Il campo di San Martino B è morto. Non per calamità naturale, non per forza maggiore: è stato ucciso dall’indifferenza sistematica di chi avrebbe avuto il dovere — e i mezzi — per salvarlo.
La Cittadella dello Sport di Terracina che doveva essere il fiore all’occhiello e vanto di ogni amministrazione comunale che si è succeduta nel tempo è oggi un cumulo di rovine. La palazzina degli spogliatoi del San Martino B è diroccata, il terreno di gioco è abbandonato, le aree adiacenti versano in uno stato di degrado che fa vergogna. Chi ci va di persona non prova nostalgia: prova rabbia.
Alla vigilia dell’approvazione del bilancio consuntivo, emergono che nell’Avanzo Libero risulterebbero disponibili circa 6,6 milioni di euro. Fondi che potrebbero essere immediatamente impegnati per restituire dignità al San Martino B.
Il San Martino B non è un caso isolato. È la norma.
La piscina comunale non è mai nata: resta cemento abbandonato al sole. Lo stadio Calovalpe — che porta il nome di uno dei protagonisti più autentici della storia del calcio terracinese, un uomo che ha dedicato l’intera vita ai giovani calciatori della città — sopravvive a stento.
Il San Martino B può ancora essere salvato. I soldi, a quanto pare, ci sono. Quello che manca è una classe dirigente all’altezza del compito. E questo, purtroppo, non si trova in nessun bilancio consuntivo.
Possibile che la politica abbia un cuore più duro del cemento che lascia marcire?(e.l.)
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