La segnalazione di una cittadina accende i riflettori su uno dei tratti costieri più degradati del litorale pontino. Tra via Bela Barenyi e il Camping Ulisse, la battigia è ormai ridotta a poca cosa. La Regione Lazio ha stanziato fondi, ma il progetto divide istituzioni e ambientalisti.
«La spiaggia di Porto Badino ormai inesistente e malmessa»: bastano poche parole alla signora Federica per descrivere ciò che chiunque può constatare percorrendo il tratto di costa compreso tra via Bela Barenyi e il Camping Ulisse. Una lingua di sabbia che si fa sempre più esile, consumata dalle onde e dall’incuria, mentre a pochi metri sorgono strutture balneari e campeggi che di anno in anno vedono restringersi il loro affaccio sul mare.
La preoccupazione della signora Federica non è isolata. I dati scientifici confermano la gravità della situazione. Il Rapporto Spiagge Lazio 2024 di Legambiente, elaborato su dati ISPRA, certifica che il 60,6% della costa laziale ha subito modifiche significative tra il 2006 e il 2020, con 79 chilometri complessivi — il 29,7% del totale — attualmente in erosione. Terracina figura tra i comuni più critici: seconda in regione per consumo di suolo costiero, con un indice di 0,11 ettari per chilometro nel solo biennio 2020-2022.
Il litorale di Porto Badino non è un’eccezione: è, semmai, l’epicentro di questa crisi locale. Legambiente ha rilevato nel 2024 valori di inquinamento alla foce del fiume Portatore, proprio nell’area di Porto Badino, segnalando il sito come punto critico per la qualità delle acque. Nel frattempo, il mare avanza.
Per capire cosa è successo alla spiaggia di Porto Badino, occorre risalire nel tempo. Secondo il WWF Litorale Laziale, le modifiche alla linea di costa non sono il frutto di un naturale arretramento della battigia, bensì di «errate operazioni antropiche succedutesi negli anni passati». Un caso emblematico risale al 1972: la costruzione di scogliere tra Capo Circeo e Terracina provocò un arretramento della costa di oltre 40 metri in soli quattro anni. Quell’intervento innescò un effetto domino — un vero e proprio «inseguimento dell’erosione» — che spinse i progettisti a costruire nuovi setti a mare sempre più a valle, spostando il problema di chilometri, fino ad arrivare alla foce del fiume Sisto e a Porto Badino.
Il tratto compreso tra Foce Sisto e Porto Badino, circa due chilometri, è stato al centro di un progetto di difesa costiera avviato nel 2006 — il cosiddetto «progetto Ardis» — che avrebbe dovuto dotare l’intera costa di opere di protezione. I lavori, però, si interruppero nel 2011, lasciando la situazione incompiuta e la spiaggia esposta.
Nel luglio 2024 la questione è tornata al centro dell’attenzione istituzionale. Su iniziativa di Confapi, si è tenuto a Terracina un incontro al quale hanno partecipato il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonio Aurigemma, e il presidente della Commissione regionale «Tutela del territorio ed erosione costiera», Nazzareno Neri. L’obiettivo: sbloccare i fondi regionali per riprendere i lavori. «È stato un incontro proficuo per effettuare un punto della situazione sull’iter di completamento delle opere di difesa della spiaggia, tra Foce Sisto e Porto Badino», ha dichiarato Aurigemma.
Il Comune di Terracina ha ottenuto 1,2 milioni di euro dalla Regione Lazio per avviare un primo stralcio di interventi: due nuovi pennelli a mare e la modifica di un terzo già esistente. Il sindaco Francesco Giannetti ha riconosciuto che «il problema riguarda l’intero litorale» e ha confermato che nell’area di Badino è in corso il completamento della realizzazione dei pennelli, pur segnalando anche «il problema dell’insabbiamento all’interno del porto».
Tuttavia, la scelta progettuale ha subito sollevato critiche. Per il WWF Litorale Laziale Gruppo attivo Litorale Pontino, il Comune ha «richiesto con urgenza e ottenuto un finanziamento della Regione per la costruzione di infrastrutture rigide senza redigere uno studio o un piano di conservazione del litorale». Secondo l’associazione ambientalista, le nuove barriere rigide innescheranno inevitabili fenomeni erosivi nella zona a levante dell’ultima barriera, «distruggendo così l’ultimo lembo di litorale sabbioso fino a Foce Badino» e creando «rilevanti problemi di stabilità per tutte le strutture balneari che attualmente insistono sul tratto di spiaggia tra via Bela Barenyi e la foce».
Sulla stessa lunghezza d’onda il Partito Democratico di Terracina. «I pennelli a mare, se realizzati in modo incompleto, non risolvono l’erosione ma la spostano», ha scritto il segretario Pierpaolo Chiumera in una nota, ricordando che la Regione Lazio ha già chiesto la revisione di un progetto analogo presentato dal Comune di Latina.
A livello regionale, la risposta all’emergenza si è fatta più strutturata nel 2026. La Commissione regionale ha approvato un piano integrato per la difesa della costa del Lazio che prevede, per il litorale pontino, 15 interventi in otto comuni con un finanziamento complessivo di 11,4 milioni di euro, di cui otto milioni destinati ai tre casi più urgenti: Latina, Terracina e Fondi. Per i prossimi tre anni, la Regione metterà a disposizione una draga per il ripascimento continuo.
Per Terracina è previsto, in particolare, l’impiego di 250.000 metri cubi di sabbie dragate dal porto per interventi di ripascimento al Lido di Enea e a Porto Badino. Una soluzione che gli esperti considerano più sostenibile rispetto alle sole strutture rigide, purché inserita in una visione unitaria dell’intero tratto costiero. Manuela Zappone, presidente del Parco Nazionale del Circeo, ha chiesto esplicitamente «un progetto complessivo per tutto il litorale pontino coordinato dalla Regione Lazio», mentre il sindaco di Sabaudia Alberto Mosca ha indicato nelle «barriere sommerse integrate con interventi di ripascimento morbido» la soluzione tecnica più efficace.
La segnalazione della signora Federica, con la sua semplicità, contiene in realtà una domanda precisa: quando si agisce? Via Bela Barenyi e le strutture ricettive che vi si affacciano — tra cui il Camping Ulisse, storica presenza in quella fascia costiera — assistono da anni a un progressivo arretramento della linea di costa che mette a rischio non soltanto la fruibilità balneare dell’area, ma anche la tenuta delle stesse infrastrutture.
I fondi ci sono. I progetti esistono, seppur contrastati. Quello che manca, a giudicare dalle parole di tecnici, ambientalisti e amministratori, è una regia unitaria capace di trasformare le risorse disponibili in interventi efficaci e duraturi — e di farlo prima che la spiaggia di Porto Badino diventi davvero, come teme la signora Federica, un ricordo. (e.l.)
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