Una stagione segnata da un campo e uno stadio quasi impraticabile, ritardi nella costruzione della rosa e il sogno del settore giovanile rimasto nel cassetto. I biancocelesti cedono ancora al Tivoli, undici reti incassate tra andata e ritorno.
C’è un’immagine che sintetizza meglio di ogni statistica questa travagliata stagione del Terracina Calcio 1925: il campo del San Martino B, quella che doveva essere la casa del club e del suo progetto giovanile, ridotto da anni a un campo di patate. Da lì è partita, o meglio non è mai davvero partita, l’avventura biancoceleste 2025/26.
L’indisponibilità dell’impianto ha compromesso alla radice i piani societari: saltata la possibilità di avviare un settore giovanile strutturato, sepolta ancora una volta l’idea di una scuola calcio che potesse rappresentare un bacino di crescita e identità per il territorio. Quello che il presidente David Franco e il suo vice Montebugnoli avevano immaginato come punto di partenza si è rivelato il primo, doloroso punto di arrivo.
“Undici reti incassate in due partite contro il Tivoli: la bestia nera di un’annata che ha messo a nudo tutti i limiti strutturali di una società costretta a sopravvivere.”
A rendere ancora più amaro il quadro, la partenza ritardata nella composizione della rosa: senza un campo su cui lavorare, costruire una squadra è diventato un esercizio di volontà più che di programmazione. Il tutto in assenza quasi totale di sponsor di rilievo e nel silenzio assordante dell’amministrazione comunale di Terracina, che ha osservato senza intervenire il lento affossarsi di una realtà calcistica storica della città.
In questo contesto, il sacrificio economico personale del presidente Franco e del vicepresidente Montebugnoli assume i contorni di un atto di fede. Risorse proprie, senza reti di sicurezza, a tenere in piedi una società che il territorio sembra non voler supportare nelle sedi che contano.
Sul campo, la penultima giornata ha restituito l’immagine più fedele di questa stagione. Al Colavolpe il Tivoli — squadra vera, in corsa per i play off — non ha avuto avversari. La formazione di Pernarella non è mai stata in partita, neanche nel breve momento in cui sul 2-0 ha accorciato le distanze con un guizzo di orgoglio. Il finale di 5-1 non ammette attenuanti né scusanti: tanta era la differenza di caratura tecnica tra le due formazioni.
Con undici reti subite complessivamente tra andata e ritorno, il Tivoli è diventato la bestia nera dei biancocelesti, specchio fedele di un girone di ritorno in cui la squadra di via Ceccaccio ha guardato da vicino, e a lungo, il baratro della retrocessione.
Resta un’ultima tappa prima del bilancio definitivo: domenica prossima a Sezze, che sopravanza il Terracina di sei punti in classifica. Solo a quel punto il presidente Franco potrà sedersi a rivedere i piani, pesare i conti e decidere se — e come — ripartire. Con la speranza, questa volta, che qualcuno attorno a lui decida finalmente di fare la propria parte. (e)
I commenti non sono chiusi.