La seduta di oggi pomeriggio riprende la discussione sul DUP, bloccata da cinque tornate di emendamenti. Ma a pesare sui lavori è anche il presunto vincolo delle ore 21:00, legato ai costi del personale. Una giustificazione che, alla luce dei precedenti, appare difficile da sostenere.
Torna oggi in aula il Consiglio comunale per riprendere l’esame del Documento Unico di Programmazione (DUP), arenato dopo cinque sedute consecutive sotto il peso degli emendamenti presentati dalle forze di opposizione. La convocazione è fissata nel primo pomeriggio.
I lavori procedono a rilento per due ragioni distinte. La prima è di natura politica: la maggioranza e l’amministrazione, anziché entrare nel merito degli emendamenti, si limitano a fare proprie le valutazioni prodotte dagli uffici tecnici. La seconda, più controversa, riguarda i costi del personale: il presunto obbligo di retribuire gli straordinari dei dipendenti impegnati nelle sedute serali sarebbe all’origine del blocco dei lavori oltre le ore 21:00.
Una giustificazione che, tuttavia, non trova riscontro nella prassi consolidata degli ultimi decenni. Mai, in passato, una seduta consiliare è stata interrotta per il rischio di mancato pagamento degli straordinari al personale di segreteria — del sindaco, della presidenza del Consiglio o del segretario generale. E nei casi in cui le risorse economiche scarseggiavano, le ore aggiuntive venivano semplicemente convertite in ferie, con piena soddisfazione dei dipendenti coinvolti.
Vale inoltre la pena ricordare che un Consiglio comunale, una volta avviato, non necessita della presenza dell’intera struttura burocratica. Le figure effettivamente indispensabili sono poche e ben identificabili: il capo di gabinetto della segreteria del sindaco (di nomina fiduciaria e ad personam), una o due posizioni organizzative presso la segreteria del segretario comunale — per le quali l’eventuale straordinario è già compreso negli emolumenti — il responsabile informatico per la gestione dello streaming (in posizione organizzativa), uno o al massimo due tecnici per il servizio audio d’aula, e un agente della Polizia Locale per la sicurezza. Per questi ultimi, come già avvenuto in passato, non sarebbe difficile trovare un accordo per la conversione dello straordinario in riposo compensativo.
A completare il quadro, la chiusura dell’accesso principale del Municipio al termine dell’orario ordinario ridurrebbe ulteriormente il numero di unità di personale coinvolte. Appare quindi arduo individuare, in questo scenario, un costo straordinario tale da giustificare l’interruzione anticipata dei lavori consiliari.
Eppure, nei mesi scorsi, qualche esponente della maggioranza aveva persino evocato l’aumento dei consumi elettrici come possibile problema per i conti dell’ente per il protrarsi dell’orario dei lavori d’aula. Un argomento che difficilmente regge a un esame serio.
È tempo che queste giustificazioni vengano messe da parte. Il Consiglio comunale deve poter lavorare per tutto il tempo necessario, senza vincoli pretestuosi, nell’interesse dei cittadini che ne hanno eletto i componenti. E se ciò non è possibile spieghino le ragioni al cittadini terracinesi le vere motivazioni. (e)
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