mercoledì 13 Maggio 2026,

Politica

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Notizie da Roma e Lazio

scritto da Redazione
Notizie da Roma e Lazio

Alla fine, con buona pace di tutti, è stato approvato il rendiconto generale per l’anno di esercizio
2025. Atto necessario ed eneludibile per dare continuità all’azione politica ed amministrativa della
regione. Il dato eclatante, apparentemente, è l’attivo di 322 milioni circa al 31 12 2025. Nel 2024,
sempre con Rocca al timone, l’esercizio della regione si chiudeva con un perentorio
-13.048.513.539,9 euro, non diversamente il 2023, sempre a guida Rocca, presentava un pesante e
rotondo –13.462.101.422,58 raccogliendo in eredità da Zingaretti un non proprio rubicondo
-13.717.591.322,52 maturato nel 2022. Al bando trionfalisimi, sterili ed inopportuni, è evidente il
consolidamento della passività negli anni e il disavanzo, pur conoscendo un flebile miglioramento,
non si è schiodato mai da un allarmante profondo rosso. Segno questo che l’azione programmatica
dei governi regionali succedutisi negli anni è stata blanda, incerta e farraginosa. Il che induce ad
osservare che l’istituto Regione, mal declinato dal titolo V della costituzione, non è l’ente intermedio
capace di garantire omnia welfare e benessere. Ma questa è una vecchia storia e un cavallo di
battaglia di noi socialisti da sempre contrari alla centralità regionale a discapito dei territori, per i
quali chiediamo autonomia decisionale e diretta disponibilità delle risorse. Ciò detto, pongo ai
lettori la domanda dalle cento pistole: come si è passati da un profondo rosso di 13 e passa miliardi
di euro ad un attivo di 320 milioni e spiccioli in un solo anno pur rimanendo inviariate, più o meno,
entrate e uscite ordinarie? Merito dell’amministrazione Rocca che in un anno si è miracolasemente
superata rispetto agli andamenti degli anni precedenti? No, non è così. L’exploit 2025 è frutto solo
di una alchimia politica del governo Meloni che a ottobre 2025 nella conferenza Stato Regione si
impegnava a sobbarcarsi 31 miliardi di debiti contratti da tutte le regioni a statuto ordinario a fronte
di una pluriennale linea di debito regioni-stato, con le regioni a statuto ordinario impegnate a
rifondere quanto stornato con la legge 199/25, dal 2026 fino al 2051. Quindi, lo stato italiano si
accolla 31 miliardi di euro di debito delle regioni a statuto ordinario, quasi tutti di natura sanitaria, e
di questi 31 miliardi il 41% sono debiti della regione Lazio: 13 miliardi (l’Emilia Romagna poco più
di 700 milioni, a voi le riflessioni del caso). C’è da festeggiare? Secondo noi socialisti c’è più da
preoccuparsi perchè poco ci convincono i tempi e le finalità dell’operazione. Per inciso, le regioni
dovranno, per garantire la sostenibilità dell’operazione, continuare a versare allo Stato, fino al 2051,
sottolineo 2051, gli stessi importi delle attuali rate trasformate in contributi alla finanza pubblica.
Che significa questo?
Che il debito lo spostano di capitolo ma rimane totalmente a carico di noi cittadini italiani e che da
oggi al 2051, quindi per 26 anni, lo stesso debito lo verseremo noi
allo stato, con interessi e ricalcoli del caso che, da oggi al 2051, i futuri governi decideranno.
Domanda, fra 25 anni, alla fine della fiera, gli abitanti del Lazio avranno ridato ridato solo 13
miliardi?
Purtroppo, è stata firmata con eccessiva baldanza, una cambiale in bianco per conto di noi cittadini
esponendoci a gravosi carichi fiscali ad oggi non noti, non valutati e tantomeno calcolati. Tutto
questo per mettere alle regioni di generare altro debito, di accedere a linee finanziarie di credito che
produrranno ulteriore deficit al fronte di servizi sempre meno in linea con le risorse spese e con la
incapacità marcata di arginare il divario sempre più evidente tra quello che i territori chiedono e
quello che la regione riconosce. Spiace farlo notare ma, oggi, questo divario è ancora più acuito
dalla forte tensione sociale in essere, gravata da tante vertenze che minano la tenuta e la stabilità
della nostra società, a cui questo governo regionale non sa dare risposta e porre rimedio.
Lorenzo Fiorini Psi

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Fondi Vera incontra la Città”: in Via Enrico Fermi un altro presidio di cura e partecipazione

Andrea Orticelli e Teresa De Angelis hanno trovato in Via Enrico Fermi il loro punto di incontro con la Comunità e in particolare con le amiche e gli amici del Campo Boario, uno dei quartieri più popolosi. Giovedì sera, nonostante la pioggia, abbiamo aperto le porte di questo nuovo spazio in cui ritrovarsi, per conoscersi e confrontarsi. E lo abbiamo fatto con la presenza di residenti e commercianti della zona” racconta Francesco Ciccone, Candidato alla carica di Sindaco per la Coalizione formata da Fondi Vera e Città SiCura.

Lo stesso Ciccone ha approfittato per aderire alla loro Petizione, un’iniziativa molto sentita nel quartiere per chiedere maggiori interventi in tema di sicurezza urbana, pulizia delle strade e decoro, viabilità e spazi di aggregazione. “Prendiamo ufficialmente l’impegno di dare loro le risposte che aspettano da troppo tempo, nell’indifferenza di chi governa da decenni questo territorio” ha commentato il Candidato Sindaco.

Il ciclo di appuntamenti Fondi Vera incontra la Città”, che ha preso il via da qualche settimana, sta toccando tutti i quartieri cittadini, raccogliendo sempre un ottimo riscontro di partecipazione e interesse. In questo caso è coinciso con l’apertura del Comitato Elettorale di due tra i più giovani Candidati delle nostre Liste, Andrea Orticelli e Teresa De Angelis, molto impegnati in ambito sociale, che hanno scelto il Campo Boario come propria base non a caso, bensì per rappresentare un presidio in una zona che ha bisogno di cura.

Il Programma della Coalizione che sostiene Francesco Ciccone presenta una serie di interventi e proposte concrete per il centro urbano, alcune anticipate durante l’incontro. Il prossimo appuntamento tra la gente è previsto per Martedì 5 Maggio alle ore 19, in Via Danimarca al civico 1, con la Lista “Città SiCura” e un evento organizzato da Maria Elena Di Fazio, Candidata al Consiglio Comunale, accompagnata da Francesco Ciccone.

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