mercoledì 13 Maggio 2026,

Dai Comuni

Ξ Commenta la notizia

TERRACINA — QUANDO IL VERDE BATTE LA STORIA

scritto da Redazione
TERRACINA — QUANDO IL VERDE BATTE LA STORIA

Dietro il teatro romano dedicato ai figli di Augusto, la natura ha deciso di fare da sola. E lo fa benissimo, a quanto pare. Peccato che nessuno glielo avesse chiesto.

C’è un angolo di Terracina, nel cuore pulsante — o forse agonizzante — del centro storico alto, dove il tempo si è fermato. Non nel senso romantico del termine, quello che fa venire voglia di scattare fotografie e scrivere poesie. Il tempo si è fermato nel senso più letterale e preoccupante: le ruspe non sono mai arrivate, i giardinieri nemmeno, e la ditta incaricata dal Comune per la cura del verde urbano evidentemente ha trovato di meglio da fare.

Il risultato? Un bosco. Spontaneo, rigoglioso, democratico. La vegetazione, come si sa, non aspetta i permessi comunali.

IL TEATRO ROMANO E IL SUO INQUIETANTE VICINO DI CASA.

Il teatro romano dedicato ai figli di Augusto è lì, testimone silenzioso di duemila anni di storia. Ha visto imperatori, ha visto barbari, ha visto probabilmente anche qualche assessore. Ma quello che si cela dietro il monumento — quella zona che dovrebbe essere un fiore all’occhiello del patrimonio storico terracinese — è diventata qualcosa che nemmeno i romani, con tutta la loro ingegneria, avrebbero saputo prevedere: una foresta urbana non pianificata, non gestita, non voluta, eppure straordinariamente presente.

Le erbe infestanti crescono con una determinazione che molti cittadini vorrebbero vedere nei propri amministratori locali. Arbusti, rovi, vegetazione spontanea di ogni genere hanno colonizzato l’area con la stessa sicurezza con cui un tempo i legionari colonizzavano le province. E con risultati, bisogna ammetterlo, altrettanto duraturi.

IL SENTIERO DEI CORAGGIOSI — E LA SCALA DELL’IMPOSSIBILE.

Il sentiero che scorre dietro il teatro, quello utilizzato quotidianamente da residenti e visitatori per muoversi nel centro storico alto, è ormai una sfida alla sopravvivenza degna di un reality televisivo. Chi lo percorre lo fa armato di buona volontà, scarpe robuste e, si spera, un’assicurazione sanitaria aggiornata.

Il Comune, interpellato sulla questione, indica con orgoglio istituzionale la scala come alternativa ufficiale al sentiero. Peccato che detta scala sembri progettata da qualcuno che non ha mai avuto intenzione di utilizzarla: dissestata, pericolosa, quasi impraticabile. Una soluzione che risolve esattamente zero dei problemi esistenti, aggiungendone di nuovi con generosa creatività burocratica.

Siamo di fronte, insomma, a quella rara perla dell’amministrazione pubblica italiana: l’alternativa peggiore dell’originale, proposta con la stessa sicumera di chi non dovrà mai percorrerla.

LA DITTA DEL VERDE: UN MISTERO AVVOLTO NELLA VEGETAZIONE.

Esiste, da qualche parte negli archivi comunali, un contratto con una ditta incaricata della cura del verde e della rimozione delle erbe infestanti. Esiste, probabilmente, anche un capitolato d’appalto, forse persino un cronoprogramma degli interventi.

Di questi interventi, nel tratto in questione, non v’è traccia visibile. O meglio: v’è traccia visibilissima della loro assenza. La natura, si sa, detesta il vuoto — e in questo caso lo ha riempito con grande abbondanza e nessuna timidezza.

Viene spontaneo chiedersi: la ditta lavora? Certamente sì, da qualche parte. Terracina è grande. Forse il verde viene curato in zone talmente lontane dal centro storico alto che i benefici non sono ancora giunti a destinazione. O forse, più semplicemente, dietro un teatro romano di duemila anni fa non ci va a guardare nessuno — nessuno che conti, almeno.

UN LUOGO SIMBOLO. NEL SENSO PIÙ TRISTE DEL TERMINE.

Il centro storico alto di Terracina dovrebbe essere quello che ogni centro storico italiano vorrebbe essere: vivo, curato, vissuto, valorizzato. Un luogo dove la storia si respira, dove il turista si ferma meravigliato, dove il residente va fiero di abitare.

Invece, almeno in questo angolo dimenticato, è diventato il simbolo di qualcosa d’altro: dell’abbandono travestito da indifferenza, della trascuratezza elevata a sistema, di quella particolare arte tutta italiana di lasciare che le cose vadano come devono andare — che poi vuol dire: come vogliono i rovi.

I figli di Augusto, a cui il teatro è dedicato, chissà cosa avrebbero detto. Probabilmente nulla. Si sarebbero limitati a guardare quella vegetazione incontrollata e a rimpiangere i tempi in cui Roma sapeva costruire — e soprattutto mantenere — le proprie opere.

Noi, duemila anni dopo, stiamo ancora lavorando sulla parte “mantenere”. (e)


Terracina, centro storico alto. Dove la storia aspetta, la natura avanza, e la manutenzione…

Foto di Vivian Rivenes.

I commenti non sono chiusi.

Facebook