Lo stadio Colavolpe e l’intero complesso sportivo di San Martino rappresentano ormai una ferita aperta per la città. Nonostante i finanziamenti disponibili e gli annunci ripetuti, le strutture versano in uno stato di abbandono che danneggia non solo il Terracina Calcio 1925, ma l’immagine dell’intera comunità.
La questione ha superato da tempo i confini della cronaca sportiva per diventare un caso politico-amministrativo. Il presidente della società calcistica conosce bene le difficoltà: gestire una squadra di Eccellenza – fino a pochi mesi fa in Serie D – con strutture inadeguate rappresenta un peso economico e organizzativo insostenibile.
Il complesso di San Martino include lo stadio Colavolpe con i relativi spogliatoi e il campo “B”, scomparso nei fatti ma ancora presente nelle mappe catastali. Entrambe le strutture sono abbandonate da anni, in condizioni che suscitano indignazione tra cittadini e addetti ai lavori.
La critica non risparmia nessuno: dall’assessore allo sport e grandi eventi a quello ai lavori pubblici, dal sindaco alla giunta, fino alla maggioranza consiliare e all’opposizione. Tutti sembrano corresponsabili di un’inerzia che dura da troppo tempo.
I fatti sono oggettivi: lo stadio costruito circa quarant’anni fa ancora nel 2026 non dispone di una rete fognaria e idrica adeguata. Un dato che fa riflettere sul livello di inefficienza raggiunto.
Non bastano gli annunci sui lavori appaltati per il sistema idrico e fognario. Non basta nemmeno la disponibilità di circa due milioni di euro stanziati per la ristrutturazione, se questi fondi rimangono congelati senza passare alla fase esecutiva.
La domanda che emerge con forza riguarda l’intera catena di comando: dove sono i dirigenti degli uffici tecnici comunali? Dov’è l’indirizzo politico dell’amministrazione Giannetti? E dove sono le opposizioni consiliari, sempre attente alle problematiche cittadine?
Sulla vicenda del Colavolpe risulta difficile individuare figure esenti da responsabilità. L’unica eccezione pare essere la dirigente Pizzella – non responsabile di dipartimenti tecnici – che suo malgrado ha dovuto richiedere alla società calcistica il canone per l’utilizzo di strutture che, di fatto, non esistono più nella forma dovuta.
Un paradosso amministrativo che sintetizza l’intero disastro: pagare per strutture degradate che nessuno provvede a sistemare nonostante le risorse disponibili.
La comunità terracinese attende risposte concrete, non più annunci. Lo sport locale merita rispetto, e la città merita di non essere messa alla berlina per l’incapacità di completare opere finanziate e programmate.
e.
*Nella foto, c’è ancora chi sventola orgogliosamente il simbolo sportivo e cittadino della Terracina che resiste.
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