giovedì 11 Giugno 2026,

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Terracina. L’Amore per la Città Non Basta: Giannetti e la Retorica dello Specchio Rotto

scritto da Redazione
Terracina. L’Amore per la Città Non Basta: Giannetti e la Retorica dello Specchio Rotto

C’è qualcosa di commovente, e al tempo stesso di politicamente irritante, nell’intervento televisivo del sindaco di Terracina Francesco Giannetti. Commovente perché la passione per la propria città traspare in ogni parola. Irritante perché quella stessa passione viene usata come scudo per deviare da domande scomode, prime fra tutte: di chi è la responsabilità?

Il Social Come Capro Espiatorio.

Il sindaco attacca i social, quei luoghi virtuali dove i cittadini scrivono di buche, sporcizia e degrado, usando parole che lui stesso definisce «molto violente». Ma qui sta il primo cortocircuito logico del suo ragionamento: i social non inventano le buche. Le amplificano, certo. Le rendono virali, certamente. Ma lo fanno perché quelle buche esistono, perché quella sporcizia è reale, perché i palazzi della cultura sono chiusi e i cittadini — non militanti di partito, non oppositori organizzati, ma cittadini comuni, spesso disillusi da tutti — ne sono testimoni quotidiani.

Vale la pena ricordare che oltre il 50% degli aventi diritto al voto a Terracina non si reca più alle urne da anni. Non si tratta di un dato marginale: è la misura di una sfiducia profonda che non nasce da post su Facebook, ma da un’esperienza vissuta sulla propria pelle. Chi non vota non lo fa per cattiveria, ma per stanchezza. E la stanchezza non si cura con un invito a «valorizzare la città sui social».

L’Elenco dei Gioielli Senza Manutenzione.

Giannetti fa l’inventario di Terracina con la generosità di chi apre uno scrigno antico: il Tempio di Giove, la Cattedrale, il Foro Romano, il Capitolium, quattro chilometri di lungomare, il Cappello del Prete, l’acqua cristallina. Un catalogo splendido, indiscutibile nella sua bellezza. Peccato che sia un catalogo ereditato, non costruito. Quei beni appartengono alla storia millenaria della città, non all’operato dell’attuale amministrazione.

La domanda giornalisticamente doverosa è un’altra: in che stato versano oggi quei gioielli? Sono fruibili ai cittadini e ai turisti? Sono stati manutenuti, valorizzati, resi accessibili? Il lungomare «che non ce l’ha praticamente nessuno» — viene manutenuto come merita? La spiaggia meravigliosa — perché non si dice che è ormai invasa dai sassi e che la sabbia dorata è un ricordo? L’acqua cristallina del Cappello del Prete — sicuramente degna di nota.

Il sindaco sceglie di non dare risposte adeguate ai cittadini e preferisce il paesaggio e la contabilità.

Il Mea Culpa che Non Arriva Mai.

Giannetti governa Terracina da oltre tre anni. La sua coalizione — oggi ridotta dopo la fuoriuscita di Forza Italia — controlla tutte le leve amministrative: il bilancio, i lavori pubblici, la presidenza del Consiglio comunale e, naturalmente, la carica di sindaco. Non si tratta di dettagli burocratici: significa che ogni scelta, ogni omissione, ogni ritardo degli ultimi anni porta la sua firma.

Eppure, nell’intervento televisivo, il sindaco arriva a dire che Terracina è «una bellissima donna un po’ trasandata» e che «nel corso degli ultimi anni non ha avuto la manutenzione e gli interventi che avrebbe dovuto avere». Una frase che — pronunciata da chi ha governato quegli anni — suona come un’involontaria autoconfessione. Chi non ha garantito quella manutenzione? Chi non ha prodotto quegli interventi? Il silenzio di Giannetti su questo punto è più eloquente di qualsiasi risposta.

E c’è di più: sarebbe onesto ricordare che la coalizione di centrodestra che oggi guida la città ha radici politiche nel governo locale che si estendono, in varie forme e composizioni, per oltre venticinque anni. Non si può, dopo un quarto di secolo di egemonia politica, additare i social come il problema di Terracina.

Difendere la Città o Difendere se Stesso?

Il sindaco dice una cosa che merita di essere presa sul serio: «Non mi interessa il sostegno a Giannetti, mi interessa il sostegno a Terracina». È una distinzione nobile. Ma poi aggiunge: «Ogni volta che si attacca la città si attacca me». Ed ecco che la distinzione sparisce. La città e il sindaco tornano a coincidere, e criticare l’amministrazione diventa, nella sua narrativa, un atto ostile verso Terracina stessa.

Questo è un meccanismo retorico pericoloso. Perché nega la legittimità della critica politica, trasforma il dissenso in atto di sabotaggio civico e — soprattutto — toglie ai cittadini il diritto di chiedere conto senza essere accusati di «attaccare la città». I social, con tutti i loro limiti e le loro esagerazioni, sono oggi uno dei pochi spazi democratici rimasti a chi non ha tribune televisive, non ha partiti alle spalle, non ha microfoni. Sminuirli come luogo di «parole molto violente» significa, di fatto, sminuire la voce di chi non ha altri strumenti.

Conclusione: L’Amore Non è una Politica.

Nessuno mette in dubbio l’amore del sindaco Giannetti per Terracina. Quel sentimento appare genuino. Ma l’amore non è un programma amministrativo, e il campanilismo non è un bilancio. Una città ha bisogno di strade percorribili, di spiagge curate, di monumenti aperti e valorizzati, di servizi funzionanti. Ha bisogno di risposte, non di liriche.

Terracina merita di essere difesa. Ma merita soprattutto di essere governata bene. E per farlo, occorre prima avere il coraggio di guardare in faccia le proprie responsabilità — senza nascondersi dietro la bellezza di un tramonto sul Cappello del Prete. (Everardo Longarini)

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