Nessuna polemica, solo i fatti. Perché a volte basta andare di persona sui luoghi per capire quello che le parole faticano a restituire.
È quanto abbiamo fatto un sabato mattina di inizio maggio, seguendo alcune famiglie che portavano i loro figli a giocare su un campetto in tartan praticamente abbandonato, nei pressi del campo B del complesso sportivo San Martino B, in via Ceccaccio. Quello che doveva essere, nelle intenzioni, parte della “Cittadella dello Sport” di Terracina.
Quello che si trova oggi, invece, racconta una storia ben diversa.
L’impianto — che insieme al campo Colavolpe ha assorbito nel tempo milioni di euro di denaro pubblico, tra fondi comunali e risorse nazionali — versa in condizioni che sarebbe eufemistico definire precarie. Un luogo che ha smesso da tempo di essere spazio di aggregazione e pratica sportiva per diventare, nei fatti, una zona di abbandono.
Nel tentativo di ricostruire la vicenda, abbiamo ripercorso la storia documentale del centro sportivo di via Ceccaccio — passaggi amministrativi, delibere, atti formali — raccontata in altra sede. Ma è il sopralluogo diretto a restituire la misura reale di quanto accade: immagini e testimonianze che parlano più di qualsiasi carta.
Una struttura costata cara ai contribuenti di Terracina e d’Italia. Troppo cara, per quello che è rimasto. (e.l.)
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