La vicenda del Maria Maddalena — storico traghetto, veterano dei mari pontini, protagonista involontario di più polemiche di quante ne abbia affrontate tempeste — ha tenuto banco ieri come oggi nei bar, nei salotti e nelle chat di famiglia di tutta Terracina. Giornali, televisioni, social network e probabilmente anche il gruppo WhatsApp delle nonne del rione porto ne hanno discusso animatamente.
La politica locale, con la grazia e la discrezione tipica di chi vuole esserci senza sembrare di esserci troppo, ha timidamente fatto capolino nella storia del leggendario “blocco navale” alla foce del porto traianeo — offrendo alla Guardia Costiera quel prezioso supporto che potremmo definire… psico-sociologico. Sostanzialmente: esserci per la foto.
Ma in mezzo a tanta folla di spettatori, un uomo ha fatto la differenza. Un uomo solo, con le maniche rimboccate e la schiena dritta. Parliamo di Mario Iannarilli, politico doc di Terracina, tessera del partito “Fatti ma non Pugnette” — motto che, c’è poco da aggiungere, parla da solo.
Mario, in ben due occasioni immortalate per i posteri da scatti fotografici di cristallina evidenza, ha messo letteralmente le mani in pasta — anzi, nelle cime, nei parabordi, e nell’acqua del porto — per contribuire in modo fattivo, concreto e tangibile a liberare la città dall’ingombrante presenza del traghetto incagliato nei sogni e nelle logistiche terracinesi.
Ché Mario non cerca gloria effimera, sia chiaro. Non è tipo da palco. Mario è tipo da banchina, da vento in faccia, da “io ci sono e lo dimostro coi fatti”. E con quella caparbietà tutta sua — fisica, morale e probabilmente anche metafisica — ha dimostrato che gli “scogli” della vita, anche quelli più ostici, si superano con la forza e l’amore per la propria città.
Grazie Mario. Terracina ti deve almeno un caffè. E probabilmente anche qualcosa di più. (e)
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