giovedì 11 Giugno 2026,

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PONTINA, LA STRADA CHE NON PERDONA Simone Lauretti, 37 anni, è l’ennesima vittima di un’arteria che da anni attende risposte. Tra velocità, infrastrutture inadeguate e promesse disattese, il dramma di una strada che non smette di uccidere.

scritto da Redazione
PONTINA, LA STRADA CHE NON PERDONA Simone Lauretti, 37 anni, è l’ennesima vittima di un’arteria che da anni attende risposte. Tra velocità, infrastrutture inadeguate e promesse disattese, il dramma di una strada che non smette di uccidere.

La SS 148 Pontina torna a fare notizia. Ancora un nome, ancora un volto, ancora una vita spezzata sull’asfalto di una delle strade più pericolose del Lazio. Si chiamava Simone Lauretti, aveva 37 anni. La sua morte riapre una ferita che non si è mai davvero rimarginata.

Una strada sotto accusa.

Chi percorre quotidianamente la Pontina la conosce bene: code interminabili, sorpassi azzardati, mezzi pesanti che sfrecciano accanto alle auto, svincoli mal progettati e una carreggiata che da anni non regge il peso di un traffico sempre più intenso. Non si tratta di episodi isolati. Si tratta di una crisi strutturale che va avanti da decenni, documentata da incidenti, feriti e morti che si susseguono con una cadenza che non lascia spazio all’abitudine.

Gli annunci di interventi ci sono stati. Le promesse di messa in sicurezza, anche. Ma la percezione di chi quella strada la vive ogni giorno resta invariata: nei punti davvero critici, poco o nulla è cambiato.

La dinamica dell’impatto.

Le immagini dell’incidente in cui ha perso la vita Simone Lauretti parlano chiaro. La violenza delle deformazioni sui veicoli coinvolti indica un’energia d’urto elevatissima, incompatibile con velocità moderate o con una collisione a bassa intensità. Non si tratta di una conclusione tecnica definitiva — quella spetta agli accertamenti della Polizia Stradale, ai dati delle centraline, alle tracce di frenata — ma l’evidenza visiva è inequivocabile: un impatto di quella portata non avviene per caso.

E qui si tocca il punto più scomodo. Invocare il manto stradale dissestato, la pioggia battente o l’asfalto bagnato come cause uniche è una semplificazione che non regge. Quelle condizioni esistono su molte strade, ogni giorno. Il discrimine è la velocità. A 60 km/h, con pioggia e fondo scivoloso, si rallenta, si frenano le distanze, si gestisce l’emergenza. Al di sopra di quella soglia, ogni variabile diventa potenzialmente letale.

Non un dato statistico.

Simone Lauretti non è un numero in un report. È una persona, con una storia segnata da dolori profondi e da perdite che si sono accumulate nel tempo. La sua morte sulla Pontina non può essere archiviata come l’ennesima voce in un elenco. Merita, come tutte le vittime di questa strada, una risposta concreta.

La domanda che si ripete ogni volta che la Pontina torna in cronaca è sempre la stessa: quanto ancora deve succedere prima che si intervenga davvero? Finché quella risposta resterà sospesa, i nomi continueranno ad aggiungersi alla lista. (e.c.)

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