giovedì 14 novembre 2019,
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Roma – Piazza San Giovanni. Cetrone: le cose che avrei detto dal palco …

scritto da Redazione
Roma – Piazza San Giovanni. Cetrone: le cose che avrei detto dal palco …

Il ritorno, oggi, in Piazza San Giovanni di tutti noi che ci riconosciamo nella politica del centro destra, è un altro momento importante per ricompattare le fila e fare fronte comune contro un governo “abusivo”, che pretende di comandare in nome del popolo italiano, ma è palesemente ispirato alla sola occupazione del potere.

Sappiamo tutti che è così, come abbiamo coscienza, noi che viviamo nel Lazio, che c’è un altro governo anatra “zoppa”, divenuto nel tempo fotocopia di quello nazionale, oggi targato PD – 5Stelle.

Parliamo della giunta regionale guidata dal presidente e segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che amministra maldestramente e contro gli interessi veri dei cittadini laziali.

A beneficio dei tanti amici che sono presenti oggi in questa piazza, basterà ricordare il percorso honoris causa del presidente Zingaretti, tutto dedito alla politica come mestiere.

Nicola è stato segretario della Sinistra giovanile, eurodeputato, presidente di provincia e di regione, nella sua trentennale gavetta nelle file del Pci-Pds-Ds-Pd ha sempre ricoperto ruoli molto importanti ma mai decisivi, almeno fino ad oggi.

Per centrare meglio il tema, governo della Regione Lazio, e svilupparlo sul fronte sanitario, ricordo che la vittoria ultima di Zingaretti è stata sufficiente per propagandare il mito “di primo e unico presidente del Lazio ad aver ottenuto la rielezione”.

 Con tale asserzione sembrerebbe di trovarsi di fronte a un fenomeno della sinistra più dura e pura, o come preferisce definirla LUI, “plurale ed inclusiva”.

Ma la realtà dei fatti, invece, ci pone davanti a un uomo dalle molteplici ombre.

 Il malgoverno della sanità in Regione Lazio come atto di accusa ad una politica inconcludente.

Per le questioni della sanità pubblica laziale, ho un particolare occhio di riguardo, iniziato con la mia avventura politica in consiglio regionale.

La ritengo da sempre una buona battaglia, perché è a sostegno di migliaia di cittadini che vivono sulla loro pelle le disavventure di un comparto, che dopo anni di gestione del presidente – segretario, è quasi rimasto fermo ai blocchi di partenza.

Una responsabilità, dicevo, finalizzata quanto più possibile a lenire i disagi di un popolo in marcia verso regioni più virtuose: come una sorta di viaggio della speranza che costa milioni di euro al contribuente laziale.

Per meglio inquadrare la problematica, cito alcuni dati significativi estratti dal Rapporto Oasi dell’Università Bocconi, che valuta la sanità nel Lazio tra le peggiori d’Italia.

Peggiore riguardo alla riduzione del personale pari al 14%, per la diminuzione di 3600 posti letto negli ultimi anni, perché nonostante gli evanescenti sforzi, l’intero sistema continua a fare acqua da tutte le parti.

Per bilanciare i conti e la qualità dei servizi offerti non è stato sufficiente neanche portare l’aliquota regionale Irpef, per i redditi più elevati al 3,33 (la più alta d’Italia), per uscire realmente dal commissariamento.

Se i cittadini della Capitale d’Italia pretendono, giustamente, una sanità che soddisfi i loro bisogni, le province hanno una situazione forse eguale a quella del 4 Mondo, con i cittadini  che fanno richieste pressanti affinchè si innalzi il livello d’efficienza di tutte le strutture ospedaliere presenti sul territorio.

Qualche anno fa si sperava in un’inversione di tendenza, anche in virtù dell’annunciata uscita dalla fase di commissariamento, invece si è rimasti sconsolatamente nella fase emergenziale, con gli ospedali depotenziati e i servizi spesso erogati per il solo senso della responsabilità e professionalità di medici, paramedici e tecnici.

Nelle province e soprattutto in quella di Latina, della quale conosco bene gli accadimenti, è reale la percezione negativa dei cittadini sui servizi o per meglio dire sulla spesso squalificata offerta delle prestazioni, fatte salve  alcune punte di eccellenza.

Ma si sa una rondine non fa primavera, soprattutto nel  firmamento della sanità pubblica pontina.

Se i servizi sanitari, i cittadini pontini li raggiungono con difficoltà e spesso per niente, altro capitolo su cui puntare l’attenzione è il completo sbandamento in cui vivono il pronto soccorso, che ormai ha consolidato la nomea di veri e propri “gironi danteschi”, con ore e ore di attesa del paziente sbattuto, se va bene, su una barella delle ambulanze che lo hanno condotto in ospedale e che giocoforza rimangono bloccate nell’attesa della restituzione del prezioso strumento.

Il tutto per una provincia lunga oltre 120 chilometri che d’estate accolgono decine di migliaia di turisti.

Racconto questo perché la gestione di segmenti importanti della società laziale passa per le mani di soggetti politici che negli anni si sono rivelati incapaci di esercitare il ruolo di amministratori pubblici produttivi per gli interessi primari dei cittadini.

E ora, costoro, hanno addirittura la pretesa di tirare le fila della politica e dell’amministrazione nazionale.

Per queste ragioni e senza falsa modestia siamo in grado di indicare al presidente – segretario, e lo stiamo facendo da tempo, le priorità indispensabili per far funzionare al meglio le strutture ospedaliere di Terracina, Fondi, Formia, ad esempio, passando attraverso il potenziando dei pronto soccorso per assicurare urgenze ed emergenze di ogni ordine e grado, garantendo l’attività del day surgery multidisciplinare, rafforzando l’area chirurgica, rendendo operativi h24 i laboratori di analisi e radiologici, potenziando i reparti di endoscopia, gastroscopia e colonscopia.

Tanto per cominciare!

Questi dati di fatto, però, non abbattono la propaganda del Presidente – Segretario Zingaretti, che soltando qualche giorno fa dichiarava in Consiglio regionale: “Non esiste risanamento senza considerare i bisogni delle persone”, secondo il quale “occorre voltare pagina”, uscendo dal blocco del turn over.

La Regione Lazio si farà promotrice di un’iniziativa istituzionale su questo e vigilerà perché sia scongiurata un’ulteriore mannaia sulle spese sanitarie a livello governativo.

Il presidente della Regione Lazio ha parlato anche di crescita della qualità delle cure dal 2014. Una stagione nuova per la sanità laziale, con apertura di strutture (ospedali e case della salute, l’ultima al Tuscolano).

Ora c’è la possibilità di fare assunzioni e un piano per il rinnovamento delle strutture.

Nel 2019, prima volta dopo anni, verrà sostituito tutto il personale in uscita”.

Queste dichiarazioni cozzano però con la dura realtà dei fatti.

E’ di questi giorni la notizia che il centro senologia di Palazzo Baleani, sede distaccata del Policlinico Umberto I, luogo di vera eccellenza della sanità romana starebbe per chiudere i battenti, in barba alla tanto sbandierata apertura di centri di medicina territoriale tesi a risolvere il sovraffollamento degli ospedali.

Il centro di Palazzo Baleani da trent’anni sostiene le donne con gravi problematiche al seno, con un servizio veloce, senza le interminabili file al Cup o a causa delle liste di prenotazione bloccate.

Perché un tumore se ne frega della burocrazia e dei suoi dilatatissimi tempi.

Nelle ultime ore, dietro plateali e legittime proteste degli utenti del centro e di una moltitudine di cittadini, pare che l’assessore D’Amato, con un salto triplo carpiato all’indietro, specialità della casa regionale, stia facendo marcia indietro, accusando gli organi di stampa di aver prodotto sulla vicenda una fake news.

Rimane in ogni modo un chiaro esempio come Zingaretti e la sua giunta tentano di cancellare per disegni gestionali imperscrutabili  patrimoni di professionalità, competenze e diritto alla salute.

A proposito del menzionato servizio Cup regionale, registriamo l’ennesima cappellata del Governatore – Segretario.

Nel cambio appalto per la gestione dei CUP, circa 2000 lavoratori si sono visti decurtare il già magro compenso salariale per un ribasso d’asta fuori da ogni logica: non di mercato, ma umana.

Si pensi che questi lavoratori con uno stipendio medio di 1.000 euro il mese, se lo vedano decurtato del 18,64%, l’equivalente per un full – time a 301 euro della retribuzione tabellare.

Per tutti, poi c’è il taglio degli scatti di anzianità, che solo transitoriamente saranno erogati.

Vi pare questo un percorso virtuoso nella gestione degli affari della pubblica amministrazione?

E giacché ci siamo e a noi non serve la propaganda, facciamo due conti sullo stato di salute e dei servizi offerti dalla sanità zingarettiana.

Realistico e allo stesso tempo drammatico, per i cittadini, il monitoraggio effettuato della stessa Regione Lazio sulle liste di attesa per gli esami diagnostici indifferibili, prenotabili entro 60 giorni dalla richiesta, così come stabilito dalla legge.
La Regione Lazio indica con il bollino rosso 7 esami diagnostici: tac addome, risonanza al cervello, ecografia capo e collo, ecocolordoppler cardiaca ed ecografia all’addome, le cui prenotazioni entro lo standard sono minori del 50% sul totale delle prenotazioni per il periodo selezionato.

La bandierina nera tra le 16 aziende sanitarie ed ospedaliere del Lazio spetta all’Asl Roma 2 con 15 esami su 28 col bollino rosso, di cui 8 prenotabili allo “0,0%”.

Seguono, con mesto pede, l’Asl Roma 4 con 6 prestazioni azzerate e l’Asl Latina con 4.

In quasi tutte le aziende ospedaliere laziali, invece, il taglio delle prenotazioni degli esami indifferibili avviene direttamente alla base, con una pesante decurtazione delle liste delle prenotazioni erogabili di 6 su 29.

Infatti, 3 risultano aperte al Policlinico Umberto I, come al San Camillo – Forlanini, Ifo e San Giovanni – Addolorata, mentre solo 2 allo Spallanzani.

Al di là delle difficoltà di natura tecnica e operativa del Recup, che ha reso questa estate difficile ai cittadini una qualsivoglia prenotazione, rimane un dato di fatto incontrovertibile: il sistema sanitario pubblico del Lazio continua ad avere criticità che appaiono evidenti e insuperabili nel breve periodo.

C’è da dire che il governo regionale ha negli ultimi tempi prodotto anche qualche discreto intervento per migliorare la situazione, ma l’insieme generale rimane difficile, come la sofferenza organizzativa evidente in tutti o quasi gli ospedali della regione.

Una difficoltà che si palesa per la cronica mancanza di personale medico, paramedico e tecnico, per gli obsoleti strumenti diagnostici, per una politica d’indirizzo e gestione esasperante per il paziente, con le criticità che stanno diventando legenda.

Noi di “Cambiamo” qualche idea per migliorare la somministrazione di sanità pubblica del Lazio l’abbiamo.

Ci stiamo lavorando, accogliendo in un piano fattibile i suggerimenti degli addetti ai lavori.

Alla luce di quanto abbiamo narrato, senza enfasi alcuna, questi della sinistra regionale e nazionale, vi sembrano amministratori e politici che possono gestire il nostro territorio?

Se il vostro giudizio è conforme al nostro, c’è un’unica strada da percorrere: quella del Cambiamento radicale.

CAMBIAMO, e in fretta, questi nefasti personaggi.

”Cambiamo” aggregando uomini e donne che ritengono fondamentale la crescita, lo sviluppo, la meritocrazia.

Da parte mia lavorerò, senza risparmio, affinché questa idea di politica possa rappresentare una scelta importante per tutti i cittadini e soprattutto per le nuove generazioni, che attendono un segno di reale cambiamento da troppo tempo.

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