C’è un’istantanea che vale più di mille parole. Un gruppo di anziani seduti con anarchica disinvoltura su una panchina, le spalle rivolte alla bimillenaria banchina del porto Traianeo e lo sguardo perso verso la spiaggetta antistante. Un’immagine che avvalora senza possibilità di smentita quell’antico detto popolare: si ritorna sempre dove si è partiti.
Il ritrovo degli ex giovani della spiaggetta aveva la sua sede naturale nei pressi di «calcidoio». Lì c’era una panchina: sobria, un po’ ammaccata, ma carica di significato.
Per anni quella panchina era stata il quartier generale mattutino di questi ex ragazzi, tornati — dopo la pensione — al luogo dove tutto era cominciato. Con il tempo, la seduta aveva ricevuto anche qualche miglioria artigianale: strati di cartone opportunamente sovrapposti, escogitati con la stessa inventiva pratica che aveva sempre contraddistinto quella generazione. Nessun architetto, nessuna delibera comunale: bastava un po’ di cartone e la compagnia giusta.
Poi, da un giorno all’altro, la panchina è sparita. Nessun avviso, nessuna spiegazione, nessun cartello. Solo un’assenza improvvisa e incomprensibile, che ha lasciato i pensionati della spiaggetta come orfani di qualcosa che non era soltanto un pezzo di metallo, ma un punto fermo della loro quotidianità — quasi un familiare portato via di nascosto verso quel luogo senza ritorno.
Da allora, il mattino alla spiaggetta ha un sapore diverso. E gli ignoti responsabili della sparizione continuano a ricevere, puntualmente e a voce alta, la solidarietà colorita di chi quella panchina la rimpiange ogni giorno. (e.l.)
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