martedì 02 Marzo 2021,

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Province: su DL riodino pesa la situazione politica

scritto da Redazione
Province: su DL riodino pesa la situazione politica

Le convulsioni politiche degli ultimi giorni minacciano la conversione in legge del decreto di riordino delle Province, arrivata alle battute finali in Senato e sulla quale il Pdl ha deciso di porre in aula la pregiudiziale di incostituzionalità, secondo quanto reso noto all’ANSA da uno dei due relatori del provvedimento, Filippo Saltamartini. Intanto, mentre il ministro della Pubblica Amministrazione, Filippo Patroni Griffi, esorta il Senato a non inseguire “istanze localistiche“, i sindaci coinvolti nella riforma hanno deciso di manifestare davanti al Senato l’11 dicembre a difesa dei loro territori.  Se da una parte, dunque, il lavoro di “limatura” dei due relatori della legge (oltre al pidiellino Saltamartini c’é Enzo Bianco del Pd) è andato avanti – ieri hanno depositato in Commissione affari costituzionali alcune modifiche, tra cui lo “spacchettamento” in due di quella che inizialmente doveva essere una maxiprovincia Livorno-Lucca-Massa-Pisa – l’intero provvedimento, fortemente voluto dal Governo Monti, rischia di saltare se mercoledì, in aula, la pregiudiziale di incostituzionalità del Pdl fosse approvata  Ma l’ultima parola non è detta: “bisogna aspettare mercoledì – è l’articolato ragionamento di Saltamartini – perché all’interno della pregiudiziale bisogna capire se la costituzionalità della riforma delle Province passa tramite la Consulta o se a decidere saremo noi in Parlamento. Potremmo decidere o di bocciare decreto legge, oppure di farlo passare in attesa della pronuncia della Corte costituzionale” la quale, ha ricordato, dovrà esprimersi sul ricorso presentato dalle Regioni (contro il decreto Salva Italia del 4 dicembre scorso che all’articolo 23 ha di fatto ‘svuotato’ le competenze delle Province e ne ha modificato il sistema elettorale, ndr). “Valuteremo se mettere la pregiudiziale al voto o meno – ha aggiunto Saltamartini – insomma la poniamo ma potremmo rinunciare al voto. E’ un’opzione. Che dipende dalla ricaduta che la bocciatura del decreto avrebbe sul piano politico”  Una valutazione, dunque, meramente politica e che terrà conto dell’evoluzione della situazione da qui al 12 dicembre. Intanto, però, nel merito del provvedimento, il lavoro della Commissione è andato avanti e proseguirà fino a lunedì prossimo, quando è previsto il voto.
Tra le modifiche licenziate ieri dai relatori, c’é lo scorporo del maxiente costituito da Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara che si dividono in Provincia di Pisa-Livorno da una parte e Provincia di Lucca-Massa Carrara dall’altra. E’ anche previsto che i consigli provinciali siano composti da 20 consiglieri nelle province con popolazione superiore a 700 mila abitanti, da 18 nelle province superiori a 300 mila abitanti e 16 consiglieri nelle altre. C’é un rafforzamento del ruolo di Anci (associazione dei Comuni) e Upi (Unione delle province). E poi c’é la questione del mantenimento delle prefetture e delle questure nelle regioni più colpite dalla criminalità organizzata, dove si prevede di tener conto “dell’esigenza  di un presidio diffuso nel territorio al fine di garantire la funzionalità delle prefetture e delle questure e delle autorità di pubblica sicurezza“.

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