I dati allarmanti che emergono dalle ultime ricerche sulla sanità italiana – 13,6 milioni di rinunce alle cure, 2,6 milioni di migranti sanitari, 1,7 milioni di cittadini costretti a indebitarsi – non sono una fatalità. Sono il risultato diretto e prevedibile di un decennio di scelte politiche mirate a smantellare il Servizio Sanitario Nazionale, trasformandolo da diritto universale in un privilegio per chi può pagare – dichiarano dal Direttivo Nazionale ULS Unione Lavoratori Sanità-.
Noi, lavoratrici e lavoratori della sanità, constatiamo ogni giorno nella nostra attività professionale le cause di questo collasso:
- SOTTOFINANZIAMENTO CRONICO: Con il 6,5% del PIL destinato alla sanità, l’Italia è fanalino di coda in Europa. La Legge di Bilancio 2026-2028, nonostante le retoriche rassicurazioni, conferma questa linea. I 13 miliardi reali in meno stimati da Gimbe sono il buco nero che inghiotte la salute pubblica. Non ci sono alibi: è una scelta politica.
- SVUOTAMENTO DEL PUBBLICO A FAVORE DEL PRIVATO: Mentre il pubblico soffoca, si assiste a un flusso costante di risorse pubbliche verso la sanità privata, che nel 2023-2024 ha incassato oltre 28 miliardi di euro di soldi pubblici (più di un quinto della spesa totale). Si finanzia un sistema parallelo, a bassa complessità e alto guadagno, che “screma” i casi semplici e lucra sui tempi d’attesa che la politica stessa ha creato, lasciando al pubblico il carico della cronicità, delle urgenze e della alta specialità a costi insostenibili.
- EMERGENZA PERSONALE IGNORATA: La manovra ignora del tutto l’emergenza senza precedenti di organico: 35.000 medici e 65.000 infermieri mancanti. Ogni posto vuoto è un servizio negato, una lista d’attesa che si allunga, un carico di lavoro insostenibile per chi resta. Dopo le promesse fatte durante la pandemia, ci si aspettava un piano straordinario di assunzioni e il riconoscimento del nostro lavoro. Invece, silenzio.
- INGIUSTIZIA FISCALE E DISUGUAGLIANZA TERRITORIALE: Un sistema iniquo, dove l’evasione fiscale tocca i 100 miliardi l’anno e solo 6,4 milioni di contribuenti sostengono realmente il gettito, non può finanziare un welfare solido. L’autonomia differenziata in sanità, avviata nel 2009 e proseguita da governi di ogni colore, istituzionalizza la disparità tra cittadini di serie A e di serie B, rendendo il “luogo di nascita” un fattore di vita o di morte. È l’antitesi dell’Articolo 32 della Costituzione.
- SCELTE DI PRIORITÀ SCANDALOSE: Mentre si promette “austerità per tutti” e si tagliano risorse per la salute, si prevede di raddoppiare gli investimenti in armi entro il 2027. Soldi sottratti alla sanità, alla scuola, al welfare. Chiediamo: qual è la vera priorità per la sicurezza dei cittadini? I carri armi o gli ospedali funzionanti?
Per tutto questo, Anna Rita Amato e Antonino Gentile membri del Direttivo Nazionale ULS chiedono con forza:
- UN PIANO STRAORDINARIO DI ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO per coprire immediatamente i 100.000 posti di medici e infermieri mancanti, con contratti dignitosi e salari adeguati alla responsabilità e alla usura del lavoro.
- L’AUMENTO DELLA DOTAZIONE DEL SSR ALMENO AL 7,5% DEL PIL nel triennio 2026-2028, con risorse certe e vincolate, per ridurre le liste d’attesa e potenziare la medicina territoriale e la prevenzione.
- LO STOP AL DEFLUSSO DI RISORSE PUBBLICHE VERSO IL PRIVATO ACCREDITATO. Le risorse devono essere impiegate per potenziare le strutture pubbliche, unico garante del principio di universalità e equità.
- UNA LEGGE NAZIONALE CONTRO LE DISUGUAGLIANZE TERRITORIALI che blocchi l’autonomia differenziata in sanità e garantisca Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) omogenei su tutto il territorio nazionale.
- UNA CAMPAGNA DI LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE con obiettivi stringenti, i cui proventi siano interamente destinati al finanziamento del SSN, della scuola e del welfare.
Non accetteremo più che il sacrificio dei cittadini e l’usura del personale siano la variabile di aggiustamento di bilanci distorti da scelte politiche miopi e ingiuste. La sanità pubblica, universale e solidale, non è un costo. È un pilastro della democrazia e della civiltà di un Paese. Noi, lavoratori e lavoratrici, siamo pronti a mobilitarci in sua difesa, insieme ai cittadini, perché salvare il SSN significa salvare il futuro di tutti – concludono i sindacalisti-.
Il Direttivo Nazionale ULS
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