martedì 15 Settembre 2026,

Primo Piano

Ξ Commenta la notizia

Terracina. Il Genio del Ponte: Cronaca di un’Epopea Municipale

scritto da Redazione
Terracina. Il Genio del Ponte: Cronaca di un’Epopea Municipale

C’era una volta, sul Quarto Ponte del porto canale di Terracina, una tavolata di legno che di reggere non ne voleva più sapere. Anni di interventi, di mani sapienti, di promesse di normalizzazione, e il risultato era sempre lo stesso: un pavimento che scricchiolava come la coscienza di un amministratore in campagna elettorale.

Il problema, va detto, era serio: la gente rischiava di finire a mollo nel canale, il che è comprensibilmente sconsigliabile, soprattutto se non si è muniti di salvagente o di certificato di nuoto. Serviva una soluzione. Serviva l’ingegno. Serviva, soprattutto, qualcuno capace di pensare fuori dagli schemi — e a Terracina, si sa, di schemi ce ne sono pochi, ma di “fuori” ce n’è in abbondanza.

Ed ecco che, in un lampo di creatività degno di essere tramandato ai posteri, è nata l’idea: una “fettuccia”. Sì, avete letto bene: non un ponte nuovo, non un intervento strutturale, ma una fettuccia. Un sentierino obbligato, stretto quanto basta per sentirsi importanti nell’attraversarlo, delimitato da transenne di un giallo canarino così acceso da poter orientare le navi in caso di nebbia. Corredato, per completezza scenica, di cartelli “lavori in corso” — lavori la cui unica prova visibile è, appunto, la fettuccia stessa.

Un rattoppo. Una via di fuga. Un monumento alla provvisorietà eterna, quella provvisorietà tutta terracinese, per essere precisi — che ha la straordinaria capacità di durare più a lungo delle soluzioni definitive.

E qui sorge spontanea la domanda, quella che si agita nel petto di ogni cittadino che attraversa quello “fettuccia si un legno improbabile” con il fiato sospeso: chi? Chi è stato il cervello dietro cotanta trovata? Fatevi avanti, nome e cognome, che il popolo — quel popolo bue così generoso di applausi immeritati — non vede l’ora di tributarvi la standing ovation che meritate. (everardo longarini)

I commenti non sono chiusi.

Facebook