Le difficoltà degli uffici tecnici (in generale) del Comune di Terracina nella gestione delle pratiche dei cittadini sono ormai note. Ma la novità, tutt’altro che positiva, è che sempre più spesso i cittadini e i professionisti che li assistono sono costretti a rivolgersi a un legale per ottenere risposte che dovrebbero arrivare nel normale iter amministrativo.
Un caso emblematico riguarda un’istanza di affrancazione presentata da cittadini possessori livellari di un’unità immobiliare realizzata su terreno gravato da canone enfiteutico, già oggetto di un decreto di legittimazione del Commissario per la liquidazione degli usi civici di Roma risalente al 6 ottobre 1959.
La richiesta è stata inoltrata telematicamente al Settore Patrimonio e Usi Civici del Comune, corredata da ampia documentazione, successivamente integrata con un ulteriore deposito lo scorso 2 luglio. Nonostante il tempo trascorso e i ripetuti solleciti, sia informali che formali, l’ufficio competente non ha fornito alcuna risposta.
Come sottolineato dall’avvocato dei ricorrenti in una “costituzione in mora e preavviso di atti giudiziari”, l’inerzia dell’amministrazione sta causando un danno economico non trascurabile ai suoi assistiti, che si trovano impossibilitati ad alienare il bene a terzi.
Il legale ricorda che l’amministrazione comunale ha l’obbligo di pronunciarsi espressamente su un’istanza di affrancazione di un livello enfiteutico, determinando il capitale di affranco necessario per l’estinzione del diritto. In caso di silenzio prolungato, la normativa prevede la possibilità di ricorrere al giudice amministrativo tramite il rito del silenzio-assenso.
Se gli uffici comunali continueranno a non rispondere, si profila il rischio di una responsabilità contabile, con possibili conseguenze davanti alla Corte dei Conti. Un’ulteriore tegola su un’amministrazione già in affanno nella gestione ordinaria delle pratiche.
e.
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