lunedì 16 Febbraio 2026,

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Terracina, Colavolpe e San Martino B: impianti allo sbando da 15 anni. Lo sfogo del vice presidente del Terracina Calcio: “Una situazione vergognosa”. Bagni inagibili, infiltrazioni e campo pericoloso. E il Comune chiede l’affitto

scritto da Redazione
Terracina, Colavolpe e San Martino B: impianti allo sbando da 15 anni. Lo sfogo del vice presidente del Terracina Calcio: “Una situazione vergognosa”. Bagni inagibili, infiltrazioni e campo pericoloso. E il Comune chiede l’affitto

“Questo è quello che ci avete consegnato: senza campo, senza spogliatoio, senza segreteria, senza acqua, senza bagni. Una situazione vergognosa, al limite della decenza umana. E visto che avete avuto il coraggio di chiedere l’affitto dopo tutti i sacrifici fatti, è ora che qualcuno inizi a dare risposte nelle sedi opportune”.

Non usa mezzi termini Federico Montebugnoli, vice presidente del Terracina Calcio 1925, nel denunciare pubblicamente lo stato degli impianti sportivi che la società è costretta a utilizzare. Una situazione che, dopo quindici anni di incuria e disinteresse delle amministrazioni che si sono succedute alla guida della città, continua a precipitare senza che nessuno intervenga.

Il degrado di Colavolpe e San Martino.

Il complesso sportivo di San Martino, che comprende lo stadio Colavolpe e il campo B, versa in condizioni al limite dell’indecenza. Bagni e docce fatiscenti, infiltrazioni d’acqua dal tetto e dalle pareti che rendono gli spogliatoi inutilizzabili, terreno di gioco pericoloso per l’incolumità dei calciatori.

Una situazione drammatica che nemmeno i tentativi di sistemazione dello scorso anno – realizzati a stagione in corso, in pieno inverno, e con soldi pubblici – sono riusciti a migliorare. Il risultato è stato un campo ancora più impraticabile, che ha contribuito alla retrocessione dalla Serie D del Terracina nella stagione del centenario dalla fondazione: un’umiliazione sportiva che ancora brucia.

Infortuni e campi “in prestito”.

Quest’anno la società è costretta a chiedere ospitalità ai comuni limitrofi e persino ai campi parrocchiali, pur di evitare che i propri tesserati continuino a infortunarsi su un terreno inadeguato. Dall’inizio della stagione, infatti, diversi giocatori hanno riportato lesioni anche gravi proprio a causa delle condizioni del manto erboso.

Il paradosso: il Comune chiede l’affitto.

Come se non bastasse, l’amministrazione comunale ha avuto il coraggio di richiedere il pagamento del canone annuale di “affitto” per l’utilizzo degli impianti. Una pretesa che ha fatto esplodere la rabbia dei dirigenti del Terracina Calcio, costretti a investire risorse proprie per mantenere viva la tradizione calcistica cittadina.

La burocrazia comunale, “notoriamente cieca e sorda a ogni richiamo alla realtà”, non sembra fare sconti: i responsabili dell’ente pretendono il “giusto pagamento” nonostante le strutture siano di fatto inutilizzabili.

Quindici anni di immobilismo politico.

Nonostante le denunce pubbliche e gli appelli lanciati negli anni, l’assessorato allo sport, la giunta e il sindaco non hanno mai risolto la questione. Quella che dovrebbe essere la casa del calcio terracinese e dello sport in senso lato è diventata un incubo domenicale per giocatori, dirigenti e tifosi – locali e ospiti – costretti a fare i conti con strutture indegne di una città civile.

Un fallimento gestionale e politico che dura da tre lustri e che nessuna amministrazione ha avuto la volontà o la capacità di risolvere. Con buona pace di chi, ancora oggi, ci mette la faccia e il portafoglio per tenere in vita una gloriosa tradizione sportiva centenaria.

e.

*Se abbiamo scritto qualcosa di inesatto siamo pronti alla rettifica.

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