C’è un equivoco che da anni accompagna il dibattito pubblico terracinese, e più in generale quello di tanti piccoli e medi Comuni italiani: la confusione, spesso alimentata in buona fede e qualche volta in malafede, tra chi decide l’indirizzo politico e chi materialmente lo trasforma in atti, cantieri, servizi.
Vale la pena, oggi, spendere due righe per fare chiarezza, non per assolvere nessuno né per scagionare alcuno dalle proprie responsabilità, ma perché un cittadino informato è un cittadino che può giudicare con cognizione di causa, invece di scaricare indistintamente ogni malumore sul primo bersaglio a portata di mano.
La macchina amministrativa di un Comune funziona, almeno sulla carta, secondo un principio semplice quanto spesso disatteso nella percezione comune: la politica delibera l’indirizzo, la dirigenza lo attua. Sindaco, giunta e consiglio comunale hanno il compito di stabilire le priorità, votare gli atti di programmazione, destinare le risorse, tracciare la rotta. Da quel momento in poi, però, la palla passa alla struttura tecnica dell’ente: dirigenti, funzionari, uffici, con tutte le loro ramificazioni di risorse umane e strumentali, sono chiamati a tradurre quella volontà politica in procedure, gare, contratti, cantieri, atti concreti.
È un distinguo che la legge disegna con precisione, separando funzioni di governo e funzioni di gestione proprio per evitare commistioni pericolose. Ma è un distinguo che nella percezione quotidiana dei cittadini tende a sfumare, complice anche una comunicazione istituzionale che non sempre aiuta a capire chi risponde di cosa. Il risultato è che un ritardo tecnico, un intoppo burocratico, una gara che si trascina, finiscono quasi sempre per essere imputati genericamente “al Comune” o, peggio, al colore politico che lo amministra, quando la responsabilità di quel singolo passaggio potrebbe risiedere altrove.
Non è un esercizio accademico, questo. Se non si tiene ferma questa distinzione, si finisce impantanati in un cortocircuito comunicativo dove nessuno risponde più di niente, perché tutto si mescola: la politica scarica sulla burocrazia, la burocrazia si nasconde dietro le lentezze imposte dalla politica, e il cittadino resta con l’unica certezza di non aver capito chi dovesse fare cosa.
È in questa cornice che va letta la visita di sabato scorso dell’assessore al demanio Gianluca Corradini a uno dei cantieri destinati all’allestimento delle spiagge libere per i cittadini più svantaggiati. Un sopralluogo che ha suscitato, com’è giusto che sia, l’interesse dei nostri lettori: oltre 19mila visualizzazioni e centinaia di commenti testimoniano quanto il tema sia sentito, specie considerando le difficoltà con cui gli uffici dell’ente sono arrivati ad allestire quegli spazi solo nei primi giorni di luglio, in ritardo rispetto a una stagione balneare già avviata.
Ma proprio alla luce del ragionamento fatto finora, quel gesto va inquadrato per quello che è: un atto di responsabilità politica, non una operazione di immagine o, tantomeno, di speculazione elettorale. L’assessore competente che va a verificare di persona come la ditta incaricata stia dando attuazione all’indirizzo espresso dalla politica non sta invadendo un campo che non gli appartiene: sta facendo, semmai, esattamente ciò che ci si aspetta da un amministratore che prende sul serio il proprio mandato. Verificare che le decisioni assunte in giunta o in consiglio trovino effettivo riscontro sul territorio non è un’invasione di competenze dirigenziali, è vigilanza politica legittima, ed è bene che i cittadini imparino a riconoscerla come tale.
Chi ci legge con una certa continuità conosce bene la nostra postura nei confronti dell’amministrazione Giannetti, così come di quelle che l’hanno preceduta: una postura critica, a tratti dura, qualche volta sopra le righe, perché il materiale per la critica, purtroppo, non è mai mancato né manca oggi. Fa parte delle regole del gioco democratico: da una parte chi amministra, dall’altra il giornalista che esercita la propria funzione pubblica di informazione.
Proprio per questo, riconoscere quando un atto politico è legittimo e opportuno non è una contraddizione rispetto alla linea critica che portiamo avanti da tempo: è, al contrario, la prova che quella critica non è pregiudiziale, ma di merito. E nel merito, il sopralluogo di un assessore sul proprio settore di competenza, in un momento di evidente difficoltà operativa della macchina comunale, non è materia di sospetto ma dovere di ufficio.
Resta, sullo sfondo, il nodo da cui siamo partiti. La politica ha una sua missione, che è quella di tracciare l’indirizzo e rispettarlo, per quanto il cammino possa essere accidentato. La dirigenza ne ha un’altra, altrettanto impegnativa: lavorare al meglio delle proprie possibilità, superando ogni ostacolo che si frapponga tra la delibera e la sua realizzazione concreta, nell’interesse esclusivo dei cittadini amministrati.
Non si tratta di mettere una croce addosso a qualcuno, né di distribuire pagelle di comodo. Si tratta, più semplicemente, di restituire ai lettori gli strumenti per capire dove finisce la responsabilità di chi decide e dove comincia quella di chi esegue. Solo così la critica, quando arriva, colpisce nel segno. E solo così il riconoscimento, quando è dovuto, non suona come un cedimento. (everardo longarini)
*Nella foto l’assessore al demanio Gianluca Corradini.
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