martedì 15 Settembre 2026,

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Terracina, non è una questione di risate: piazza Mazzini e il conto salato della “riserva” comunale

scritto da Redazione
Terracina, non è una questione di risate: piazza Mazzini e il conto salato della “riserva” comunale
Della serata con Biagio Izzo e Gabriele Cirilli, andata in scena in piazza Mazzini a Terracina il 24 e il 25 agosto nell’ambito del calendario di eventi estivi promosso dal Comune, si ricorderà probabilmente poco lo spettacolo in sé — a detta di più di uno spettatore, le risate sono state meno di quelle attese. Si ricorderà, invece, e a lungo, come è stata gestita la platea di un evento a ingresso libero, organizzato e pagato con i soldi di tutti.

Perché è qui che si gioca la partita vera, quella che non ha nulla a che fare con il mestiere dei due comici e tutto a che fare con l’amministrazione che ha organizzato e finanziato l’evento. Secondo quanto raccontato da chi era presente, oltre la metà dei posti a sedere sarebbe stata riservata: consiglieri comunali, invitati, “amici” dell’amministrazione. Il resto della cittadinanza — compresi i cittadini con difficoltà di deambulazione — sarebbe rimasto in piedi, per l’intera serata, come si può leggere in coda a questo articolo.

Le due serate erano state presentate nei giorni precedenti come un’iniziativa pensata per l’intera comunità: l’assessora al Turismo e ai Grandi Eventi, Alessandra Feudi, aveva sottolineato la volontà di proporre un calendario estivo capace di coinvolgere cittadini, famiglie e visitatori, e di offrire un’estate viva e accessibile a tutta Terracina. Parole che, alla luce di quanto denunciato da chi era in piazza, stridono con la gestione concreta dello spazio pubblico durante l’evento.

Una domanda pubblica, nessuna risposta pubblica.

A sollevare la questione, nero su bianco, è stato il cittadino terracinese Mauro Neri che ha commentato un post ufficiale del Comune chiedendo conto, punto per punto, delle scelte fatte. Ne riportiamo il testo integrale, perché merita di essere letto per intero e non riassunto:

«Mi piacerebbe sapere quali sono le disposizioni comunali che disciplinano la riserva dei posti a sedere negli spettacoli che organizza il Comune, credo che questa debba essere una delle informazioni che il comune dovrebbe pubblicizzare perché anche in queste piccole cose emerge la sensibilità di chi è al comando. Per gli spettacoli di Izzo e Cerilli mi piacerebbe che fossero pubblicate queste informazioni:

  1. quale determina/delibera/autorizzazione riguarda questi spettacoli;

  2. chi ha disposto la riserva dei posti;

  3. quanti posti sono stati riservati;

  4. a quali categorie sono stati riservati;

  5. quale sia la motivazione della riserva;

  6. se la riserva sia prevista nel piano di sicurezza dell’evento;

  7. se esista una planimetria con la suddivisione tra posti riservati e posti destinati al pubblico;

  8. quanto è costato l’evento e con quali risorse è stato finanziato.

Certamente queste informazioni potrebbero contribuire a chiarire come il Comune gestisce le risorse pubbliche ed è per questo che aspetto un comunicato ufficiale sulla problematica considerato che a mio avviso in queste due manifestazioni abbiamo assistito ad una riserva di posti esagerata e civilmente immotivata. Spero di essere smentito da chi di dovere.»

A questa richiesta, formulata in modo puntuale e circostanziato sotto un post istituzionale, non è arrivata alcuna risposta. Nessun chiarimento sui criteri, nessuna parola sul piano di sicurezza né sui costi dell’evento.

Il punto non è il palco, è la piazza.

Si può discutere quanto si vuole della qualità di uno spettacolo comico organizzato in piazza. È materia di gusti, e ognuno ha diritto alla propria opinione. Ma quando l’evento è pagato con denaro pubblico, la piazza smette di essere un palco e diventa uno spazio che appartiene, per definizione, a tutta la cittadinanza — non a una parte di essa selezionata secondo criteri che nessuno ha finora reso noti.

Riservare più della metà dei posti a sedere per consiglieri e invitati, lasciando in piedi anche chi ha difficoltà motorie, non è un dettaglio organizzativo: è una scelta politica, prima ancora che logistica. E come tutte le scelte politiche fatte con soldi pubblici, dovrebbe poter essere spiegata, documentata, verificabile.

Le otto domande poste dal cittadino non sono polemiche fine a sé stesse: sono le domande minime che chiunque amministri un bene comune dovrebbe essere pronto a rispondere prima ancora che gli vengano poste. Il silenzio, in questi casi, non è mai neutro. È esso stesso una risposta.

Restiamo in attesa, come il cittadino che ha posto le domande, di un chiarimento ufficiale da parte dell’amministrazione comunale.(everardo longarini)

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