C’è un giornalismo che non fa rumore, che non cerca i riflettori delle grandi redazioni nazionali, ma che ogni mattina si sveglia con un compito preciso e irrinunciabile: raccontare la città. Quella vera. Con le sue contraddizioni, le sue eccellenze, i suoi silenzi amministrativi e le voci di chi troppo spesso non viene ascoltato.
È il giornalismo di prossimità. Ed è quello che da qualche decennio portiamo avanti in favore della comunità terracinese.
Il nostro mandato non è mai stato quello di compiacere il potere, né di inseguire la notizia ad effetto. La nostra mission — se vogliamo usare un termine contemporaneo per descrivere qualcosa di antico e nobile — è più semplice e più esigente allo stesso tempo: informare controcorrente, con l’obbligo morale di testimoniare lo scorrere quotidiano della vita sociale, culturale, economica, sportiva e politica di questo territorio.
Non ci occupiamo soltanto delle grandi questioni, delle macro-problematiche che muovono le masse e riempiono le assemblee pubbliche. Il nostro sguardo si posa anche — e forse soprattutto — su ciò che apparentemente può sembrare di basso profilo, di scarso interesse, relegato ai margini dell’agenda informativa. Perché spesso è proprio lì, in quel dettaglio trascurato, in quella piccola anomalia amministrativa, in quel disagio di quartiere ignorato, che si nasconde il sintomo di qualcosa di più profondo: una possibile incongruenza, forse una vera e propria incapacità nella gestione e nell’indirizzo politico di chi siede sulla plancia di piazza Municipio.
Il giornalismo che pratichiamo non è opinione gratuita né polemica sterile. Si fonda su un metodo rigoroso quanto accessibile: la consultazione degli atti amministrativi, il monitoraggio degli sviluppi politici, il seguire — dove possibile in presa diretta — i fatti di cronaca che accadono nell’ambito cittadino, sul territorio comunale e oltre, anche quando le notizie hanno riflessi indiretti sulla comunità terracinese.
Le nostre riflessioni, supportate dalle testimonianze degli stessi protagonisti — siano essi cittadini comuni, parti sociali o rappresentanti politici — costruiscono un racconto collettivo che appartiene alla città.
Questo approccio, talvolta, urta la suscettibilità di qualcuno. Di chi è sempre pronto ad andare falsamente controcorrente, non per coerenza ideale, ma per puro spirito da bastian contrario o per tutelare meri interessi di parte. È un classico meccanismo difensivo di chi preferisce screditare il messaggero piuttosto che confrontarsi con il messaggio.
È la domanda che ci sentiamo rivolgere più spesso. Con un misto di scetticismo, bonaria ironia e, a volte, velato disappunto. “Tanto non cambia niente”, è il ritornello.
Permettiamo di dissentire — con rispetto, ma con fermezza.
Non abbiamo alcuna ambizione di cambiare il mondo, né l’arroganza di chi pensa di possedere la verità assoluta. Ma abbiamo la certezza di qualcosa di prezioso: esiste una parte della città che il cambiamento lo vuole, lo pretende e lo auspica. Il prima possibile. Ed è a quella parte — silenziosa, spesso scoraggiata, ma presente — che il nostro lavoro è dedicato.
Testimoniare che quella voce esiste è già, di per sé, un atto giornalistico e civile di grande valore.
Vale la pena, in chiusura, spendere una riflessione più ampia sulla figura del cronista locale, troppo spesso considerata minore rispetto ai colleghi delle grandi firme nazionali.
Eppure è il giornalismo di prossimità quello che incide davvero sulla vita quotidiana delle persone: è la notizia sul consiglio comunale, sull’appalto contestato, sul servizio pubblico inefficiente, sulla manifestazione culturale ignorata dalle istituzioni, che produce consapevolezza civica e alimenta la partecipazione democratica.
Chi come noi scrive di Terracina per i terracinesi non lo fa per fama o per denaro. Lo fa perché crede che ogni comunità meriti di essere raccontata con onestà, con continuità e con quella cura del dettaglio che solo chi vive e respira il territorio può garantire.
Questo è il nostro impegno. Questo è stato, per decenni, il nostro lavoro. E continuerà ad esserlo. (Everardo)
W Il Primo Maggio – Festa dei Lavoratori.
I commenti non sono chiusi.