
consapevolezza della contiguità al preesistente sito inquinato, per non aver adottato alcuna
misura interinalmente volta alla tutela della salute dei cittadini

Egregio Sindaco, Egregia Assessora,

il tentativo di dipingere il sottoscritto come il “potente di turno” che vorrebbe “silenziare” con azioni
giudiziarie e minacce gli eroici e indefessi difensori dell’interesse pubblico può forse funzionare nelle
assise autoreferenziali della casta politica di appartenenza, ma non regge al confronto con la realtà.

Ad essere solo, e ormai quasi sopraffatto da politicanti, amministrazioni e funzionari asserviti a
interessi di parte, giornaletti prezzolati e tv di regime, concorrenti disinvoltamente intenti a
monopolizzare interi settori economici grazie a interessate connivenze, non siete voi, ma il
sottoscritto. È il sottoscritto che, soltanto con le armi della legge e del diritto, tenta di resistere a
questa marea montante e, contro ogni buon senso, ancora combatte in questo Paese che la vostra
categoria – i “politici” e gli “amministratori”, quelli che hanno l’effettivo “potere di decidere” – ha
ridotto nel pietoso stato in cui si trova.

Gli stessi “politici” e “amministratori” che, mentre strepitano contro il sottoscritto, restano
inspiegabilmente muti davanti alle centinaia di tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati romani
conferiti ai numerosi impianti di trattamento meccanico autorizzati dalla Regione in agro pontino,
neppure dotati della sezione di bioessiccazione/biostabilizzazione. Nulla da dire su questo?

Perché qui, è appena il caso di accennarlo, non si tratta ormai neppure dei “fondamentali” minimi della
cultura istituzionale, che evidentemente vi sono sconosciuti.

Nessun dubbio, infatti, che nella sede procedimentale individuata dalla legge l’Amministrazione
comunale abbia pieno titolo a manifestare la propria eventuale contrarietà a un’iniziativa, ancorché
sulla base di motivazioni che il sottoscritto ritiene di poter dimostrare del tutto infondate, e che ciò
possa anche avvenire nelle forme, aspre e franche, proprie della dialettica procedimentale.

Ciò che invece non appare legittimo, e ancor meno lecito, è che la stessa Amministrazione – dopo aver
avuto ogni agio di argomentare le proprie ragioni nella sede prescritta dalla legge – pretenda di
“svestire” l’abito istituzionale, come se fosse appunto solo una “veste” formale, e di indossare quella
di un qualsiasi demagogo o agitatore di popolo, formulando ad arbitrio tesi di qualsiasi genere,
accomunate soltanto dall’obiettivo, dichiarato e comunque palese, di denigrare sotto ogni profilo
un’iniziativa agli occhi della cittadinanza.

Si intende dire, che il Sindaco e l’Assessore competente, sol perché espressione dell’uno o dell’altro
orientamento politico, non perdono, secondo le convenienze, la loro primaria qualifica di funzionari
onorari/elettivi dell’Amministrazione cui sono preposti, e in nome della quale rappresentano tutti i
legittimi portatori di interesse (anche quelli che ritengono di segno contrario), e non soltanto quelli
dello schieramento – peraltro, volta per volta cangiante – di cui si dichiarano per convinzione o per
convenienza alfieri. La critica politica, in altri termini, non esime minimamente i vertici
dell’Amministrazione da quei doveri di imparzialità, correttezza, lealtà, trasparenza, informazione e
verità che, con l’assunzione della carica, si sono obbligati a osservare nell’interesse di tutti i soggetti
rappresentati.

Se così è, e non v’è ragione di dubitarne, è da escludere che il Sindaco o l’Assessore competente per
materia possano presentare alla cittadinanza in forma palesemente parziale e sviante un dossier
procedimentale su cui l’Amministrazione, nelle sedi proprie, si deve pronunciare nella sua interezza,
omettendo di riferire ovvero travisando notizie ed elementi di fatto essenziali alla collettività per
comprendere i reali effetti di un progetto sul contesto territoriale e ambientale e prospettando sotto
una luce sinistra e denigratoria le iniziative – fino a prova contraria del tutto legittime – di una azienda
che opera lecitamente alla luce del sole.

Ciò che, invece, è appunto avvenuto in questo caso, in cui il Sindaco in indirizzo è intervenuto nella
sede procedimentale (già doppiando praeter/contra legem la posizione “unica” espressa dal
rappresentante appositamente nominato, tra l’altro in già evidenziata contrarietà alle norme
statutarie e di legge) e l’Assessore ha ritenuto di poter organizzare, in tale veste (che l’avrebbe
obbligata invece alla necessaria imparzialità), manifestazioni (reali o fittizie), assembramenti e simili,
anche con l’ausilio più o meno interessato di organi di “informazione” di regime, all’evidente scopo di
suscitare – rendendo al pubblico informazioni incomplete, travisate e/o comunque non imparziali – la
contrarietà della cittadinanza e lo stigma nei confronti di una legittima iniziativa imprenditoriale di
interesse pubblico.

Ed è qui che veniamo al vero punto in discussione.

Perché tutta questa invereconda propaganda, questa inconsulta “ammuina”, per un po’ potrà anche
sviare l’attenzione dei cittadini dalle effettive questioni e responsabilità (politiche, amministrative,
penali, civili, erariali) relativa alla situazione di La Cogna.

Ma non a lungo, non per sempre.

E allora, l’aver dipinto il “mostro” di turno (Altissimi, Rida o Paguro poco rileva), intonando la
grancassa della “politica”, raffigurandovi addirittura come vittime sacrificali dell’interesse generale, si
rivelerà per quello che è. Uno stratagemma di infima lega che non vi salverà dall’aspirazione alla verità,
e dal biasimo, dei cittadini.

La domanda vera, infatti, è perché – Sig. Sindaco e Sig.ra Assessora – omettete di comunicare alla
cittadinanza l’effettivo stato di inquinamento del sito oggetto di intervento, la sua risalenza, la
pericolosità degli inquinanti presenti, il presumibile interessamento della falda idrica e dei suoli, le
conseguenze in termini di rischio per la salute pubblica e individuale?

E perché – Sig. Sindaco e Sig.ra Assessora – tacete invece i risvolti altamente positivi per la salute
pubblica, l’ambiente e l’erario di un progetto che, in breve arco di tempo, garantisce la bonifica, il
ripristino ambientale e paesistico nonché la vigilanza trentennale del sito?

E perché silenziate il fatto che, in questi trent’anni, l’Amministrazione che voi rappresentate ha
consapevolmente, ipocritamente e colpevolmente “taciuto” i veri rischi, quelli risalenti e immediati
derivanti dall’abusivo abbandono di rifiuti pericolosi che, oggi e non già in futuro, producono effetti
perniciosi?

È forse per qualche imbarazzo, o il timore di qualche responsabilità, che non profferite verbo di scusa
alla cittadinanza, per la colpevole inerzia di quegli stessi organi comunali che, per legge, già da tempo
avrebbero dovuto intervenire (ad es., vietando qualsivoglia uso umano di acque di falda ovvero l’uso
di prodotti agricoli locali di cui una preventiva analisi chimico-fisica da parte degli organi sanitari
preposti non abbia garantito l’assoluta innocuità)?

No – sig. Sindaco e Sig.ra Assessora – voi non avete soltanto ignorato ed eluso quei fondamentali
doveri di buon andamento, imparzialità, buona fede e correttezza, riassumibili nel generale canone di
buona amministrazione (artt. 54 e 97 Cost.; art. 41 Carta di Nizza) che comunque incombono anche
sul funzionario onorario e, in ossequio ai quali, avreste dovuto tenere ben altro contegno.

Avete fatto qualcosa di ben più grave e inescusabile. Avete taciuto, e continuate a tacere
ostinatamente al popolo apriliano la verità, e la responsabilità che, ricordatevelo, è inestricabilmente
connessa al potere che voi rappresentate.

Quindi, se vi aspettate la solita diffida a rispettare la legge (inutile per facce di bronzo come le vostre)
o qualche atto di citazione (l’unico rimedio che ha il semplice cittadino contro gli arbitrii del potere),
per poi recitare la parte delle vittime (come spesso riesce bene ai carnefici…), resterete delusi.

Quello che farò, come ho sempre fatto, sarà invece di sommergervi con uno tsunami di trasparenza,
un tornado di informazioni, una tempesta di verità – quei doveri che avete dimenticato nei confronti
dei cittadini che avete la presunzione di rappresentare – tutte nozioni elementari di cui forse serve un
collettivo ripasso.

Vi sfido a rendere l’informazione integrale sullo stato dei fattori ambientali, inclusi gli esiti dell’analisi
di caratterizzazione svolta dalla Paguro srl nell’ambito dell’apposita procedura, e sui rischi per la salute
pubblica derivanti dalla situazione di inquinamento del sito “ad altissima priorità” di La Cogna, tale
definito nel Piano regionale delle bonifiche del 2002, del 2012 e del 2020. E lo dovrete fare non perché
ve lo chiede Altissimi, ma perché siete obbligati a farlo dalla legge (d.lgs. 152/2006, d.lgs. 195/2005 e
artt. 5 e 40, d.lgs. 33/2013).

Vi sfido a rendere l’informazione integrale sull’effettivo contenuto e sulle reali finalità del progetto
presentato dalla Paguro srl, in maniera che i cittadini possano formarsi un convincimento informato e
imparziale senza condizionamenti di alcun genere, anche nella parte in cui il progetto garantisce
l’immediata bonifica del sito contaminato, il suo ripristino definitivo, anche sotto il profilo ambientale
e paesistico, e la sua sorveglianza ambientale trentennale dopo il breve periodo necessario alla
bonifica e all’utilizzo.

E, soprattutto, Vi sfido a spiegare perché l’Amministrazione comunale, contraddicendo il parere degli
organi sanitari, non ha impedito la realizzazione e ha consentito la sanatoria di un nucleo abusivo in
contiguità con un sito altamente inquinato e, ciò nonostante, la stessa Amministrazione comunale,
per trent’anni – inclusi gli ultimi della Giunta Terra – non ha adottato, quantomeno, i provvedimenti
prescritti dalla legge e dalla prudenza a carico dei soggetti che, nella consapevole reticenza
dell’Amministrazione comunale, utilizzano a qualsiasi titolo risorse idriche e/o prodotti agricoli il cui
uso o consumo umano dovrebbe essere inibito a tutela della salute pubblica.

E quando i cittadini constateranno che non avete il coraggio di affrontare la sfida, statene certi che ne
trarranno le debite conseguenze.

R.I.D.A. Ambiente s.r.l.

Il Presidente del C.d’A.

(Fabio Altissimi)

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