Quarta puntata dell’inchiesta sul secondo porto regionale del Lazio. L’armatore terracinese punta il dito contro le istituzioni, dai Comuni a Roma fino a Bruxelles.
Il porto di Terracina affonda, e non è solo una metafora. Andrea Addessi, armatore e voce autorevole della marineria locale, torna sul tema con la quarta puntata della nostra inchiesta e questa volta alza decisamente il tiro: le responsabilità della crisi portuale hanno un nome, e quel nome è la politica — soprattutto quella della Regione Lazio.
Da secondo porto regionale a scalo in ginocchio.
Una volta terzo porto del Lazio per traffico e potenziale, lo scalo terracinese versa oggi in condizioni difficili che compromettono seriamente le attività di trasporto merci, merci pericolose e passeggeri con Ponza e Ventotene. Un declino che Addessi non esita a ricondurre a scelte — o meglio, alla sistematica assenza di scelte — da parte delle amministrazioni locali, della Regione Lazio e delle istituzioni comunitarie.
La barra sabbiosa: soldi pubblici per un’emergenza annunciata.
Nel frattempo, la barra sabbiosa che ostacola l’accesso al porto dovrebbe essere rimossa a breve — con fondi dei contribuenti terracinesi e in regime di somma urgenza. Un intervento tampone che non risolve il problema strutturale e che rischia di rappresentare l’ennesima toppa su una ferita che richiederebbe un intervento chirurgico ben più profondo.
Stallo “inconcepibile e inaccettabile”.
Le prospettive di un riassetto organico delle infrastrutture portuali e dei servizi restano, secondo Addessi, avvolte in una nebbia di tenace immobilismo. Uno stallo che l’armatore definisce senza mezzi termini “inconcepibile e inaccettabile”, in un momento in cui altri scali del Mediterraneo avanzano e Terracina arranca. (e)
L’intervista la potete seguire sulla pagina facebook “terracina città”.
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