C’è una foto che vale più di mille parole. Una foto che, con il tempismo degno di un uovo di Pasqua, arriva puntuale a raccontarci lo stato dell’arte — e sottolineiamo arte, perché di vera e propria installazione concettuale si tratta — di quel celebre tratto di complanare della via Pontina che costeggia il glorioso ex sex shop, monumento all’abbandono commerciale.
La scena è di quelle che restano. Un pezzo di strada transennato, chiuso, sigillato con la perizia certosina che solo certi cantieri sanno esprimere. Un lavoro di fino cesello burocratico-asfaltico, realizzato con una precisione chirurgica su un punto ben preciso: ad impedire l’accesso di private abitazioni.
La nostra lettrice — che ringraziamo per la segnalazione e per la pazienza che evidentemente i santi le invidiano — si ritrova così “murata in casa” con discreta eleganza istituzionale, in barba a qualsiasi ragionevole concetto di mobilità, accesso, o più banalmente buon senso.
Il documento entra di diritto nella nostra ormai leggendaria galleria permanente “Buche ed effetti collaterali”, collezione in continua e vigorosa espansione.
Del resto, siamo in periodo pasquale. E come ogni Pasqua che si rispetti, c’è sempre qualcuno che risorge. Peccato che in questo caso a non farcela sia la complanare.
Buona Pasqua e sereno Pascone a tutti. (e)
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