C’è una battaglia silenziosa che si consuma da settimane nei corridoi dell’Ospedale “Fiorini” di Terracina, ed è quella di dieci famiglie che da oltre vent’anni prestano servizio presso il Cup, il Centro Unico di Prenotazione della Regione Lazio, e che oggi si trovano a dover reclamare un diritto che dovrebbe essere scontato: lo stipendio di luglio.
Non si tratta di una vertenza qualunque. Il Cup non è un servizio periferico o marginale: è un presidio essenziale, di livello regionale ma soprattutto locale, che ogni giorno mette in contatto migliaia di cittadini con il sistema sanitario pubblico. E non è un dettaglio che la sede principale di questo servizio sia proprio allocata all’interno dell’ospedale della città.
Di fronte a questa vicenda, che tocca da vicino la dignità di dieci nuclei familiari, la maggioranza che sostiene il sindaco in carica ha prodotto una sola voce: quella del consigliere del gruppo Lega, Daniele Carlot, che con una nota stampa ha chiesto esplicitamente al primo cittadino e all’assessore alla Sanità e ai Rapporti con le Asl di non limitarsi a un generico riscontro, ma di farsi parte attiva nei confronti della Regione Lazio — governata dal presidente Francesco Rocca — e del management dell’Asl di Latina.
A questo appello, però, non è seguita alcuna risposta. Un silenzio assordante, che purtroppo caratterizza da tre anni l’azione di questa amministrazione: nessuna verifica istituzionale su quanto stesse realmente accadendo, nessuna dichiarazione, nemmeno un comunicato di poche righe per esprimere solidarietà a lavoratori e famiglie rimasti senza stipendio.
Colpisce, per contrasto, la prontezza con cui la stessa amministrazione comunale è invece solita diffondere note e comunicati stampa in occasione di feste, eventi e manifestazioni cittadine. Una disponibilità comunicativa che, evidentemente, non si estende con la stessa naturalezza alle vicende che toccano il lavoro, i diritti e la sopravvivenza economica dei cittadini terracinesi.
Viene da chiedersi quale categoria di cittadinanza venga riservata a chi, dopo più di vent’anni di servizio, si ritrova alla mercé di appalti multimilionari affidati a cooperative o pseudo-aziende che gestiscono un settore tanto delicato quanto strategico: quello delle prenotazioni sanitarie, da cui dipendono migliaia di persone che non possono permettersi il lusso di rivolgersi alla sanità privata.
Resta, sullo sfondo, una domanda che interpella la politica e l’amministrazione locale nel suo complesso: quanto costa, davvero, prendere posizione a fianco di chi è in difficoltà? E quanto vale, per un’amministrazione, il silenzio quando si tratta di famiglie che rischiano di non poter pagare le rate del mutuo, le bollette o mettere in tavola il pane per i propri figli? (everardo longarini)
*Foto di repertorio estratta dal sito Etruria News, scattata durante uno sciopero dei lavoratori del Cup per i contratti “capestro”.
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