Dicono che a Pasquetta i miracoli accadano. E quest’anno, a Terracina, il miracolo ha avuto quarantaquattro ruote, otto metri di altezza e la faccia tosta di un navigatore GPS evidentemente convinto che i vicoli del centro storico alto siano percorribili quanto l’autostrada del Sole.
È accaduto il giorno di Pasquetta, quando un autobus turistico — diretto, nella sua innocente ingenuità digitale, verso il maestoso Tempio di Giove Anxur — ha deciso di imboccare strade che Dio, il Comune e il buon senso avevano chiaramente destinato ad altri scopi. Pedoni, gatti, forse qualche asino. Non certo un pullman.
Il risultato? Ore di caos, una moltitudine di automobilisti bloccati come sardine in scatola, e un ingorgo memorabile proprio nel cuore della zona più turistica della città. Complimenti al tempismo.
Va riconosciuto all’autista un coraggio che rasenta l’eroismo — o la temerarietà, a seconda dei punti di vista. In quello spazio che a occhio nudo sembrava consentire il passaggio di una bicicletta lateralmente, il professionista del volante si è esibito in una manovra degna del circo Togni: avanti, indietro, ancora avanti, ancora indietro. Il tutto sotto gli occhi di una platea di turisti, passanti e malcapitati automobilisti che, tra un’imprecazione e l’altra, non hanno potuto fare a meno di ammirare — obtorto collo — la scena.
Alla fine, con un’uscita trionfale degna di applausi, il “bestione” è stato domato e ricondotto sulla retta via. Più brutto che bello, come si dice. Molto più brutto.
E qui, cari lettori, si apre il grande dibattito filosofico-urbanistico-esistenziale della Pasquetta terracinese: di chi è la colpa?
Il navigatore, chiaramente, ha le sue responsabilità. Quel piccolo aggeggio elettronico, con la sua vocina tranquilla e inappellabile, continua imperterrito a mandare autobus di linea su mulattiere medievali, evidentemente ignaro — o sprezzante — della conformazione reale del territorio. Non è la prima volta, non sarà l’ultima.
Lassù, sul promontorio, il Tempio di Giove Anxur — l’imberbe, come lo chiamavano gli antichi — avrà osservato la scena dall’alto dei suoi duemila anni con quella serenità olimpica che solo i secoli sanno dare. Ha visto arrivare Romani, Saraceni, eserciti di ogni sorta. Un pullman turistico perso tra i vicoli non lo spaventa.
La morale? Semplice: se avete intenzione di visitare il tempio in autobus, studiate bene la strada. A piedi, magari. Come i pellegrini di una volta.
Almeno loro non intasavano il traffico. (e)
*Le foto sono di Giorgio Del Monte.
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