L’accesso al porto di Terracina è da anni condizionato dalla pre- senza di una barra sabbiosa che rende la navigazione in entrata e in uscita difficile e potenzialmente pericolosa. Una criticità che in- cide sull’intera filiera dei collegamenti con le isole Pontine.
Nei giorni scorsi, in Municipio, enti pubblici e operatori privati si sono riuniti per individuare una soluzione concreta. Al termine dell’incontro, il sindaco ha annunciato un intervento in somma urgenza da 400 mila euro, finanziato con risorse comunali.
Una decisione che non ha convinto tutti. Tra le voci più critiche c’è Andrea Addessi, armatore terracinese della motonave Ivona, che da due anni assicura i collegamenti con Ponza e Ventotene per il trasporto di merci, comprese quelle pericolose. Addessi, inoltre, non sarebbe stato invitato alla riunione.
«La barra sabbiosa si è formata nel 2023, quando Laziomar, titolare dell’appalto per i collegamenti con le isole pontine, ha deciso di interrompere il servizio alla scadenza del contratto a causa dell’insabbiamento del porto. I collegamenti sono stati così trasferiti a Formia», spiega l’armatore. «Comune, Regione ed enti competenti non hanno fatto nulla per evitare l’interruzione del servizio di trasporto di merci pericolose da Terracina. Dopo due anni, poco o nulla è cambiato: la barra è ancora lì». Il 21 ottobre 2025 il Comune di Terracina aveva annunciato ufficialmente l’avvio della fase operativa dell’intervento di escavo.
Nel comunicato si specificava che l’incarico professionale era stato affidato alla società Acquatecno Srl per un importo di 32.783,50 euro, con il compito di redigere il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica, il Progetto Esecutivo, curare la Direzione dei Lavori, il coordinamento della sicurezza e l’iter autorizzativo. Il progetto esecutivo, si leggeva, sarebbe stato consegnato entro 45 giorni. A copertura dell’intervento erano stati indicati 400 mila euro stanziati dalla Regione. Dopo quell’annuncio, però, non so- no seguiti aggiornamenti. Una fase di stallo durata mesi, fino alla recente convocazione del tavolo tra le parti coinvolte.
Secondo quanto riferito da Addessi, l’iniziativa non sarebbe partita dall’amministrazione comunale, ma da una compagnia armatrice privata.
A rendere la situazione ancora più controversa, il fatto che l’intervento potrebbe ora essere realizzato con fondi del bilancio comunale, anziché con le risorse regionali inizialmente destinate all’opera. «I danni sono stati enormi», afferma Addessi. «I contributi pubblici – 400 mila euro per la rimozione della barra sabbiosa e 700 mila per il trasporto pubblico di merci pericolose – non sono stati ancora appaltati.
È un danno per Terracina. Siamo il porto più vicino a Ponza: abbiamo lasciato spazio a una compagnia privata per il trasporto passeggeri, ma la linea pubblica non è stata tutelata.
Terracina è stata abbandonata dalle istituzioni. La somma urgenza riguarda una parte del porto dove una compagnia privata non può ormeggiare. L’intervento in somma urgenza serviva due anni fa, oggi c’è bisogno di un intervento concreto e duraturo.
Non bisogna tirare fuori soldi del Comune per creare un palliativo stagionale. Soprattutto ci chiediamo perché non siamo stati chiamati in causa, stiamo portando avanti questa battaglia per la dignità del nostro porto e non ci fermiamo».
Stefano Cortelletti
*Dal Quotidiano Il Messaggero, edizione Latina di ieri 3.3.2026, che ringraziamo.
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